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Lo scopo dello yoga


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“Cercate la pace diffonderete l’amore” Massimo Rodolfi

Si racconta che una volta il Signore Buddha, di fronte alla folla in trepida attesa dei suoi insegnamenti, rimase in silenzio e prima di andarsene mostrò un fiore bianco. Prendendo spunto da questo avvenimento mi piace pensare lo yoga come un fiore bianco offerto all’umanità.

Lo yoga si occupa dell’aspetto più affascinante della vita. Da migliaia di anni l’essere umano cerca di conoscere ciò che è celato al suo interno. All’ingresso di alcuni templi greci l’iniziato ai misteri era accolto con la frase: “conosci te stesso”. Il pensiero indiano ha sondato le profondità della coscienza animato dal desiderio di realizzazione. Lo yoga nasce come risposta concreta a questa tensione di liberazione dalla sofferenza. Negli Yoga Sutra sono indicati gli otto stadi per realizzare l’unione della coscienza. Questi aforismi, non molto comprensibili dalla mente razionale, se sperimentati attraverso una pratica di vita possono essere un punto di riferimento per chi aspira alla pace. Gli yogi insegnano che la pacificazione delle forze della coscienza equilibra la percezione. Quando la percezione è stabile la coscienza può integrare ciò che viene vissuto e in questo modo si fonda su se stessa.

“Lo yoga in generale si occupa, attraverso le varie modalità con le quali si è espresso nel corso dei millenni, del problema della disarmonia e della disomogeneità della coscienza. La varietà delle sue pratiche è, in realtà, volta ad un unico obiettivo, quello di realizzare l’unità percettiva ed esperienziale dell’essere umano, cosa che è espressa anche nell’etimo stesso di yoga, che significa per l’appunto unione”. ( M. Rodolfi )

Personalmente mi sono avvicinato allo yoga quando facevo fatica a navigare nelle acque agitate della mia vita. Spesso la spinta nel praticare lo yoga è ammantata da una visione idealistica e alimentata da una aspirazione personalistica tendente alla risoluzione dei problemi. Se la coscienza non è fondata su se stessa, ma si identifica con aspetti superficiali come il corpo, i sentimenti e il pensiero, è destinata a soffrire in quanto non riesce ad integrare le diverse esperienze da cui è attratta. L’identificazione con aspetti transitori della vita genera una continua percezione problematica della vita. Tutto ciò può portare a considerare la risoluzione dei problemi l’obiettivo più importante della vita. Conoscere se stessi non vuol dire solamente occuparsi della propria evoluzione. Lo yogi, essendo sprofondato in se stesso, si riconosce come Essenza.

“Atman in sanscrito designa il vero Sè dell’essere umano, lo spirito assoluto, Brahman, individualizzato nell’uomo. L’individuo però non è generalmente consapevole di questa realtà più profonda e rimane focalizzato sulla superficie della sua coscienza, identificandosi con il corpo, le emozioni, i sentimenti e la mente. Ciò é manifestazione di avidya, l’ignoranza di sé, che é alla base del dolore e della sofferenza. L’uomo infatti soffre solo perché non si riconosce e non si identifica con la sua vera natura, Atman, che si può definire come Sat, Chit, Ananda, essenza, consapevolezza e beatitudine supreme”. ( M. Rodolfi )

La Tradizione insegna che lo scopo dello yoga consiste nell’operare per la trasformazione della massa delle coscienze. L’evoluzione dell’umanità procede per un progressivo allineamento delle coscienze nello stesso modo in cui l’aspirante allo yoga, procedendo verso il Sé, unisce gli aspetti superficiali della coscienza. Siamo parte di questa umanità in cammino che vive delle forti contraddizioni. In questo momento, in cui utilizziamo la tecnologia per comunicare, tante persone stanno soffrendo perché non dispongono neanche dei beni di prima necessità. E’ palese che c’è molto da migliorare ma fino a che non ci riconosceremo l’uno con l’altro la spinta evolutiva non potrà essere perfezionata.

Le parole di Sri Aurobindo, che ci esortano al conseguimento della liberazione, mi sembrano adatte per concludere questa breve compilazione sulle finalità dello yoga:

“Ma se vogliamo trarre il massimo vantaggio dall’occasione che questa vita ci offre, se vogliamo rispondere adeguatamente all’appello ricevuto, non solamente avanzando di qualche passo, ma raggiungendo la meta intravista, è essenziale il dono integrale di se stessi. Il segreto del successo nello yoga risiede nel considerarlo non come uno degli scopi da perseguire nella vita, ma come la vita stessa.”

Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
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