L’inganno di Maya

inganno-di-mayaDall’irreale al Reale.
Dalla tenebra alla Luce.
Dalla morte all’Immortalità.

Questa citazione contiene un concetto fondante di tutta la tradizione letteraria sacra indiana, la cui incontrovertibile autorevolezza è stata ampiamente riconosciuta dal grande filosofo Arthur Schopenhauer. Egli pare ritenesse le Upanishad “l’emanazione della più alta saggezza umana”, la cui lettura influenzò decisamente il suo pensiero.

Questa idea-cardine delle Shruti, rivelate dall’essenza divina e raccolte dai saggi veggenti, riferisce di uno stato ultimo dell’essere, fatto unicamente di beatitudine e bellezza, coincidente con la Realtà Immortale propria del Brahman.

Ma ammette anche una condizione nella quale versa la media dell’umanità caratterizzata da tenebra, sofferenza, conflitto e morte, frutto di illusione, che, per quanto irreale, viene normalmente percepita dagli uomini come reale.

Compito di ciascun uomo è rendersi libero dalla schiavitù di questa percezione limitante e affliggente e conseguire quello stato “naturale” di perfetta pienezza, derivante dalla nostra origine spirituale. E come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare, le Upanishad sono considerate la zattera che può far compiere questo passaggio.

È maya che col suo potere velante, fa misteriosamente apparire le cose diversamente da come sono in Realtà. Per suo effetto gli uomini cadono vittima della propria ignoranza-avidya e si lasciano a lungo irretire dall’apparenza, mera proiezione, ingannevole ombra della fulgida Origine.

Maya, sin dalla nascita ci illude, e come Narciso viene fuorviato dal riflesso della sua immagine sull’acqua, così noi ci identifichiamo con le emanazioni, le guaine della nostra vera natura, ignorando quella luce adamantina propria della scintilla divina che siamo, frammento di eternità.

È come se di norma ci muovessimo nella vita a capo chino, convinti che siamo quel corpo fisico che abitiamo, quegli stati d’animo più o meno perturbanti che ci pervadono, e quei pensieri futili o affliggenti che non di rado compromettono la nostra stabilità… e basta. Non ci diamo la possibilità di alzare lo sguardo al cielo e farci illuminare dal nostro stesso sole, che comunque è sempre lì che brilla!

Proprio come i prigionieri del mito di Platone, viviamo convinti che le ombre della realtà, che ci rimanda la nostra percezione distorcente, sia la Realtà. E proprio come nello stesso mito, la benda calerà dai nostri occhi e avremo la possibilità di scorgere il fulgore del sole, criptato dal velo di maya, solo quando avremo la forza di tagliare le catene e uscire dalla prigione della nostra ignoranza e dalle false convinzioni che essa genera.

Il concetto di maya è molto importante nel vedanta e particolarmente messo a fuoco da Shankara nei suoi commenti alle upanishad e soprattutto nel suo Vivekachudamani. Tuttavia esso non è estraneo alla nostra cultura occidentale e, a parte Platone nel mito della caverna, ne fa riferimento il già citato Schopenhauer. Questi lo fa suo, e parlando del velo di Maya si riferisce all’effetto “illusionante” di cui l’uomo è vittima. Questo velo metafisico ci tiene separati dalla vera essenza della realtà. Solo quando ce ne libereremo la nostra anima uscirà dal letargo conoscitivo, avendo sconfitto l’ignoranza mistificatrice.

Il termine maya ha una etimologia controversa; la parola sanscrita deriva dalla radice ma, che alcuni studiosi hanno accolto nell’accezione di misurare, tracciare i confini. E questo rimanderebbe al potere delimitante del velo di maya nei confronti della Realtà.

Altri si sono orientati verso un altro significato della stessa radice: fare, creare, che allude al processo di manifestazione dell’universo. Qui la maya rappresenta il potere divino mediante il quale Brahman, l’Assoluto, porta in essere la manifestazione, intesse la trama della vita facendo comparire e scomparire le sue stesse creature.

È come se la Realtà assoluta, emanando da sé le sue creature, generasse movimento, un giro di giostra che inganna la nostra visione. La danza di Shiva nel suo eterno fluire crea l’apparenza, il mondo fenomenico appare ai nostri occhi come questa o quell’altra cosa.

Però “Dietro il fenomeno esiste quella Realtà che fenomeno non è, e tale realtà costituisce la Costante senza nascita, tempo, spazio e causalità. Dietro la maya esiste Brahman quale Assoluto e Infinito”, questo afferma Shankara.

Brahman appare alla nostra immaginazione come le mille cose del Tao: oggetto, uomo, stella etc. Ma Brahman è stato, è e sarà sempre identico a se stesso. È la nostra immagine, la nostra percezione che coglie l’apparente e non l’essenza.

È la nostra visione a ravvisare il serpente nella corda. Questa attività immaginativa fallace cesserà quando saremo perfettamente aderenti alla sorgente. Allora effetti e cause coincideranno e noi dimoreremo normalmente nel perfetto samadhi, riconoscendo l’essenza dietro l’apparenza. Ma non ora… Ancora qualche giro di giostra!

Bibliografia
Shankara, Vivekacudamani, a cura di Raphael, Edizioni Asram Vidya, Roma, 1996

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.