Le età del mondo

le-eta-del-mondoEgli dimora in tutte le creature e, ardendo furiosamente, alla fine dei tempi Egli, che è il signore, manda in frantumi tutte le cose create. (Svetasvatara Upanishad)

È lui che quando l’universo è dissolto resta solo, vigilante, ed è poi Lui che (di nuovo) dalle profondità dello spazio risveglia alla vita i puri spiriti. (Maitri Upanishad)

La filosofia dell’Epica indiana e le Upanishad più recenti condividono l’idea di un eterno processo di creazione e distruzione dell’esistente; la Grande Vita è frutto di una periodica dissoluzione e di una nuova creazione dell’universo da parte del Creatore, secondo un impulso evolutivo.

Nella tradizione indù vi sono quattro tempi cosmici: un tempo per la creazione, retto da Brahma; un tempo per la conservazione, governato da Visnu; un tempo per la distruzione, presieduto da Shiva; infine il Quarto Tempo, quello del Brahman nirguna, l’incondizionato, sempre in calma assoluta e in grande silenzio.

In questa visione, evidentemente, l’andamento del tempo non è lineare, ma si basa su una ciclicità che avanza attraverso cicli minori, che si ripetono all’interno di cicli maggiori.

Così si modula la danza del tempo che origina i processi di emanazione-creazione, conservazione-durata e riassorbimento-dissoluzione dell’universo, il tutto per l’alternanza delle tre “persone” della Trimurti, Brahma-Visnu-Shiva. La divina triade altro non è che il triplice aspetto di Isvara, attraverso cui giungono a completo sviluppo le qualità insite nella sua natura.

Il tempo di durata di un mondo, dalla creazione al tramonto, è equivalente ad un giorno di Brahma o kalpa. Un kalpa è perciò un ciclo di tempo che si estende tra due pralaya (dissoluzione cosmica).

L’universo, una volta creato, perdura per un kalpa, dopodiché ritorna in seno al Dio Creatore per essere da Lui nuovamente messo in manifestazione. Ciò è dovuto al fatto che il karma ha bisogno di nuove e ulteriori occasioni per poter gradatamente estinguersi.

Un intero kalpa è costituito da 1000 Mahayuga, o grandi cicli, suddivisi in quattro ere o yuga: Satya o Krita, treta, dvapara, e kali. Complessivamente questi quattro yuga formano un manvantara, o periodo di Manu.

La denominazione degli yuga descrive le caratteristiche di ciascuno di essi, cui corrisponde un determinato livello di coscienza e i relativi comportamenti umani.

  • Il primo è il Kritayuga, che corrisponde all’età dell’oro della mitologia classica. Caratterizzato dalla dedizione alla vita, designa l’età del giocare, del fare con soddisfazione e armonia e gli uomini sono felicemente in contatto con il cosmo. Ha una durata di 4000 anni di Brahma.
  • Nel secondo, il Tretayuga, la vita sulla terra peggiora e perché le virtù si riducono, si affacciano le differenze sociali; l’armonia riflessa dall’esistente si riduce

di un terzo, come dice l’etimologia del nome collegata al numero tre. È l’età dell’argento e dura 3000 anni di Brahma.

  • L’età del bronzo, Dvaparayuga, assiste all’ulteriore decadenza delle virtù, ormai dimezzate rispetta all’età dell’oro (dva significa due); la vita degli uomini si deteriora sempre più per il loro essersi allontanati dalla legge e per questo non sono sostenuti dalle forze del cosmo. La sua durata è di 2000 anni del dio, durante i quali va persa la conoscenza delle origini.
  • Infine vi è l’età delle tenebre, il Kaliyuga, paragonabile all’età del ferro e dura 1000 anni divini. È questa l’età buia nella quale viviamo, iniziata circa 3102 anni prima dell’era cristiana, caratterizzata dalla perdita dei tre quarti dello splendore della prima era, cosa che spiega il degrado, la sofferenza, le guerre e i flagelli vari che stanno schiacciando l’attuale umanità.

Alla fine dei tempi si ha il mahapralaya, la grande dissoluzione: il mondo viene riassorbito in Brahma fino allo schiudersi di un nuovo uovo cosmico.

Un altro modo di rappresentare il tempo considera i kalpa suddivisi in quattordici periodi uguali. Sono i Manvantara o “periodi di Manu” e prendono il nome dai  Manu reggitori. L’attuale è diretto dal settimo Manu, il Vaivasvata, figlio del dio solare Vivasvant.

Bibliografia

Louis Renou, L’induismo, Xenia edizioni, 1994, Milano

Gruppo Kevala, a cura di, Glossario sanscrito, Edizioni Asram Vidya, 1998, Roma

S. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Asram Vidya, 1998, Roma

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.