L’ardente aspirazione

Le grandi verità, quelle che attengono all’Essenza, quelle proferite da grandi esseri o da fonti ad essi risalenti, sono caratterizzate sempre da basilare semplicità: “Ama il prossimo tuo”, “Tu sei Quello”,  “Quando sorge un pensiero contrario allo yoga, sviluppa il pensiero opposto”, “Dall’irreale al Reale, dalle tenebre alla Luce, dalla morte all’Immortalità”.

Frasi essenziali, scarne. Poche parole scolpite in modo indelebile nella memoria della Vita che cavalca il tempo e lo oltrepassa. Ma come spesso succede nelle cose della vita, la linearità è il risultato ultimo di un grande lavoro di fino, che sistematizza tutte le fasi precedenti, è la sintesi cui si perviene dopo accurata e dettagliata analisi, è l’armonia che emerge dal caos solo dopo averlo vissuto, assaporato, “metabolizzato”.

Quei semplici aforismi rimandano in realtà a imprese umane, ardue come le fatiche di Ercole o le gesta dei tanti eroi mitologici. Percorsi lunghi, che abbracciano vite e vite, tutte quelle che occorrono per modellare la coscienza in modo tale da poter realizzare la meta, portando a compimento lo scopo delle nostre esistenze: manifestare l’essenziale natura spirituale del nostro essere.

Tutti gli uomini devono giungere ad essere cellule sane della vita, assolutamente incapaci di nuocere a chicchessia, animati da benevolenza e profondamente consapevoli della fondamentale unità con il tutto.

A ciò ognuno perverrà a suo tempo, a prezzo di laceranti conflitti e tanta sofferenza, causati dall’incoerenza della coscienza sballottata tra due polarità: le persistenti lusinghe della vita materiale e il richiamo dell’anima.

Come sostiene Shankara “Fino a quando l’individuo rivolge l’attenzione a questo corpo che già puzza di cadavere, rimane impuro e subisce gli attacchi dei suoi nemici: nascita, malattia, morte, eccetera. Ma quando egli perviene alla conoscenza di se stesso e si mantiene puro e inalterabile, si libera da tale incompiutezza.

La transizione definitiva da una polarità all’altra, dalla coscienza materiale a quella animica, sancisce il passaggio al Reale, alla Luce e all’Immortalità: è la nascita nel regno dei Cieli o il conseguimento dell’illuminazione, che dir si voglia.

Tutti arriveremo fin là, ma non ora, non subito, ma per gradi. Solo la necessaria maturità di coscienza renderà possibile calcare il Sentiero. Come l’acqua si trasforma in vapore solo a precise e determinate condizioni, così la trasformazione dal sé inferiore al Sé superiore può aver luogo solo in una coscienza umana che sia in grado di operare l’alchimia spirituale.

La liberazione la si consegue solo quando per l’individuo è diventata una necessità talmente urgente da non avere in mente altro.

Questa unità d’intento consente all’aspirante di forgiare gli strumenti che soli possono condurlo sempre più vicino alla meta; è come apporre, uno dopo l’altro, una volta costruiti, i pioli alla scala per il paradiso.

Così, colui che impara a dominare pazientemente e metodicamente gli aspetti inferiori, in modo naturale comincia ad affinare quelle qualità che si addicono al discepolo, in particolare il distacco (da istinti, desideri, emozioni e pensieri, incompatibili con la natura della scintilla divina in noi) e la discriminazione tra il Reale e il non-Reale, tra l’essenza e l’apparenza, lo Spirito e la materia.

Il frutto della spassionatezza è la conoscenza, quello della conoscenza è il distacco dai piaceri sensoriali, il distacco conduce allo svelamento della beatitudine e questa alla pace.” (Shankara)

Sempre Shankara ci dice: “Comprendi o saggio discepolo che la spassionatezza e il discernimento illuminante sono per l’individuo ciò che le ali sono per l’uccello. Se anche una di queste due qualità fa difetto, non si potrà raggiungere la pianta della liberazione arrampicata sulla cima dell’edificio.

Queste ali, comunque, spiccano il volo alla volta della “liberazione arrampicata sulla cima dell’edificio” perché traggono movimento da un motore potente, infallibile: l’intensa aspirazione, la prima e più importante qualificazione di ogni discepolo.

L’aspirante deve saper trovare l’ardire di andare controcorrente, essere in grado di raccogliere tutte le risorse presenti dentro di sé e andare avanti per la sua strada, sempre oltre, indipendentemente da tutto e da tutti, soprattutto a dispetto del giudizio altrui, costi quel che costi.

L’aspirazione, quando arriva ad essere talmente totalizzante da animare tutte le particelle dell’essere, diventa ardore. Allora si trasforma in potente fuoco che brucia con facilità ogni ostacolo e resistenza.

“Quando vengono tagliati tutti i legami che tengono avvinto il cuore, allora il mortale diventa immortale. Per tale fine è l’insegnamento”. (Katha up.)

 

Bibliografia

  • Raphael, Tat tvam asi, Edizioni Asram Vidya, Roma
  • Shankara, Vivekacudamani, Edizioni Asram Vidya, Roma

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.