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L’Advaita Vedanta di Shankara

Soltanto Quello è; ma, di Quello, nulla può essere detto: solo il Silenzio, denso di consapevolezza, può esprimere l’Inesprimibile. Solo in Quello il cuore riposa. A che pro, dunque, parlare di ciò di cui non si può dire niente se non che è? (Shankara)

Quel grande Essere che attraversò la vita umana per un breve lasso di tempo con il nome profetico di Shankara (Benefattore) lasciò, così come doveva essere, tracce indelebili e feconde per l’evoluzione dell’umanità di sempre.

Davvero pregno di grande potenziale dirompente e rivoluzionario, il suo esempio non solo mosse le coscienze di allora, ma tuttora rappresenta un punto focale per quanti sentono il richiamo della profondità del proprio essere e l’urgenza dell’unione con il cuore della Vita; tanto che qualcuno ne ha parlato in questi termini: “Sotto forma di Coscienza onnipervadente Egli vive ancora oggi. Egli, in verità, è il Guru Shankaracharya, che concede la Liberazione a coloro che sono pronti” (Anandagiri)

Incarnatosi con una coscienza già straordinariamente espansa, egli venne a “sistemare praticamente” tante cose del mondo religioso e spirituale dell’India di allora, assolutamente in declino.

Pur occupandosi di coscienza e della realizzazione della natura divina e assoluta di ogni essere umano, egli lo fece muovendosi senza sosta, a piedi, da un angolo all’altra dell’India.

Cominciò da giovinetto a viaggiare, prima in cerca di Maestri e poi per divulgare la sua dottrina e raccolse discepoli, fondò monasteri, fu anche scrittore prolifico.

Non si ritirò in una grotta a meditare, ma girovagò incessantemente per convertire, lanciando sfide alla maniera vedica, cioè a suon di domanda e risposta su sottili argomentazioni puramente metafisiche.

Si racconta che è così che riuscì a convincere della forza e dell’inconfutabilità delle sue tesi alcuni irriducibili “avversari”, non con lo scopo di sottomettere e prevalere, ma con l’intento puro di unificare.

Per questo suo tratto peculiare, Shankara è stato definito “simbolo dell’agire trionfante” dal suo fervente seguace Raphael. La sua presenza nel mondo sembra basarsi sulle parole di Krishna nella Bhagavad-gita: “non c’è niente nei tre mondi che debba essere fatto da Me né alcuna cosa che debba avere e che non sia stata risolta; tuttavia mi trovo ad agire [pur restandone fuori]”.

E questo sembra essere anche il paradosso shankariano, sempre secondo Raphael; quasi che la vita del Maestro abbia contraddetto il suo stesso insegnamento della rinuncia all’illusorietà del mondo. Ma è chiaro ora quanto sia invece stato agire trionfante, retta azione.

L’impresa più memorabile di Shankara resta legata alla diffusione dell’Advaita Vedanta, Vedanta non dualista, che era stata fondata dal suo paramaguru (maestro del maestro) Gaudapada, il quale ne aveva esposto sinteticamente i principi nella sua opera Mandukyakarika. Ma fu Shankaracharya a renderlo alta filosofia e a dargli una struttura al tempo stesso magistrale e accessibile.

Gli insegnamenti trasmessi dalla dottrina advaita possono essere racchiusi nelle parole dello stesso Shankara nel Vivekacudamani, una delle sue più significative opere: “C’è una sola entità in questa intera creazione e quella è Vishnu (Brahman). È in te, in me, ovunque; è onnipervavedente. In esso non c’è traccia di dualità.”

Può essere così sintetizzato il suo pensiero: la sola Realtà è Brahman, il mondo è non reale; il jiva (anima individuata) non è altri che il Brahman stesso”.

Questa la quintessenza della sua filosofia, essenzialmente semplice, e al contempo infinita, proprio come il senso che lui ha dell’immensità dell’universo.

Questo, né più né meno, pare sia stato esposto dal giovanissimo Shankara, lapidario e incisivo, quando si presentò a Govinda, che da allora divenne il suo guru, per essere accettato come discepolo, folgorandolo; poche parole ardenti come saette infuocate.

Della sadhana, la pratica o disciplina realizzativa, e delle qualificazioni del ricercatore indicate da Shankara parleremo in seguito.

Bibliografia

  1. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Asram Vidya
  2. Raphael, Vidya, maggio 1994, Edizioni Asram Vidya
  3. Glossario Sanscrito, Edizioni Asram Vidya

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.
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