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La scelta più giusta

la scelta piu giustaLa strada verso la beatitudine è costellata di tanti bivi quanti sono i pensieri discorsivi presenti nella mente. Ognuno di loro rappresenta contemporaneamente una degradazione dell’infinito e una lieve emancipazione dall’illusione del desiderio. La sottile linea di demarcazione viene tracciata dalla possibile consapevolezza.

Quando la coscienza è preda del suo automatismo, ogni cosa risulta poco importante rispetto al mantenere intatta l’impalcatura dello schema mentale, così anche il mondo,nonostante la sua vastità, sembra niente rispetto all’essere rapiti dai propri stati d’animo. Invece quando ci si ascolta e l’azione rispondente diviene il tentativo di aderire agli aspetti positivi presenti in noi stiamo vibrando sulle note del cielo e un senso di apertura alla vita ci allieva anche dalle fatiche più dure.

Prima di poter sperimentare la vera libertà dai condizionamenti, per molto tempo i pensieri si attorcigliano intorno alle emozioni, ed i due vengono seguiti come la verità assoluta in quanto ritenuti i dispensatori della vita e della morte. Un essere umano che viva questa condizione della coscienza non aspira consapevolmente ad un vero cambiamento, casomai si adopera per modificare gli avvenimenti superficiali rincorrendo un potere ed un godimento esclusivamente fini a stessi.

La svolta è soltanto una questione di tempo. Liberarsi dai condizionamenti vuol dire fare i conti con ciò che impedisce il contatto con il mondo superiore. Quelle stesse strutture di difesa, costruite ed occupate dal sé inferiore, da cui sembra impossibile evadere, sono destinate a trasformarsi, a cedere il passo al fluire della vita. Prakriti (la materia) attraverso il divenire è alla ricerca di una simmetria possibile. Il congelamento prodotto da tamas, come pure il riscaldamento propiziato da rajas, tendono a distorcere i flussi vitali, ma così facendo producono situazioni preparatorie ad avvenimenti di maggior portata. La materia sotto la spinta dello Spirito entro stante è destinata a dividersi, per cui una forma non può celare la luce per sempre.

I pensieri producono delle situazioni, la realtà viene plasmata da ciò che pensiamo spiegava con altre parole il Buddha. Un pensiero ben concentrato realizza un’azione che esprime la coerenza tra la causa e l’effetto, mentre un pensiero distratto si manifesta nella vita attraverso delle attività dispersive alimentate a seconda dei casi dall’ansia o dall’irritazione:

“L’intelligenza risoluta si dimostra unificata e stabile, o Gioia dei Kuru; instabile ed estremamente divisa è invece l’intelligenza dell’irresoluto” . (BG II,41)

I Maestri insegnano che quando si è stabili nell’anima, la conoscenza del Sé ci apre alla visione profonda. In quello stato di coscienza discendono qualità come l’intuizione che risolve sinteticamente ogni diatriba razionale.

Però prima di illuminarci che facciamo? La vita scorre impetuosa, in ogni momento della giornata ci troviamo di fronte a delle scelte da dover compiere . Anche nella non scelta stiamo scegliendo di agire in quel modo. L’inconsapevolezza non ci rende neutri, alla base vi è un certo attaccamento all’agire i meccanismi presenti nel subconscio. Le nostre azioni spesso sono motivate da delle forze interne che fino a che non esauriscono la loro spinta ci tengono in ostaggio.

Come possiamo scegliere liberamente? Lo Yoga ci insegna a sviluppare la discriminazione attraverso Dharana, l’attenzione. Il discernimento è quella facoltà della mente di distinguere in base all’esperienza ciò che è bene da ciò che è male. Non a caso il termine intelligenza tramite l’etimo intelligo ci riporta al significato di “scegliere tra due cose”.

 

Nello scegliere sempre più consapevolmente si instaura un circolo virtuoso che induce ad uscire dagli schemi mentali soliti e ad aprirsi, così, all’arrivo di nuova linfa vitale proveniente dai piani alti dell’esistenza. Per cui diviene sempre meno rilevante l’oggetto della scelta, cioè il frutto dell’azione, in favore dell’attività della scelta. Nel non interrompere in maniera brusca il flusso vitale, anzi nel rilanciarlo attraverso il discernimento, si partecipa intimamente alla festa della vita. Così il processo meditativo ha inizio …..

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Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
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