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La realizzazione spirituale: meta e liberazione

Quando fissi il tuo cuore in un punto nulla è impossibile per te (Buddha)

Le Scritture fanno continuamente ed espressamente riferimento al principale compito dell’uomo, alla sua imprescindibile meta. Secondo l’insegnamento upanishadico, come del resto di tutte le tradizioni religiose ed esoteriche, l’uomo deve attribuire priorità assoluta alla realizzazione spirituale, che prende diverse denominazioni: liberazione (moksa), unione col Divino etc.

Il conseguimento ultimo di colui che indirizza la sua vita con assoluta unità d’intento al raggiungimento di tale obiettivo è arrivare all’identità con l’UNO.

Chi ha cominciato a muovere qualche passo in questa direzione, saprà che stiamo parlando di un percorso sorprendentemente impegnativo, avventuroso, ricco di tensioni e conflitti che ti spingono sempre più faccia a faccia con i tuoi limiti.

Come in tutti racconti mitologici e nelle migliori fiabe, ci si trova a combattere con forze tenebrose che ti logorano allo spasimo; solo accettandone la sfida e confrontandosi con questi aspetti “indesiderati” e pure fortemente radicati ancora nella nostra coscienza, cediamo spazio alla luce che vuole emergere e affermarsi.

La tradizione vedantica si riferisce a tutto questo lavoro pratico di trasformazione di sé come “distaccarsi dalla molteplicità”, avendola riconosciuta come sovrapposizione al Reale, proprio “come gli indefiniti colori sono sovrapposti alla luce bianca indifferenziata”[1].

Il distaccarsi dalla molteplicità è realizzabile con la crescita della nostra consapevolezza che favorisce il disidentificarsi da ciò che non siamo: i nostri istinti, i nostri desideri, emozioni e pensieri, incompatibili con la natura della scintilla divina in noi da portare in atto.

Le cose materiali, i beni che esistono fuori di noi sono causa di conflitto e schiavitù. Quando si comprenderà che niente di ciò che è fuori di noi può darci la completezza cui aspiriamo, allora si è pronti per orientare la ricerca all’interno del nostro essere.

Il distacco si matura via via che smettiamo di identificarci con quelle sollecitazioni e necessità illusorie e irreali, mentre costruiamo un clima interiore sempre più coerente, tendente a qualità vibratorie di un sentire ogni giorno più vicino alla pace profonda.

È dentro di noi che rimandano le indicazioni upanishadiche. Qui si percorre il Sentiero della Conoscenza, quello che deve condurci a realizzare la Verità ultima, maturandola e sperimentandola un passo dopo l’altro (vedi anche http://www.yogavitaesalute.it/2016/03/12/scienza-dello-yoga-22606.html)

Così nel labirinto della nostra coscienza, dall’estrema periferia giungeremo al cuore, a quel Sé-Atman che è identico al cuore della Vita, il Sé-Brahman.

Durante questo lungo peregrinare l’esperienza sublimerà in saggezza e apprenderemo, in modo sempre più avveduto, a discernere il reale dall’irreale, l’importante dal non importante, le cose che meritano di essere conseguite da quelle da rifuggire, il bene dal male.

Passo dopo passo cadono i veli che ci separano dalla essenza di ciò che realmente siamo e ci avviciniamo sempre di più al nostro sancta sanctorum, il nostro cuore.

Quanto è ampio lo spazio che ci circonda, così è ampio lo spazio dentro il cuore. In esso sono concentrati terra e cielo, fuoco e vento, sole e luna, lampo e stelle. Ciò che possediamo qui sulla terra, e anche ciò che non possediamo – tutto è concentrato nel minuscolo spazio del nostro cuore[2].

Le nebbie si diradano, i contorni si delineano, ogni cosa recupera la giusta proporzione e posizione al nostro sguardo lungimirante. Non subiamo più le prepotenze di pensieri, emozioni e istinti tiranni e disarmonici. I nostri corpi si palesano per quello che sono: funzioni dell’anima, meri strumenti dell’Uomo Vero, il purusha, l’atman.

“Allorché il Veggente percepisce il Signore,

Il Creatore dal colore dell’oro,

il Purusha che ha Brahman come matrice,

pieno di saggezza e purificato, superati il bene

e il male, accede alla suprema Identità”.

(Mundaka-up.)

Giunti alla meta, abbiamo realizzato l’Identità con l’UNO, l’Atman-Brahman che è origine di tutto e compenetra il tutto; e compreso che

“Questa è la Verità:

come da un fuoco che brucia intensamente

emanano a migliaia sfolgoranti scintille

che hanno la stessa natura:

Così, o figlio di Soma, gli esseri di ogni sorta

Nascono dall’imperituro e a Lui fanno ritorno”.

(Mundaka-up.)

[1] Raphael (a cura di), Cinque Upanisad, Asram Vidya, Roma, 1974

[2] Antico testo Hindu

Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.
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