La mente: amica o nemica?

la mente aminaLa mente è come un lago la cui superficie è increspata dai pensieri. Per vedere il Sé sottostante bisogna prima imparare a eliminare queste increspature, a diventare padroni e non schiavi della mente. (Swami Vishnu Devananda)

Molte volte, in precedenti articoli, abbiamo riferito che, secondo la sapienza antica, la realizzazione spirituale è un evento incontrovertibile per ogni uomo.

Abbiamo anche ribadito che questa meta, comune all’intero genere umano su questo pianeta, non è un conseguimento veloce e facile, ma frutto di sforzo continuo e tensione persistente, volta al superamento di conflitti e lotte interiori, non di rado aspri e laceranti.

In questo processo di graduale manifestazione dell’Anima, nostra vera identità, oscilliamo incessantemente tra il richiamo dell’aspetto superiore della coscienza e le resistenze della personalità; mentre la personalità è spinta da intenti e desideri egoistici, l’Anima ha una visione universale e mira al bene comune.

Questo conflitto tra volontà dell’Anima e piccolo volere della personalità genera la sofferenza. Finché rimaniamo invischiati nell’illusione della separatezza e ci identifichiamo con i desideri, gli impulsi e i pensieri della nostra personalità, ne siamo schiavi e non possiamo che soffrire per l’inappagata aspirazione alla trascendenza.

C’è un momento nella storia di ogni individuo in cui è possibile intraprendere il sentiero della realizzazione o del “ritorno a casa”. Solo quando si comincia ad essere spiritualmente maturi scatta l’ardente aspirazione alla liberazione da tutte le sovrapposizioni al vero Sé: l’Anima comincia a far sentire il suo richiamo.

Condizione necessaria per procedere e avanzare nella crescita spirituale è la comprensione del ruolo della mente e, conseguentemente, giungere a dominarne l’incessante attività.

Difatti Patanjali sostiene che per realizzare la condizione di assoluta coerenza all’interno della nostra coscienza, stato che dovrebbe esserci connaturato, raggiungibile attraverso la pratica del raja yoga, è fondamentale inibire ogni movimento della materia mentale.

Alcuni testi antichi buddhisti e zen dicono: “La mente uccide l’atman. Uccidete l’uccisore e raggiungete la luce”.

Da queste considerazioni si evince che la mente costituisce un problema per l’aspirante. Eppure, attraverso la disciplinata pratica della meditazione, la mente da ostacolo si trasforma in strumento che condurrà l’individuo a svelare il proprio Sole nel pieno della sua radianza.

Il punto basilare è che noi siamo essenzialmente pura coscienza caratterizzata da beatitudine, sat-cit-ananda come dicono i testi sacri. Ma allo stesso tempo ci riconosciamo come individui, qualificati da una serie di identificazioni, che in realtà sono sovrapposizioni che occultano la natura originaria, generando annebbiamento e illusione.

Mentre nel cuore del nostro essere pulsa la scintilla divina intrisa di pace amore e saggezza, noi ci identifichiamo con tutte le limitazioni e guaine che illusoriamente percepiamo come reali e assolute. Ci sentiamo il Tal dei Tali, fratello/sorella di, figlio/figlia di, preoccupati di questo o quest’altro, irritati o divertiti da questo o quest’altro etc.

Ci sfugge lo stato originario di pura coscienza che siamo oltre il velo dell’illusione.

Qual è il misterioso fattore che modifica la pura coscienza in coscienza limitata? È la mente, che ci mente, che interpreta da una prospettiva viziata. È il pensiero che si sovrappone alla coscienza luminosa che siamo e la nasconde.

Per effetto di questo gioco degli specchi della nostra mente, finiamo imbozzolati nel nostro egocentrismo, in preda alla diffidenza e al senso di minaccia, quindi alla paura, sino a crederci separati dagli altri.

Eppure, l’abbiamo già detto infinite volte, noi siamo altro. Siamo pienezza, pace, beatitudine. Ma finché non si estingue la nostra coscienza individuale, tutto ciò non emerge. Finché la mente increspa con indebiti pensieri la superficie del lago della nostra coscienza, non ci è dato identificarci con la quiete luminosa del nostro profondo.

Ecco che l’aspirante ha davanti a sé un lungo allenamento per addestrare la mente a orientarsi sempre più verso pensieri elevati, fino a non entrare in risonanza con le molestie di quelli puerili, generati dall’egocentrismo della personalità.

I cattivi pensieri muoiono da sé perché la mente è divenuta tersa e pura, docile strumento dell’Anima atto a far fluire le energie dello Spirito. Non esistono più le condizioni per cui il signor Tal dei Tali possa andarsene in giro a rivendicare le sue ragioni, recriminando il mal subito, ostentando la maschera del caso.

L’inferiore è stato integrato nel superiore. “Quando l’uomo è liberato dal desiderio, quando è liberato dal dolore, è allora, nella tranquillità dei sensi che egli contempla la maestà dello Spirito”. (Kathaupanishad)

 

Bibliografia

Annie Besant, Il Tempio interiore, Adyar, Trieste 1990

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.