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La letteratura dell’Induismo: I VEDA

Lettura_induismo_Veda_300_0Il termine indiano con cui ci si riferisce ai Veda è shruti che letteralmente significa “ciò che è stato udito”: secondo la tradizione, i Veda, di origine divina, furono rivelati ai rishi, i mitici veggenti, sotto forma di suono; elaborati in un arco temporale lunghissimo, la loro trasmissione fu per lungo tempo solo orale.
I Veda sono quattro: Rig, Sama, Yajur e Atharva.
Appartengono alla civiltà e alla cultura religiosa degli Arii, popolazione bianca di lingua indoeuropea. Popolo nomade e guerriero, gli Arii fra il II e il I millennio a.C. mossero dalla loro patria originaria a sud verso l’India, portando con sé tradizioni, credenze, miti e inni, nati in un’epoca preistorica (XV sec. a.C.) come canti di preghiera rivolti agli dei.
Venuti in contatto con le popolazioni locali, l’esigenza di mantenere un carattere di purezza e integrità alla propria religione li indusse a fissare i propri inni in raccolte (samhita), testi sacri la cui sacralità non è legata a storie o dottrine o esperienze religiose, bensì all’essere un preciso e inalterabile supporto all’esecuzione dei sacrifici, dalla cui correttezza si riteneva dipendesse il benessere dell’uomo e la stessa esistenza del mondo.
Ciascuno dei quattro Veda comprende una samhita o raccolta di mantra, recitati dagli officianti i sacrifici; la più antica e importante è quella del Rig Veda (dalla radice rc = inno di lode) che comprende 1028 inni, compilata in una data molto controversa, compresa fra il 2300 e il 1200 a.C.

Il Sama Veda (saman = canto liturgico) contiene canti e melodie di devozione e contemplazione e indica i toni appropriati per la recitazione degli inni.
Lo Yajur Veda (yajus = formula sacrificale) contiene le espressioni, le formule verbali che devono accompagnare ogni singolo atto del sacrificio, per spiegarlo e indicarne il significato simbolico.
L’Atharva Veda (atharvan = sacerdote dedito al culto del fuoco e del soma), ammesso solo più tardi nel corpus dei Veda e considerato di origine tantrica, risente dell’influenza del culto degli dei e degli spiriti di natura delle popolazioni originarie indiane con cui gli Arii vennero in contatto; comprende formule magiche e incantesimi propizianti la longevità, la ricchezza e in genere aspetti legati alla vita quotidiana.
Ciascuno dei quattro Veda, oltre alla Samhita, comprende altri testi
– i Brahmana: commenti in prosa alle varie samhita, che descrivono e spiegano, spesso in forma simbolica, i rituali e i mantra connessi al sacrificio; riflettono il potere dei sacerdoti (brahmani), gli unici autorizzati a celebrare sacrifici;
– gli Aranyaka: i Libri delle foreste, testi destinati a coloro che, completati i propri doveri verso la famiglia, si ritiravano nelle foreste per dedicarsi a pratiche spirituali, lontani dalla vita sociale attiva, e non potevano officiare gli elaborati rituali vedici richiesti ai capifamiglia;
– le Upanishad: i testi esoterici, che rappresentano il culmine mistico e filosofico dei Veda, in cui al sacrificio si sostituiscono altre pratiche, quali la meditazione e la contemplazione.
Gli Arii erano organizzati in tre caste ereditarie: i sacerdoti (brahmana), i guerrieri (kshatriya), gli agricoltori, allevatori e commercianti (vaishya).
Gli dei che compongono il pantheon vedico rispecchiano la suddivisione in tre classi della società.
Abbiamo così divinità appartenenti alla casta sacerdotale, quali Mitra, divinità solare, garante dei patti e Varuna, dio del cielo; divinità guerriere, quali Indra; divinità protettrici dei campi e delle greggi, quali Parjanya, dio della pioggia e Soma, bevanda risanatrice, inebriante e con poteri divinatori, associata alla luna.
Fra i fenomeni naturali divinizzati particolare importanza ha Agni, il triplice fuoco, legame e unione tra uomini e dei, cui trasporta le offerte sacrificali.
Nei Veda sono espressi anche i miti sulla nascita del mondo e delle creature dal sacrificio del Mahapurusha (il grande uomo) o Prajapati (il signore delle creature) e il mito dell’uovo d’oro, generato dalle tenebre nelle acque primordiali, da cui nasce l’Uno, il Brahman, presente come Atman nel cuore umano; dall’Uno ha origine la prima polarità di cielo e terra e tutte le coppie di opposti.

Nel corso dei secoli, accanto ai Veda, si sviluppò una letteratura di supporto, destinata a facilitarne lo studio, obbligatorio per i brahmani, reso difficoltoso dal carattere arcaico della lingua e delle prescrizioni vediche. Questi testi che, nel loro insieme costituiscono il Vedanga, trattano di fonetica, metrica, grammatica, etimologia, rituale e astronomia, scienza necessaria a definire il giusto tempo per celebrare i riti.

L’esigenza di codificare conoscenze non riferite alla trascendenza ma alla vita quotidiana e alle professioni determinò lo sviluppo di discipline che, nel loro insieme vengono chiamate Upaveda ( Veda minori ). Fra questi l’Ayur-veda, la scienza della vita, riguardante il mantenimento e il ripristino della salute, il Gandharva-veda, la scienza della danza e della musica, attribuita ai semidei Gandharva, il Dhanur-veda, la scienza militare e il Sthapatya-veda, meccanica e architettura.

Anna Shabalin

Anna Shabalin

Mi chiamo Anna Shabalin, sono nata e vivo a Milano, ho studiato lettere a psicologia e ho lavorato presso alcune aziende nell'area delle Risorse Umane, negli ultimi 15 anni come Responsabile dello Sviluppo del Personale. Parallelamente alla mia esperienza professionale ho condotto la mia ricerca personale che, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, lo yoga e una serie di altre esperienze, è divenuta ricerca spirituale. Dall'inizio del 2012 ho lasciato la professione: potevo andare in pensione, ho fatto due conti, ho pensato che potevo starci et...voila’, ho fatto il salto. Ora studio, faccio volontariato, accompagno, piena di meraviglia, la crescita di un fantastico nipote di 3 anni, ho i miei affetti e ho Energheia: fra alti e bassi, la mia vita è piena e giusta.
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