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La danza della vita in 4/4

la danza della vitaLa vita è scandita da fasi, età in cui doveri, diritti, piaceri sono differenti.
Esserne consapevoli, accoglierne i bisogni e le differenti richieste senza ignorare o bruciare le tappe,  non solo è saggio ma è anche l’unico modo per realizzare se stessi e giungere alla liberazione.

Come disse un Santo: “Io non ho mai rinunciato ad alcun desiderio o vizio, sono loro che mi hanno abbandonato”.
Nella cultura tradizionale indù, basata sulla cultura vedica, la vita di ciascun uomo si divide in 4 fasi,  in ciascuna delle quali predomina uno dei 4 scopi che devono essere perseguiti perché la vita possa dirsi completa . Tali scopi  riguardano ogni uomo, anche se esiste una naturale corrispondenza o orientamento fra ciascuno di essi e le attitudini dei diversi tipi umani, che trovano espressione nelle 4 caste o classi che ripartiscono la società indiana.
Gli scopi che ciascun uomo deve realizzare sono:
Dharma, il dovere in senso lato: verso il proprio corpo, le emozioni, la mente, la famiglia, la società, la legge morale, la propria evoluzione spirituale. L’uomo è tenuto a realizzare ciò che egli è interiormente ed esteriormente, fin dalla nascita.
Artha, i “mezzi”, l’acquisizione di beni materiali, la realizzazione sul piano sociale e la tranquillità materiale.
Kama: la realizzazione sul piano emozionale e del desiderio, riconosciuto come una necessità della vita, con l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio: ogni astinenza e ogni eccesso  squilibrano corpo e mente, impedendo l’elevazione spirituale.
Moksha: la liberazione finale, la realizzazione di sé sul piano spirituale, il ritorno al sostrato causale.

La realizzazione di questi scopi avviene durante l’arco di tutta la vita.
In India l’infanzia è considerata un periodo di completa libertà, privo di qualunque restrizione, ma dopo la cerimonia di iniziazione, intorno ai 10 anni, i ragazzi iniziano a ricevere l’insegnamento religioso da un maestro, spesso il nonno.
E’ la fase del Brahmacharya, l’età dello studentato; fin verso i 25 anni si studia, si sperimenta e ci si prepara alla professione che consentirà l’acquisizione dei beni materiali, necessari alla seconda fase della vita.
Dai 25 ai 50 anni si svolge la vita famigliare. E’ la fase del Grihasta, il capofamiglia. Inizia con il matrimonio ed è caratterizzata dal lavoro per mantenere la famiglia e la struttura sociale. Nella famiglia si soddisfano i bisogni emozionali, le ambizioni, il desiderio di prosperità e di discendenza.

Dai 50 ai 75 anni l’uomo torna a sé. E’ la fase del  Vanaprastha, letteralmente “colui che dimora nelle foreste”. Dopo avere adempiuto ai propri doveri nei confronti della famiglia e della società, l’uomo torna allo studio e alla riflessione.
Dai 75 anni inizia la fase del Sannyasa, letteralmente “rinuncia”: per alcuni vita monastica, per i più rinuncia agli attaccamenti e ricerca dell’equilibrio e dell’equanimità, nel piacere e nella pena, nella giustizia e nell’ingiustizia.
Che la saggezza della tradizione culturale indiana possa dirci qualcosa?

Anna Shabalin

Anna Shabalin

Mi chiamo Anna Shabalin, sono nata e vivo a Milano, ho studiato lettere a psicologia e ho lavorato presso alcune aziende nell'area delle Risorse Umane, negli ultimi 15 anni come Responsabile dello Sviluppo del Personale. Parallelamente alla mia esperienza professionale ho condotto la mia ricerca personale che, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, lo yoga e una serie di altre esperienze, è divenuta ricerca spirituale. Dall'inizio del 2012 ho lasciato la professione: potevo andare in pensione, ho fatto due conti, ho pensato che potevo starci et...voila’, ho fatto il salto. Ora studio, faccio volontariato, accompagno, piena di meraviglia, la crescita di un fantastico nipote di 3 anni, ho i miei affetti e ho Energheia: fra alti e bassi, la mia vita è piena e giusta.
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