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La civiltà vedica attraverso la letteratura

la civiltà vedicaIl cammino della civiltà indiana è visto come un possente corso d’acqua che dalla sorgente si incammina tumultuoso, incorporando, strada facendo, i fiumi più piccoli che incrocia la sua imperiosa corrente.

L’origine, la sorgente del maestoso fiume della civiltà indiana è, come abbiamo imparato, costituito dai Veda, che nell’attraversare il tempo si sono arricchiti di nuovi elementi e hanno acquisito via via nuova fisionomia. Da un punto di vista strettamente letterario, si passa dai Veda ai Brahmana per giungere ai Sutra, passando per le Upanishad.

Come avverte lo scrittore R. Calasso, per un Occidente addestrato alla filologia, non c’è niente di più frustrante della storia indiana, recalcitrante e inafferrabile come sabbie mobili. Ogni tentativo di comprendere come siano avvenuti i vari passaggi è destinato a fallire.

All’interno della civiltà vedica non si riesce a capire in che modo lo status quo diventi altro da sé e, nella fattispecie, i Brahmana soppiantino i Veda, e vengano a loro volta sostituiti dalle Upanishad e così via. Unico dato incontrovertibile rimane la stranezza e la singolarità vedica, che attesta, da una parte, e motiva dall’altra, la sua separatezza e il suo isolamento dal resto del mondo, quindi ne decreta l’impenetrabilità.

Stando alle parole di Schopenhauer nella premessa del suo “Mondo come volontà e rappresentazione”, dobbiamo aspettare l’800 appunto per avere una possibilità di accesso ai Veda, e quindi alla cultura da essi veicolata. Fatto che per il filosofo costituiva un assoluto privilegio e una grande possibilità di arricchimento. La fortezza vedica era stata espugnata grazie alla traduzione in latino, da una versione persiana, di alcune Upanishad.

Della maestosità del corpus vedico abbiamo ampiamente parlato (http://www.yogavitaesalute.it/i-veda-lo-scrigno-della-conoscenza/). In ordine cronologico seguono i Brahmana, commentari in prosa che spiegano i riti e le formule per celebrarli. In realtà ciascun Veda consiste di tre parti: Samhita o Mantra, raccolta degli inni, Brahmana, precetti e doveri religiosi, Upanishad, impegnate in problemi filosofici.

Questi elementi della letteratura vedica costituiscono la sruti, o “rivelazione”, considerata di origine divina. Nella sruti rientrano anche dei brevi testi, complementari ai Brahmana: gli Aranyaka, “Trattati delle foreste”, fatti per essere recitati fuori dagli agglomerati umani. Questi costituiscono l’anello di congiunzione tra il rituale dei Brahmana e la filosofia delle Upanishad.

Accogliendo il suggerimento dello studioso indiano S. Radhakrishnan, possiamo vedere gli inni come la creazione dei poeti, i Brahmana come l’opera dei sacerdoti e le Upanishad come le meditazioni dei filosofi. Una tripartizione che riferisce tre stadi evolutivi dello sviluppo religioso, secondo la concezione hegeliana, dove i primi corrispondono alla religione naturalistica, i secondi alla religione ritualistica, le ultime alla religione spirituale. Questi tre elementi, anche se in epoca posteriore coesistevano, originariamente devono essersi sviluppati in epoche successive.

Altri documenti letterari appartengono alla smrti, o “tradizione mnemonica”. Tra questi troviamo i Sutra, o “Aforismi”. Si trattava di testi in stile abbreviato, destinati ad essere memorizzati dagli apprendisti della liturgia. Ve ne sono in gran numero per le varie tipologie, che spaziano dalle cerimonie solenni ai rituali domestici. Altri riassumono insegnamenti più generali e rappresentano l’inizio del diritto civile e penale, nato per l’appunto a poco a poco da precetti sacerdotali.

Una serie di altri testi, scritti in prosa o in aforismi o talvolta in versi, completa il quadro letterario della civiltà indiana vedica. Potremmo considerarli didattici, in quanto la loro funzione voleva essere la formazione complessiva di un addetto ai rituali. Tra questi testi: trattati di metrica, di fonetica, di astronomia, etc.

Comune denominatore dell’intero monumento letterario è l’uso del sanscrito, un sanscrito arcaico. Non è facile stabilire la cronologia interna dell’intero corpus, e ancor meno la sua cronologia assoluta. In via ipotetica, si data la redazione del Rig-Veda, il più antico Veda, intorno al XII o X secolo a. C. Le grandi Upanishad vengono invece collocate tra il VI e il V secolo, ma la trasmissione e la preparazione deve essere avvenuta molto prima.

Notizia curiosa: pare che ancora oggi sopravvivano in India dei cantori che tramandano oralmente ampie parti di Veda.

 

Bibliografia

 

  1. Calasso, L’ardore, Adelphi Edizioni, Milano, 2010
  2. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Ashram Vidya, Roma, 1998
Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.
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