Il vero Sé e il gioco della natura

il-vero-se-e-il-gioco-della-naturaI Veda si occupano del giuoco dei tre guna; ma tu, o Arjuna, liberati dalle tre qualità, portati oltre gli opposti, e per sempre stabilito nel vero essere, senza curarti di acquistare e conservare, prendi possesso del vero Sé. ( BG II, 45)

Vi è un gioco, Lila, alla base della manifestazione. Tre sono gli elementi che concorrono a creare quell’arazzo dalle molte sfaccettature che definiamo mondo. Il Samkhya (http://www.yogavitaesalute.it/2015/10/06/il-samkhya-della-bhagavad-gita-21029.html), una delle più antiche filosofie indiane, descrive l’oggettività della materia secondo tre categorie qualitative. L’aggregarsi di miriadi di forme ognuna unica ed irripetibile è dato dall’incontro delle tre energie fondamentali definite dalla tradizione Sattva, Rajas e Tamas (ritmo, mobilità ed inerzia). Dietro questi nomi vi si nasconde la descrizione della natura così come è. Nessun pensiero prima di quello indù ha mai spiegato la creazione secondo una dialettica che unisce semplicità e profondità di visione. Il susseguirsi delle tre energie conduce ad una progressiva purificazione della materia data dall’esperienza che genera liberazione. L’inerzia non potrà bloccare per sempre la mobilità, come del resto il movimento è destinato a raffrenarsi. Quando la manifestazione di tali stati seguirà un’alternanza ordinata comparirà il ritmo, la luce dell’essenza.

La conoscenza presente nei testi sapienziali si occupa di questo alternarsi continuo delle tre qualità e di come poterlo dirigere sempre più consapevolmente. I Veda ci raccontano di un’attività volta alla conquista della felicità terrena secondo la visione dello Spirito. I poeti vedici collegano i moti dell’animo con le forze presenti nella natura. Il volere individuale si innalza sulle vette dell’essenza e perciò diviene creativo. L’azione descritta nei Veda, nonostante sembri ricalcare degli schemi noti all’essere umano, risulta profondamente vitale in quanto sgorga direttamente dalle profondità dell’essere.

Nel nostro mondo l’alternarsi dei tre guna si traduce attraverso una molteplicità di sensazioni che ci conducono a vivere in maniera alternata il dramma e il lieto fine, la sconfitta e la vittoria. Chi inizia a rivolgere lo sguardo entro se stesso scopre velocemente che l’insensibilità e l’inseguimento dei desideri non possono essere gli ingredienti principali di una attività piena e gioiosa. Grazie alla pratica dello yoga, come viene insegnato nei testi sapienziali ,tutto ciò può essere corretto attraverso la meditazione: come un uomo pensa tale egli è.

Possiamo divenire dei creatori consapevoli della nostra vita giocando con gli elementi della natura. I maestri ci insegnano che Lila, il gioco divino, non ci è precluso a prescindere, casomai dobbiamo divenire consapevoli delle regole. In altre parole dobbiamo imparare a giocare, per cui il miglior esempio possibile ci arriva dai ricordi dell’infanzia oppure osservando un bimbo in azione.

Non penso che la mente umana possa concepire una attività migliore di quella del giocare. Casomai è l’anima che sospinge ad altro. Secondo gli insegnamenti al di sotto la materia vi è un substrato primordiale e spontaneo definito Sat, Chit e Ananda. Accedere a questo stadio della vita significa essere in uno stato di contemplazione perfetta (Samadhi).

Krishna esorta l’allievo ad andare oltre le categorie della materia descritte dal SamKhia identificandosi con il vero Sé. Così indica ad Arjuna la via verso il vero essere, il Buddhi yoga. La discriminazione (Samkhya) aiuta muoversi nel mondo ma per risalire alle cause bisogna conoscere il Sé profondo. Secondo l’insegnamento della Gita l’impedimento a realizzare se stessi è figlio di quella irrequietezza prodotta da una coscienza indaffarata nell’individuare e possedere ciò che le occorre. Finché ci comporteremo come un predatore intento a cacciare e a nascondere il trofeo, non potremo abbeverarci alla sorgente dell’essere. Molto di più e meglio può essere detto sui comportamenti che ci allontano dalla gioia della vita e per questo vi rimando agli insegnamenti che trovate nei libri di Massimo Rodolfi.

Salva

Salva

Salva

Salva

Ti potrebbe interessare

Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.