Il silenzio e la voce dell’anima

Prima che l’anima possa vedere, deve raggiungere l’armonia interna, e gli occhi della carne devono essere resi ciechi ad ogni illusione.

Prima che l’anima possa udire, l’immagine deve diventare sorda ai rumori come ai mormorii, al selvaggio barrito degli elefanti come all’argentino ronzare della lucciola d’oro.

Prima che l’anima possa comprendere e ricordare, deve essere unita a colui che parla in silenzio, così, con me alla mente del vasaio è unica la forma secondo la quale sarà modellata l’argilla.

Poiché allora l’anima udrà e ricorderà, e allora all’interno orecchio parlerà la voce del silenzio. (Blavatsky)

Se poni su piatto della bilancia tutte le tue pratiche ascetiche e sull’altra metti il silenzio vedrai che quest’ultimo supera le prime”. (Callisto di Xantopulos).

Le due citazioni summenzionate rimandano all’importanza del silenzio dal punto di vista spirituale.

Grande importanza è  stata attribuita già nel passato all’osservanza del silenzio nelle diverse tradizioni esoteriche e religiose, compresa la cristiana, in particolar modo quella orientale.

La regola del silenzio è fondamentale in molti ordini monastici cristiani; così anche per molte pratiche indiane e tibetane. È risaputo che i discepoli di Pitagora erano tenuti all’osservanza del silenzio assoluto per due anni, prima di guadagnarsi il diritto alla parola, che a quel punto non poteva che essere austera e autentica.

Io, personalmente, ho avuto modo di sperimentare il “bisogno di silenzio”, ad un certo punto della mia vita; ed è questo che mi ha spinta a cercare, sia pure in modo ancora inconsapevole, la meditazione e, conseguentemente e implicitamente, l’incontro con la mia interiorità.

Però ho avuto modo di rendermi conto che, generalmente, il silenzio non è una condizione molto apprezzata e ricercata, anzi spesso viene deliberatamente rifuggita.

A tal proposito mi è capitato più volte di confrontarmi con conoscenti, amici e con i miei stessi fratelli. Di fronte alla mia predilezione per luoghi solitari, ritirati, poco frequentati, essi mi raccontavano del disagio che provavano anche al solo pensarci.

Altro che solitudine e silenzio! Come loro, ci sono tante persone che si muovono  sulla spinta a immergersi in attività rumorose, rigorosamente in compagnia, arrivando addirittura ad abituarsi ad addormentarsi con il sottofondo della televisione accesa, pur di evitare un incontro ravvicinato col proprio mondo interiore.

Paura del silenzio. Condizione che può generare vertigine. Alla stregua di un abisso, insostenibile, spaventoso come e più del buio e dell’ignoto.

Così è per chiunque abbia ancora necessità di nutrirsi di vibrazioni ‘forti’, dissonanti, che in realtà perturbano la coscienza, imprimendola di frequenze caratterizzate da alti e bassi, picchi e derive. Niente di più distante da stabilità, equilibrio, armonia: stati cui tutti, almeno a parole, aspirano; coltivando tuttavia, nei fatti, ondate emotive continuamente destabilizzanti.

Ma il silenzio di cui parliamo non può essere solo quello esteriore.

Praticando il pratyahara, il quinto degli otto passi suggeriti da Patanjali, mettiamo in sospensione i cinque sensi, ci rendiamo sordi e ciechi al mondo esterno, eliminando così le suggestioni provenienti dal di fuori.

La pace profonda è possibile solo quando il silenzio emerge dal di dentro di noi. Una volta abbandonata la caotica e chiassosa superficie della coscienza, ci immergiamo nella natura intrinsecamente pacifica e silente del nostro vero sé.

Il silenzio, infatti, dal punto di vista spirituale non è mera assenza di suoni intorno a noi, e neanche esclusivamente controllo della parola. È qualcosa di molto profondo che si può coltivare e sviluppare con la pratica yogica.

Ha a che vedere con la graduale emancipazione dalla schiavitù dei pensieri molesti e distruttivi e dalle intemperanze emotive, fino alla conquista dell’autodominio degli aspetti inferiori e la resa della personalità di fronte all’incedere dell’anima.

Praticando con tenacia, miglioriamo come persone e l’anima acquisisce sempre più forza e maggiore capacità di attrazione. A un certo punto è come se cominciasse a meditare sul suo piano, riuscendo in questo modo a fare arrivare il suo influsso sui piani inferiori.

Allora l’incessante chiacchiericcio dei pensieri caotici che si impongono e la conseguente turbolenza delle emozioni, che ancora caratterizzano la recalcitrante e ribelle personalità, diventano sempre più insopportabili, mentre il bisogno di pace e silenzio diventa sempre più  totalizzante.

Gli sporadici e episodici contatti con la luce dell’anima influenzano sempre di più la materia emotiva e mentale, facendo crescere l’attrazione per essa. D’altro canto la purificazione che ne deriva favorisce contatti sempre più frequenti, sino all’unione stabile e permanente tra superiore e inferiore, anima e personalità.

Il silenzio trionfa: all’assoluta calma mentale, che è assenza di pensieri, fa rispondenza il completo acquietamento delle emozioni e dei desideri. Allora la personalità tace, mentre l’anima comincia a parlare, rivelando la sua natura divina.

Così la personalità-goccia può immergersi nell’anima-mare, e, sperimentando l’unione essenziale, verificare l’assenza assoluta di conflitti, ansie e turbamenti.

Cessato il rumore, il silenzio rivela l’essenza della verità: la beatitudine assoluta.

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.