Il Raja Yoga

RajaYoga_300_0“Il raja yoga è quella scienza dell’essere che consente di dissipare il dolore e l’ignoranza, portando alla conoscenza del Sé più profondo, attraverso pratiche di vita e di meditazione sperimentate da millenni.”
Massimo Rodolfi

La parola raja significa re. Da questo termine si può dedurre che in India il raja yoga è considerato lo yoga più elevato, e dato che il maggiore comprende il minore, gli effetti della altre pratiche sono comprese in esso. Secondo l’Antica Saggezza, nel raja yoga sono presenti le istruzioni per compiere gli ultimi passi nel regno umano in modo da riuscire a comprendere il senso di quel lungo tragitto che ci ha visto solcare quel bellissimo mare agitato che è l’umanità.
Il raja yoga, il cui codificatore è Patanjali, è considerato la scienza dell’essere in quanto è la via che conduce al Sé utilizzando la potenzialità della mente di concentrarsi su stessa, per approdare in zone della coscienza oltre la mente stessa. Patanjali, nel secondo sutra degli Yogasutra, ci insegna che il fine dello yoga è l’arresto dell’attività mentale (“yoga citta vritti nirodha”). Secondo Massimo Rodolfi, il percorso che ci propone Patanjali non è la realizzazione del vuoto mentale, ma l’arresto della capacità del pensiero di distorcere l’attività percettiva del nostro essere, cioè quella capacità di realizzare quello stato di consapevolezza che ci consente di superare quelle condizioni interne alla nostra coscienza in grado di distorcere la nostra visione del mondo. Una mente che non si fonda su se stessa è attratta da oggetti interni o esterni e finisce per avvilupparsi con quello che ha percepito, generando così i klesa (afflizioni). I klesa sono degli stati distorti della coscienza con cui si identifica la mente e che gli impediscono di rimanere integra entro se stessa. Una mente non unita genera quella percezione della sofferenza data dalla condizione instabile in cui si trova. Per eliminare definitivamente la sofferenza sono necessarie delle pratiche di vita e di meditazione che diano la possibilità di identificarci con il nostro vero Sé, superando così la condizione di ignoranza che caratterizza generalmente la coscienza umana.

Negli Yogasutra viene indicato che per realizzare la Natura Profonda è necessario percorrere gli otto stadi, o anga, del raja yoga.
Yama: requisiti morali; niyama: requisiti disciplinari; asana: la giusta posizione; pranayama: il controllo del prana; pratyahara: la ritrazione dai sensi; dharana: la concentrazione; dhyana: la meditazione; samadhi: la contemplazione.
Secondo l’Antica Saggezza i primi cinque stadi, se compresi, conducono il praticante al distacco dall’Io, mentre gli ultimi tre stadi, se applicati in un unico atto sequenziale detto samyama, introducono alla disciplina della meditazione: l’attenzione prolungata porta alla concentrazione sull’aspetto forma dell’oggetto percepito; la concentrazione mantenuta nel tempo conduce alla meditazione, cioè fa conoscere la qualità intrinseca di quello che percepiamo; la meditazione costante sprofonda nell’aspetto spirituale delle cose riconoscendone l’intima unione.
Il cuore del raja yoga è costituito dalla disciplina della meditazione, che se ben usata permette di affrancarsi dalla fascia di vita superficiale in cui la coscienza umana permane abitualmente e consente di penetrare in piani sempre più sottili, fino a che viene raggiunto lo stato di Samadhi cioè di fusione con l’oggetto della conoscenza. Questo compimento si differenzia in diversi livelli, determinati dall’approfondimento dell’esperienza stessa, fino a che non saranno state eliminate tutte le tendenze inconsce e i condizionamenti del karma, rendendo finalmente possibile la realizzazione del kaivalia o isolamento, che è lo stato di libertà incondizionata, al di là del desiderio stesso di illuminazione.

Gli Yogasutra sono divisi in quattro pada (capitoli) ognuno avente un campo di trattazione specifico, pur costituendo un corpo unico di insegnamenti.
Nel primo pada viene descritto lo yoga e quali sono le condizioni necessarie per realizzarlo. Nel secondo pada vengono presi in esame gli ostacoli allo yoga e in particolare vengono spiegati gli otto mezzi per raggiungere l’unione. Nel terzo pada viene trattata la disciplina della meditazione come sintesi degli otto mezzi trattati precedentemente e dei poteri connessi a tale pratica. Nel quarto pada l’autore investiga la realtà. Dato che gli insegnamenti dati da Patanjali sono volutamente criptici e comprensibili solo intuitivamente attraverso la pratica, per saperne di più vi rimando all’articolo: “Introduzione al raja yoga” scritto da Massimo Rodolfi per la rivista Il Discepolo.
Per praticare il raja yoga è necessario sottomettere a verifica l’intera vita, e il cambiamento potrà essere sperimentato soltanto nel laboratorio della propria coscienza. Inoltre il serio intenzionato a percorrere la via dell’unione dovrebbe trovare un istruttore qualificato che diviene necessario per direzionare lo sforzo personale del praticante, che comunque non potrà mai venire meno.

Se vogliamo rompere le barriere della divisione dovremo leggere ancora molte volte gli Yogasutra , vagliarli alla luce delle nuove esperienze acquisite, ed essere pronti a modificare le dinamiche della personalità. Soltanto cercando di rendere l’azione espressione diretta della disciplina della meditazione potremo sentirci bastanti a noi stessi, questo ci riporterà consapevolmente nel campo di potere che è la vita, con cui siamo uno. Le parole di Massimo Rodolfi ci indicano qual è la via dello yoga:
Solo la pratica della comprensione di sé, con la realizzazione dell’innocuità del proprio comportamento, può condurre ogni essere umano al superamento della sofferenza, al compimento dello yoga e al conseguimento di quello stato di imperturbabilità chiamato, in questa occasione, ‘samadhi’.

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Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.