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Il Pantheon Induista: Trimurti, creazione, conservazione, distruzione

ilpantheon_indu.300_0Lo Spirito universale desiderava realizzarsi e riprodursi. Diede così inizio alla creazione del mondo e degli Dei.
All’inizio troviamo Prajapati, signore delle creature, o Hiranyagarbha, l’uovo d’oro, divenuto poi Brahma, l’assoluto impersonale e, in seguito all’acquisizione di caratteristiche personali, Ishvara.
Il sommo Dio impersonale non è concepibile dalla mente umana: la religiosità indiana ha creato allora divinità personificate, incarnazioni e manifestazioni dell’Uno.
Secondo la tradizione, gli Dei del pantheon induista sarebbero 33.333 o multipli di questo numero.
Già nel Rig Veda si dice “Vari nomi danno i poeti a lui, che è solo Uno”.
Nel pensiero vedico gli Dei erano personificazioni di forze naturali: fiumi, montagne, alberi erano Dei, il cielo era il Dio Dyaus, la terra la Dea Prithvi, l’aurora la Dea Usha, il vento il Dio Vayu.
Agni, Dio del fuoco, impersonava sia l’elemento fuoco sia il sacrificio vedico.
Gli uomini traevano vita da queste forze naturali, gli Dei avevano bisogno dei sacrifici.
Con il tempo, il culto sacrificale vedico venne sostituito dal rituale religioso e si affermò il principio del continuum morte-rinascita: i miti vedici si trasferirono alla Trimurti induista, personificante i tre aspetti di ogni atto creativo. Creazione, conservazione, distruzione divennero tre divinità: Brahma, creatore, Vishnu, conservatore, Shiva, distruttore.
A queste tre divinità corrispondono i Guna, le tre qualità di Prakriti, la materia primordiale: rajas, l’impulso iniziale all’azione, sattva, la conservazione sostenuta da ritmo equilibrato e tamas, la distruzione che porta all’oscurità.

Tutta la creazione è qualificata dalle varie possibili mescolanze dei tre Guna e così pure gli Dei.
La funzione di Brahma è quella di dare avvio a una manifestazione del mondo (manvantara).
Brahma non è immortale, anche se la sua vita è incalcolabilmente lunga in termini umani: essa dura 100 anni di Brahma, ciascun anno comprende 360 giorni di Brahma, ciascuno dei quali dura dodici milioni di anni umani.
Con la morte di Brahma ha inizio la completa dissoluzione del mondo (mahapralaya): non esiste più vita, non esiste più forma, tutto è immobile. Solo Vishnu sogna una nuova era, giacendo nel sonno contemplativo (yoga nidra) sulle innumerevoli spire del serpente del mondo, galleggiante sulle acque dell’oceano cosmico. In essi, Vishnu, serpente, oceano, è condensata l’energia del mondo che fu.

La prima manifestazione della nuova vita è un fiore di loto che nasce nell’ombelico di Vishnu; questo cresce e dà origine a Brahma. Il ciclo della creazione riprende.
Vishnu, il conservatore, è già presente nel Rig Veda come compagno degli Dei solari, è la divinità che percorre l’universo con tre passi, simbolo del sole che nasce, si alza nel cielo e infine tramonta.
Ma è in epoca post vedica che Vishnu diviene la divinità più popolare e venerata: assumendo via via in sé divinità e tradizioni diverse, anche attraverso la formulazione della dottrina degli avatara (le diverse incarnazioni o discese), nelle quali Vishnu si manifesta per proteggere il bene e annientare il male.
Shiva, uno dei più antichi Dei indiani, ha 1008 raffigurazioni: Dio delle tempeste, delle malattie e della morte, è anche colui che aiuta e cura.
Nella Trimurti è il Dio della distruzione, evoluzione del Dio vedico Rudra, personificazione dell’aspetto selvaggio e pericoloso della natura.
Con lo sviluppo dell’aspetto religioso, di preghiera e di richiesta di grazie al cielo, Shiva viene a identificarsi con Ishvara, il Dio personale, Dio dai molteplici aspetti e dalle opposte tendenze: caritatevole o tremendo, egli è il danzatore cosmico, simbolo sia della distruzione del mondo sia della liberazione delle anime.
La sua rappresentazione più diffusa è quella di un asceta, del fondatore dello Yoga, che siede in meditazione su una pelle di tigre.
Ma Shiva è anche il Dio della procreazione, capace di far innamorare tutte le donne dei Rishi, che incontra mentre vaga sui monti dell’Himalaya.

Anna Shabalin

Anna Shabalin

Mi chiamo Anna Shabalin, sono nata e vivo a Milano, ho studiato lettere a psicologia e ho lavorato presso alcune aziende nell'area delle Risorse Umane, negli ultimi 15 anni come Responsabile dello Sviluppo del Personale. Parallelamente alla mia esperienza professionale ho condotto la mia ricerca personale che, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, lo yoga e una serie di altre esperienze, è divenuta ricerca spirituale. Dall'inizio del 2012 ho lasciato la professione: potevo andare in pensione, ho fatto due conti, ho pensato che potevo starci et...voila’, ho fatto il salto. Ora studio, faccio volontariato, accompagno, piena di meraviglia, la crescita di un fantastico nipote di 3 anni, ho i miei affetti e ho Energheia: fra alti e bassi, la mia vita è piena e giusta.
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