Il dramma di Arjuna: la via dell’aspirante spirituale

Il dramma di Arjuna la via dell'aspirante spirituale“O Krishna, vedendo la mia gente così disposta per il combattimento, le mie membra vengono  meno, la bocca diviene secca, il mio corpo trema e i capelli mi si rizzano sulla testa; Gandiva mi sfugge di mano e la mia pelle sembra ardere. Non posso reggermi in piedi, il mio spirito vacilla e ho presagi funesti, o Keshava.”
(BG I-28,29,30)

Arjuna incontra sul suo cammino la prova più insidiosa mai affrontata. Dopo tante battaglie affrontate nelle pianure del mondo, deve sconfiggere il nemico che è in lui.  Nel corso dell’esistenza ha già incontrato diversi ostacoli. Molte volte si è scontrato con le vicissitudini e le difficoltà della vita, e per quanto si sia impegnato non sempre gli esiti sono stati positivi, ma ogni volta ne è uscito rafforzato e pieno di voglia di fare. Le vittorie gli hanno dato sicurezza e le sconfitte lo hanno spronato a dare di più. Il Pandava è fiero di essere uno kshatriya (guerriero), crede nell’autorità e nella giustizia e si adopera per favorire il principio del bene. Il figlio di Kunti ha imparato a muoversi nella vita con un certo atteggiamento fiducioso verso quello che c’è da fare.

Questa volta Arjuna è atteso da una prova che richiede uno sforzo più grande. Un nemico invisibile serpeggia tra le pieghe della sua coscienza. Come un cobra si erge al richiamo del fachiro, le emozioni sepolte nell’inconscio risalgono in superficie richiamate dal sé inferiore. Arjuna, dopo aver visto chi compone le fila dell’esercito antagonista, è mortificato, non vuole combattere la sua gente, non può concepire di considerare nemici da uccidere coloro con cui ha condiviso l’esistenza. Si sente venir meno e perde fiducia nella vita come se fosse stato colpito in un punto vitale. Dato che nel campo di battaglia vi sono disposti i familiari, i compagni di giochi e gli amici di un tempo, neanche la sua forza e la sua agilità fisica lo possono aiutare. Niente può schivare un tale colpo, così Arjuna viene toccato nel profondo. Allora le emozioni fuoriescono e prendono il sopravvento. Quanto non è stato ancora rischiarato dalla Luce della coscienza reagisce alla spinta della vita e sembra avere una forza inusitata. Per questo Arjuna è preso dallo sconforto e sente le spire della morte intorno a lui.

All’improvviso il castello delle certezze di Arjuna viene meno, le fondamenta sembrano sgretolarsi come arenaria. La prova che ha di fronte gli appare insuperabile, sembra ghermirlo come una bestia feroce. La lotta, che tanto aveva rincorso e sulla quale aveva fondato la sua ragione di essere, questa volta è sul punto di essere rigettata. La sfiducia gli fa perdere la presa sull’arco. Lo shock emotivo è grande, non riesce a sostenere nemmeno il peso dello strumento che gli ha donato Shiva. In quel momento anche la pratica dello yoga viene messa in discussione. Arjuna percepisce i propri limiti interiori come un vortice nero che cerca di soffocare la vita e il calore che sente è il prodotto dello scontro emotivo. Non riesce a distaccarsi dalle emozioni che lo legano ai ricordi, così il Karma lo porta a sentire quanto il passato è ancora presente nella sua coscienza. Toccato nei sentimenti, Arjuna si ribella alla vita. Non si sente ancora pronto per la strada della Verità; per questo, indeciso, si sofferma in compagnia della morte. Non è ancora libero di guardare il presente con occhi pieni di fiducia verso il futuro, in quanto velati da un passato non ancora del tutto vagliato.

Però la Luce è con Arjuna. Nonostante la paura lo paralizzi e un mantello nero sembra avvolgerlo, il Pandava mantiene aperto il canale con la vita. Le umane debolezze non gli impediscono di rivolgersi a Krishna. Forse il contatto con la parte spirituale non è mai stato così sincero. Nel confronto con l’Anima, la personalità viene inchiodata sempre più nella materia e la coscienza si prepara al grande balzo. I limiti, quando vissuti, indicano la via verso la libertà. Arjuna nel momento più nero, trova la forza per cercare sostegno nel Maestro. Ancora non ne è consapevole, ma così getta le basi per rinsaldare il suo proposito di Ksathrya.

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Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.