I Veda, lo scrigno della conoscenza

I Veda lo scrigno della conoscenza scienza dello yoga anna todicoIl corpus dei Veda è tutto quello che ci rimane della civiltà indiana del tempo: un complesso di scritture sacre straordinariamente ampio e unico, senza pari. L’unico e solo monumento veramente eccezionale che gli Arya abbiano consegnato alla storia (vedi http://www.yogavitaesalute.it/india-antica-culla-della-spiritualita/), antecedente sia alla Bibbia che ai poemi omerici.

Eppure, secondo la tradizione, solo una minima parte del corpo vedico originario sarebbe giunta fino a noi, preziosa testimonianza di una tra le più antiche letterature orali, composta lungo un periodo plurisecolare che va dal 1800 all’800 a. C., secondo una datazione assolutamente approssimativa.

Gli Arya non si curarono di tramandare la loro storia, di lasciarci testimonianze delle gesta dei sovrani o delle loro conquiste: l’unico fatto importante, cardine della vita vera, rimaneva il rito, il sacrificio; con l’azione liturgica (reale protagonista dell’immensa raccolta vedica), sapientemente e perfettamente celebrata, la semplice quotidianità si fa dimora dell’invisibile.

Appare evidente che la peculiare tendenza spirituale dell’India antica spinga verso l’esigenza totalizzante della salvezza tramite la ritualità. La massima aspirazione dei praticanti era la vita infinita.

La scienza, la conoscenza, questo rappresentavano (anche etimologicamente parlando) i Veda nella estremamente semplice, almeno nell’aspetto esteriore, civiltà indiana di allora. Inni, invocazioni, scongiuri, in versi, e indicazioni e prescrizioni rituali, in prosa, si intrecciano magistralmente in questi testi di origine non umana, custoditi dagli unici depositari: i sacerdoti, o brahmani.

In realtà la civiltà vedica si basava sulla diarchia sacerdoti (brahmani) e guerrieri (ksatriya), i primi dediti al culto, i secondi al governo. Il rapporto tra il potere spirituale e il potere temporale è stato un tema molto presente per l’India dei Veda, ma anche dopo.

Si trattava di un rapporto talvolta ostile, ma anche di complementarietà. I brahmani discendevano dai rishi, i saggi veggenti, al cui cospetto scompariva qualsiasi esercito del re. D’altro canto, gli ksatriya potevano essere addirittura più illuminati degli stessi brahmani su talune dottrine. Proprio come accadeva in cielo tra Indra (re) e Brhaspati (sacerdote), solo la loro alleanza garantiva la vita sulla terra.

Significativo è il divario tra la semplicità basilare della civiltà materiale vedica e la complessità e difficoltà dei testi, spesso strani e impenetrabili. Allo studioso Louis Renou gli inni apparivano, più che poesie, “opere frenetiche, derivanti da un’atmosfera di dispute oratorie, dove la vittoria si ottiene formulando meglio (o indovinando più velocemente) gli enigmi con fondamento mistico-rituale”.[i]

Il mondo dei Veda è quanto di più distante ci possa essere dalla superficialità e dal semplicismo, caratterizzato da tensioni forti e da rigore. Al mondo circostante fatto di poche cose (fuoco, acqua, rocce, cavallo, vacca, etc.) fa riscontro una struttura ineccepibilmente raffinata e un lessico sottile e arguto.

Poche parole cardine si ripetono continuamente dando un’idea illusoria di monotonia: in realtà da ciascuna di queste parole germogliano significati ogni volta nuovi.

I testi più antichi e più importanti sono quelli conosciuti come i quattro Veda: 

  1. Il Rig-Veda, il più antico, il sapere sotto forma di versi;
  2. Lo Yajur-Veda, il sapere sotto forma di formule liturgiche;
  3. Il Sama-Veda, il sapere sotto forma di melodie liturgiche;
  4. L’Atharva-Veda, raccolta di carattere in parte magico e in parte speculativo, considerata non di pari dignità rispetto alle prime tre, note anche come “la triplice scienza”, o “i tre Veda”.

Secondo Eliade gli autori degli inni vedici credevano nel vigore, nella prosperità e nella fecondità. Di sicuro essi credevano che tutti potessero liberarsi dalla condizione umana e realizzare l’assoluto, pervenendo a quello stato di coscienza, obiettivo di migliaia di atti rituali codificati nei Veda.

[i]
[i] R. Calasso, L’ardore, Adelphi Edizioni, Milano, 2010

 

Bibliografia:

  1. Eliade, Lo yoga – immortalità e libertà
  2. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Ashram Vidya, Roma, 1998

 

Ti potrebbe interessare

Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.