humanlux

I Veda e lo Yoga

veda_yogaYunjate mana uta yunjate dhiyo vipra viprasya brhato vipascitah

Vi hotra dadhe vayunavid-eka in-mahi devasya savituh paristutih

Aggiogano la mente, aggiogano i pensieri i preti del gran prete conoscitor degli inni.

Egli è l’unico che sa le regole, ha assegnato le invocazioni. Grande è la lode del dio Savitar

RG VEDA v.81

 

Lo sguardo non si è mai spinto così lontano come nei Veda. Così tanto che facciamo fatica a entrarne in sintonia nello stesso modo in cui alla ragione rimane incomprensibile il palpito del cuore. Devono essere cambiate molte cose da quando quei sommi poeti dalla visione profonda investigavano la vita e ne cantavano le lodi come un usignolo saluta la luce del sole. Secondo le sacre scritture indiane viviamo in un era detta Kaly Yuga che rispetto ad altre tre, tutte più luminose, si caratterizza per i numerosi conflitti e per la diffusa ignoranza della vita. Per essere precisi la tradizione indiana asserisce che durante il Kaly yuga l’umanità percepisce soltanto un quarto della realtà. I Veda fanno parte della Sruti ( rivelazione ) cioè sono la visione diretta dei Rishi della verità eterna e vengono definiti apauruseya, cioè la paternità non è ne umana e ne divina. Tale affermazione scatena contrapposizione in chi ha la visione offuscata, mentre in chi si sta risvegliando dal lungo sonno rimane semplicemente meravigliato dalla luce che diffondono. Secondo gli insegnamenti i Veda arrivano da una lunga tradizione orale che ha preservato quei canti che lodano la vita osservandola per quello che è. Nei Veda la poetica della luce trova compimento attraverso parole vive, piene di potere, che accendono l’animo di chi è pronto per ascoltare. Per gli studi accademici i Veda sono l’espressione di una popolazione nomade indoariana stabilitasi nella pianura del Gange nel secondo millennio a.c. Comunque nonostante tutti gli sforzi profusi da molti studiosi mi sembra che vi sia un cono d’ombra sulla loro provenienza tanto da poter pensare ad una ambientazione diversa da quella del subcontinente indiano. Un interessante studio dello scrittore Tilak, considerato uno dei padri fondatori della nazione indiana, colloca la dimora dei Veda nel nord del mondo. Comunque al di là di qualsiasi disputa sull’esatta collocazione temporale e spaziale dei Veda quello che effettivamente mi colpisce è che non vi è nessun reperto archeologico attribuito ad una civiltà vedica nonostante siano stati ritrovati dei reperti anteriori al secondo millennio a.c. Tra questi ritrovamenti vi è una statuetta che rappresenta una figura che pratica una posizione meditativa, che per alcuni è divenuta il primo indizio dell’antichità delle pratiche dello yoga. Nonostante alcuni Maestri insegnano che lo yoga esiste da sempre e che la tradizione lo riconduca a Brahma ( il Creatore), da bravi figli della mente utilizziamo pure la razionalità per capire da dove proviene lo yoga. Comunque anche seguendo questa strada si può notare che la pratica dello yoga non nasce durante il periodo scolastico dei Darsana ma è già contemplato negli inni più antichi dei Veda, il RG Veda.

Infatti dato che il termine yoga deriva dalla radice yuj che significa aggiogare e I Rishi vedici anche negli inni più antichi descrivono come i patriarchi praticassero l’aggiogamento dei pensieri per entrare in comunicazione diretta con la vita, si evince che fosse una attività che tenevano in gran considerazione. Dato che non vi sono descritte delle indicazioni sul come fare, che invece iniziamo a trovare nelle Upanisad, si può presupporre che in quel periodo vi fossero delle condizioni psicologiche favorevoli tali da non aver bisogno di un manuale di istruzioni per aggiogare i pensieri. Invece durante la nostra epoca la presenza degli insegnamenti sullo yoga codificati da Patanjali negli Yogasutra ci possono far presupporre che l’oscurità ha avvolto la coscienza e la visione della luce senza una sadhana (pratica) non è più accessibile come un tempo. La sofferenza momentaneamente impedisce all’animo umano di inebriarsi con il nettare divino ( Soma) e di sentirsi parte del tutto. Come i rami di un albero si nutrono dalle stesse radici e si allontanano dalla madre, ogni sguardo gettato sulla realtà si alimenta della stessa luce e si protende verso l’infinito. La Vittoriosa che precede ogni creazione viene all’appuntamento giorno dopo giorno e allineandosi con il sole incita ogni essere umano a mettersi in cammino per raggiungere il sentiero che conduce il carro aggiogato nella luce. Ma il dubbio si può insinuare come un serpente che striscia verso la preda. Come posso aggiogare i pensieri? Lo yoga è utile per vivere pienamente la vita? Sri Aurobindo che descrive Agni come la volontà divina, perfettamente ispirata dalla divina saggezza e davvero all’unisono con essa, che è il potere dinamico o efficace della coscienza di Verità traducendo una parte di una lode ad Agni svela il simbolo più ricorrente dei Veda: il sacrificio. Così con le sue opere, di cui vi riporto due passi, ci viene in soccorso facendoci intravedere quella luce di Verità che unisce i Veda e lo Yoga :

“La condizione del sacrificio effettivo è il continuo ricorrere del pensiero nell’essere umano, giorno dopo, nella notte e nella luce, con sottomissione e obbedienza, adorazione e dono di sé, alla Volontà e alla Saggezza divine rappresentate da Agni.”

Il Segreto dei Veda

Prima che la notte ceda il passo al crepuscolo del mattino, l’aurora precede il sorgere del sole da oriente.

“ Con timida e arrischiata istintiva grazia,
Orfana e spinta fuori a cercar asilo,
Un’errante meraviglia senza luogo dove vivere,
Un soffuso richiamo di un lento miracoloso gesto
Venne in un remoto angolo del cielo. L’insistente fremito di un tocco che trasfigura
Persuase la nera quiete inerte
E bellezza e meraviglia turbarono i prati divini”

Savitri

Luca Tomberli

Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.
Responsive Menu Clicked Image
Apri il menu