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I sei darsana e la codificazione dei Sutra

Intorno al VI sec. A. C. nella cultura indiana si assiste ad una svolta importante con l’inizio della codificazione della filosofia e la nascita dei darsana, o scuole di pensiero. Come sia avvenuto questo passaggio e su quali basi l’abbiamo descritto nel precedente articolo

I sei darsana più autorevoli e rappresentativi, tra i diversi che sorsero sull’impulso di dare una sistematizzazione logico-critica al pensiero filosofico indiano, pur nel loro differenziarsi, condivisero inevitabilmente il contatto profondo con le radici stesse della comune cultura.

In realtà ciascun darsana proponeva il proprio punto di vista (come d’altronde rivendica l’etimo stesso della parola), la propria interpretazione di quell’immenso, immane patrimonio filosofico che erano stati i Veda e le Upanishad, sino ad allora essenza unica della spiritualità indù.

L’autorevolezza dovuta al carattere di testimonianza diretta, rivelata, dei testi vedici viene mutuata dalle scuole cosiddette ortodosse, tra le quali rammentiamo il Samkhya, lo Yoga e l’Advaita Vedanta.

È così che lo yoga affonda le sue radici proprio nella conoscenza diretta dei saggi veggenti, i Rishi. È per questo che il grande Shankara non trova altra strada alla realizzazione che quella tracciata dai Veda.

Bisogna dire che i diversi darsana si svilupparono intorno a diversi centri di attività filosofica e attraverso più generazioni, mentre le loro dottrine vennero enunciate sotto forma di sutra, brevi aforismi.

Siccome i “punti di vista” furono opera di una successione di pensatori, le dottrine subirono delle rivisitazioni da parte dei successivi interpreti. I Sutra vennero codificati posteriormente rispetto alla nascita dei darsana e gli autori non coincisero con i fondatori delle scuole, ma furono solo i formulatori.

Per esigenze di rigore espositivo e di incisività la letteratura dei Sutra ebbe un carattere spiccatamente laconico ed essenziale. Qualsiasi inutile ripetizione doveva essere evitata a favore di sintesi e concisione. Questo, però, rende difficile oggi la comprensione dei Sutra in assenza dell’aiuto di un commento.

Il fatto che tutte queste scuole filosofiche attingessero all’unica e sola dottrina contenuta nei testi vedici spiega l’utilizzo di un lessico comune, anche se con sfumature di senso diverse.

Termini come avidya, maya, purusa o jiva vennero adoperati dalle varie scuole, ma con significati che non di rado si discostano sostanzialmente.

Al di là di comprensibili divergenze, diversi sono i punti fondamentali su cui concordano i sei darsana. Primo fra tutti: l’importanza che viene attribuita alla teoria della conoscenza. Tutte le dottrine affrontano la questione della validità e dei mezzi della conoscenza. La ragione comunque viene subordinata all’intuizione: d’altronde, come può la ragione logica cogliere la vita nella sua interezza?

Tutti i darsana condividono la concezione evolutiva dell’universo. Creazione, conservazione e dissoluzione si susseguono incessantemente, ma ogni volta ad uno stadio di maggiore evoluzione attraverso il quale l’umanità procede verso il suo sentiero di realizzazione, in accordo con le leggi che governano l’universo.

I sei punti di vista ammettono tutti la rinascita. Le varie vite di ciascuno sono come perle che si infilano a formare la collana della Vita. E la morte di sicuro non è mai una fine o un ostacolo, quanto invece l’inizio di nuovi passi.

“Lo sviluppo dell’anima è un lungo processo, benché intervallato dal periodico battesimo della morte.”[1]

Infine un importante punto condiviso da tutti i darsana è l’obiettivo della liberazione o moksa, sinonimo di realizzazione e senso profondo del percorso umano.

La liberazione è emancipazione dall’ignoranza-avidya e dall’illusione da questa generata circa l’essenza e l’apparenza. È superamento del dolore e acquisizione dell’eterna Beatitudine, propria della nostra natura spirituale. È necessariamente superamento dell’ingannevole individualità: “come l’onda che scioglie nell’oceano la sua individualità fittizia”.[2]

[1] S. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Asram Vidya, Roma, 1998

[2] Gruppo Kevala, a cura di, Glossario Sanscrito, Edizioni Asram Vidya, Roma, 1998

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.
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