I Brahmana: un ponte tra Inni e Upanishad

In un precedente articolo abbiamo raffigurato, secondo una metafora corrente, la civiltà indiana come un possente corso d’acqua che si incammina tumultuoso, incorporando i fiumi più piccoli che la sua imperiosa corrente incrocia sulla sua strada.

Brahmana

Come un corso d’acqua non è mai uguale a se stesso nei vari tratti che si susseguono, così la manifestazione letteraria della civiltà indiana è in continua, graduale e impercettibile trasformazione. Succede allora che nello scorrere del tempo i Brahmana soppiantino i cosiddetti Inni o Mantra (considerati da alcuni studiosi come la creazione dei poeti ed espressione di ardente fede), e vengano a loro volta sostituiti dalle Upanishad (ritenute meditazioni di filosofi, speculazioni di ampio respiro).

Ricordiamo che ciascun Veda consiste di queste tre parti: Samhita o Mantra, raccolta degli Inni, Brahmana, precetti e doveri religiosi, Upanishad, impegnate in problemi filosofici. Insieme questi testi costituiscono la “rivelazione” di origine divina, la Sruti.

I Brahmana, all’interno di questo percorso insieme letterario, umano e spirituale più che religioso, di rado hanno trovato posto nei libri di filosofia. E di sicuro sono quasi sempre stati considerati con pregiudizievole insofferenza, quasi frutto di caduta nell’aridità e artificiosità, dopo lo splendore creativo degli Inni.

L’immensa letteratura dei Brahmana che, appunto, rivelavano un cambiamento di atmosfera e si distaccavano dalla visione idilliaca della prima sezione dei Veda, fu considerata da Max Muller, indologo esperto delle religioni, addirittura puro vaniloquio.

Secondo uno dei maggiori indologi del nostro tempo, invece, quello che ad una frettolosa lettura sembra “una raccolta di curiosità”, in realtà si rivela “un sistema teologico, chiaro, logico, armonioso”. La riabilitazione di questi testi verso un’interpretazione ben più lungimirante si deve a colui che può essere considerato uno dei maestri dell’indologia: Sylvain Lévi, che alla fine dell’ottocento pubblicò La dottrina del sacrificio nei Brahmana.

I Brahmana sono testi vedici di esegesi liturgica che emanano da cerchie professionali, “tecnici” con un linguaggio più attuale. Essi, lungi dall’essere verbosità insensata e monotona, rappresentano l’origine della civiltà indiana, secondo un altro esperto (Ch. Malamoud).

In un discorso prolisso e oscuro, attraverso un proliferare di annotazioni, ingiunzioni e spiegazioni si dischiude un universo imprevedibile e viene esposta una dottrina complessa, ma saldamente strutturata: quella della onnipotenza del sacrificio.

I Brahmana, contrariamente a quanto si è portati a credere, non possono essere costretti a mere esposizioni didattiche; essi sono controversie e conversazioni sacerdotali, collezioni anonime di opinioni individuali, discorsi liberi sulla spiegazione dei riti. Questo attribuisce loro una fondamentale unità, rendendoli un patrimonio comune di aneddoti, aforismi, leggende.

Tra i più importanti Brahmana (Aitareya- Brahmana, Kathaka, Maitryani-Samhita, Kausitaki-Brahmana, Gopatha-Brahmana, etc.) il più autorevole è lo Satapatha Brahmana, la via “dai cento cammini”, risalente all’ottavo secolo a.C. Come ci fa notare lo scrittore R. Calasso, questo testo ci offre l’immagine di un mondo costituito soltanto dal religioso, nei confronti del quale un mondo privo di tale impronta appare insensato.

I compilatori dei Brahmana si sono sforzati di stabilire connessioni tra i riti e il mondo esterno, tra le formule e il destino umano. Questa la vera forza di questo pezzo di architettura fatta di parole, rappresentata dai Veda.

In questa prospettiva gli autori dei Brahmana si ergono a veri degni successori dei poeti ispirati degli Inni. Il loro sistema religioso mostra una diretta continuità con gli Inni stessi. Le loro dissertazioni sulla scienza sacra (brahman) anticipano le speculazioni delle Upanishad.

La formula “Adorate la realtà sotto il nome di brahman”[i] esprime tanto lo spirito dei Brahmana quanto quello delle sicuramente più conosciute e apprezzate Upanishad.

[1] Sylvain Lévi, La dottrina dei Brahmana, Adelphi Edizioni, Milano, 2009

Bibliografia:
Sylvain Lévi, La dottrina del sacrificio nei Brahmana, Adelphi Edizioni, Milano, 2009

  1. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Ashram Vidya, Roma, 1998
  2. Calasso, L’Ardore, Adelphi Edizioni, Milano 2010

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.