Cosmogonia vedica

cosmogonia vedicaLo sfuggente orizzonte vedico è delineato da un proliferare inesauribile di miti cosmogonici, che riflettono le trasformazioni maturate progressivamente all’interno del pensiero relativo al divino. Già nel Rigveda, dall’acerbo politeismo degli albori si passa, infatti, alla solenne profondità degli inni che si rivolgono al “Dio Ignoto”, al Purusa e all’Uno.

I pensatori vedici, di fronte al mistero della nascita del mondo, cercano le risposte alle loro incalzanti domande attraverso varie strade che passano naturalmente per la religione, che diviene poi metafisica.

Nello stadio pluralistico le varie divinità (Varuna, Indra, Agni, Visvakarma) sono viste come artefici della creazione dell’universo. Il modo in cui si realizza la creazione viene concepito in varie maniere. Non manca l’idea dell’universo costruito proprio come un carpentiere costruisce una casa. Resta però aperto il quesito sull’origine della “materia prima” per la costruzione.

Nelle parti più antiche del Rigveda il Cielo (Dyaus Pitr) e la Terra (Prthvi Matr) sono presentati come “i genitori”, che una volta erano congiunti. Secondo un tardo inno, entrambi furono foggiati dal Carpentiere Tvastr, il più antico creatore vedico. Anche molti altri dèi, tra cui Indra e Vac (Voce/Parola), hanno funzioni cosmiche.

Particolarmente importanti quelle attribuite a Indra. Con la sua vittoria sul drago Vrtra, Indra separa il Cielo dalla Terra, dando origine alla creazione dello Spazio intermedio, inoltre fa apparire il Sole tracciandogli un sentiero.

È Indra che fornisce il latte alle vacche, che, lacerando le nubi col suo Fulmine, fa cadere la pioggia che nutre la vegetazione. Egli è il grande fecondatore della Terra, vacca divina di cui egli è il toro.

Vac è la figura femminile di maggiore spicco tra le poche celebrate nei Veda. Assimilata all’immensità dello spazio celeste, viene presentata come la Madre dei Veda. “Io, la Regina adunatrice dei beni, sagace, la prima tra i degni di sacrificio. […] Io Cielo e Terra ho pervaso. […] Il Cielo con il vertice del capo tocco. Io stessa come Vento soffio, avviluppando i mondi tutti: oltre il Cielo, oltre questa Terra; tale in grandezza/maestà son divenuta!” come lei stessa si descrive.

Addirittura Prajapati, il signore delle creature, il dio unico al di sopra degli dèi, viene da lei, la Parola, generato. Egli si rivela tramite Vac ed è tutt’uno con lei: è insieme suo figlio, suo padre e suo sposo. Vac, essere femminile, dalle sembianze di una colonna d’acqua scrosciante tra Cielo e Terra, ingravida lui, il creatore, con gocce; prima otto, poi undici, poi dodici, poi una. Da quelle gocce vengono generate trentadue divinità, con l’aggiunta di Vac stessa, la trentatreesima, si completa il pantheon.

Prajapati non pone mano alla creazione come fa un artigiano di fronte alla sua opera, ma “è il processo stesso della creazione: in essa si fa e si disfa”.[i] Lui, il Progenitore, che si fa ingravidare da Vac-Parola congiungendosi a lei con la mente, così narrano gli inni, in realtà viene generato dai Saptarsi, i sette Rsi delle origini.

I sette veggenti, non potendo generare, decisero di comprimersi in una sola persona. “Due sopra l’ombelico e due sotto l’ombelico, uno sul lato destro, uno sul lato sinistro, uno alla base”. Mancava la testa. Allora essi estrassero da sé la linfa e l’essenza, concentrandole come in un vaso. Quella fu la testa. E Prajapati fu, pronto per darsi alla creazione.

Con l’atto creativo di Prajapati si perviene allo stadio monoteistico, animato dalla questione se Dio creò il mondo da se stesso o traendolo col suo potere da una materia preesistente. Negli inni vedici sono presenti entrambe le concezioni.

Uno dei miti più noti presenta la creazione del mondo da parte di un Dio onnipotente che lo trae dalla materia preesistente. In origine era Hiranyagarbha, il grembo d’oro, l’uovo cosmico galleggiante sulle acque primordiali che pervadevano l’universo. Egli, lo Spirito supremo, il demiurgo, fece sorgere il mondo dal caos informe.

Per l’innato fervore spirituale dell’Assoluto l’uovo si schiuse, generando il cielo, dal guscio superiore, e la terra, dalla parte inferiore. Con le membrane interne nacquero le montagne, e dai liquidi derivarono i fiumi e i mari.

Qui troviamo una rappresentazione della più profonda speculazione sulla genesi dell’universo. Secondo l’inno il desiderio, kama, è il segreto dell’esistenza e della creazione. Il forte impulso stimolante a voler essere, a voler creare insito nell’Assoluto, è chiamato tapas, ed è il naturale germogliare, l’ardente spinta dell’essere verso il non-essere. Questa è pertanto l’antitesi primaria, che darà origine al resto dell’evoluzione mediante la contrapposizione del principio formatore e della materia informe. L’interazione dei due principi complementari, l’attivo Purusa e la ricettiva Prakrti, lo spirito e la materia, ci consegna il mondo così com’è.

[i] R. Calasso, L’Ardore, Adelphi Edizioni, Milano 2010

Bibliografia

  • Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Ashram Vidya, Roma, 1998
  • Renou, L’Induismo, Xenia Edizioni, Milano, 1994
  • Calasso, L’Ardore, Adelphi Edizioni, Milano 2010

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Anna Todisco

Anna Todisco

Anna Todisco nasce nel 1959 a Napoli, dove si laurea presso l’Istituto Universitario Orientale in lingue e letterature straniere moderne con specializzazione in lingue slave. Dal 1984 vive a Firenze dove fa varie esperienze di insegnamento a bambini, adolescenti, adulti. Per diversi anni segue, in collaborazione con i servizi sociali territoriali, bambini ed adolescenti problematici. Parallelamente coltiva ed approfondisce interessi che spaziano dalla filosofia orientale e yoga al reiki ed alle terapie olistiche. Sceglie di dedicarsi completamente alla famiglia cercando sempre di mettere in pratica le conoscenze acquisite ed i conseguimenti della sua ricerca interiore, convinta che la spiritualità si realizza nel quotidiano. Dal 1995 si occupa di raja yoga ed esoterismo, diplomandosi nel 1999 ad Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, di cui è insegnante a Firenze. Tiene la rubrica Letteratura e spiritualità sulla rivista il Discepolo della Draco Edizioni e scrive per la sezione Yoga per Tutti all’interno del portale Yogavitaesalute.