Brihadaranyaka Upanishad

Brihad_Upanishad_300_0Letteralmente Brihadaranyaka significa “il grande libro (brihat) della foresta (aranyaka)”.
E’ la più estesa e fra le più antiche Upanishad: la data della composizione viene situata in un periodo molto ampio, fra il X e il VII secolo a.C.
E’ anonima, anche se i temi sono espressi da Yajnavalkya, eminente teologo e filosofo.
Fa parte dello Yajur Veda bianco (la collocazione delle Upanishad alla fine dei 4 Veda è stata indicata nell’articolo introduttivo) così chiamato in quanto contiene testi da recitarsi nei sacrifici, mentre lo Yajur Veda nero contiene prescrizioni.
La Brihadaranyaka è redatta in prosa e in versi ed è composta da sei lezioni o letture.
All’inizio vi si narra l’origine dell’universo ad opera del Creatore che lo trae dal non essere.
… “All’origine esisteva solo l’atman, sotto forma di purusha. ………Egli non era contento, perciò non è contento chi è solo. Egli sentì il desiderio di un altro. La sua estensione era allora quella di un uomo e di una donna abbracciati. Egli si scisse in due parti, di qui ebbero origine lo sposo e la sposa. Perciò diceva Yajnavalkya: “Anche noi due rappresentiamo una metà”. Perciò il vuoto viene riempito dalla donna: con lei si congiunse e ne nacquero gli uomini.
Ma Ella pensò: “Come può egli congiungersi meco, dal momento che mi ha generato? Suvvia voglio nascondermi. Ella divenne vacca, lui si fece toro e a lei si congiunse. Nacquero i bovini. Ella si fece giumenta, lui stallone …..Ella si fece pecora, lui ariete… In tal modo produsse tutto ciò che va per coppie, fino alle formiche”. … (I lettura, IV brahmana)

Nel testo viene affermata l’identità assoluta di atman e brahman. Brahman è universale, indifferenziato, pura coscienza, assoluto: le sue qualità sono indescrivibili, quindi di lui si può dire solo ciò che non è “neti…neti…” (non questo…non questo…) (III lettura, IX brahmana).
Nella Brihadaranyaka sono compresi alcuni dialoghi filosofici fra dotti brahmani e sovrani, ma quello che a me è piaciuto di più è il dialogo fra Yajnavalkya e sua moglie Maitreyi (IV lettura, V brahmana):
“A quei tempi Yajnavalkya aveva due mogli: Maitreyi e Katyayani. Di queste, Maitreyi conosceva la scienza del brahman, Katyayani aveva invece la conoscenza propria delle donne.
Or ecco che Yajnavalkya, intendendo abbracciare un’altra condizione di esistenza, disse: “Maitreyi, io abbandonerò questi luoghi per menare la vita del monaco errante, desidero quindi sistemare le cose fra Katyayani e te”.
Maitreyi gli rispose: “Se, o signore, io possedessi tutta la terra, tutta piena di ricchezze, sarei per questo immortale oppure no?”
“No certamente” rispose Yajnavalkya, “la tua vita sarebbe quella dei ricchi; è impossibile, però, ottenere l’immortalità mediante la ricchezza”.
Maitreyi allora disse: “Che cosa potrò farmi io di ciò che non mi rende immortale? Dimmi, invece, signore, ciò che tu conosci a tale proposito”.
Yajnavalkya le rispose: “Tu mi sei invero molto cara ed ecco che ti rendi a me ancor più cara; ti esporrò quindi le mie conoscenze; tu stai attenta alle mie spiegazioni”.

Egli allora disse: “Non è certamente per amore del marito che il marito è caro: è per amore dell’atman che il marito è caro. Non è certamente per amore della sposa che la sposa è cara; è per amore dell’atman che la sposa è cara. …….. Non è per amore del potere che si ama la potenza; è per amore dell’atman che si ama il potere. ……. Non è per l’amore verso ogni cosa che ogni cosa è cara: è per amore dell’atman che ogni cosa è cara. ……. E’ l’atman invero che bisogna considerare, che bisogna ascoltare, a cui bisogna pensare, su cui bisogna meditare. O Maitreyi, si prende conoscenza di tutto soltanto mediante la contemplazione, l’audizione, la meditazione, la conoscenza dell’atman.
……..tutti gli oggetti abbandona colui il quale li riconosca all’infuori dell’atman. ….questo potere, questi mondi, questi dei, queste creature, tutti questi oggetti, tutto ciò che esiste è atman”.
……Ora tu hai conosciuto l’insegnamento, o Maitreyi, ivi è tutto il segreto dell’immortalità”.
Avendo così parlato Yajnavalkya si allontanò. Om”

La Brihadaranyaka Upanishad così si conclude:
Om! Quello è pieno, questo è pieno, dal pieno si attinge il pieno. E dopo aver tratto il pieno dal pieno, ci resta sempre il pieno. Om! Pace, pace, pace!

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Anna Shabalin

Anna Shabalin

Mi chiamo Anna Shabalin, sono nata e vivo a Milano, ho studiato lettere a psicologia e ho lavorato presso alcune aziende nell'area delle Risorse Umane, negli ultimi 15 anni come Responsabile dello Sviluppo del Personale. Parallelamente alla mia esperienza professionale ho condotto la mia ricerca personale che, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, lo yoga e una serie di altre esperienze, è divenuta ricerca spirituale. Dall'inizio del 2012 ho lasciato la professione: potevo andare in pensione, ho fatto due conti, ho pensato che potevo starci et...voila’, ho fatto il salto. Ora studio, faccio volontariato, accompagno, piena di meraviglia, la crescita di un fantastico nipote di 3 anni, ho i miei affetti e ho Energheia: fra alti e bassi, la mia vita è piena e giusta.