Il dono di sé: la resa incondizionata al Divino

Il campo di esperienza umano si sviluppa tra le due polarità alla base della vita: lo spirito e la materia.
Un lungo cammino deve compiere l’uomo prima di essere pronto per intraprendere il ritorno “alla Casa del Padre”, nel seno di quel frammento di Dio, la sua essenza spirituale, che custodisce in sé.
Il senso della parabola evangelica del figliol prodigo è  tutto nella necessità di peregrinare per il mondo al fine di acquisire conoscenza di sé attraverso le più disparate esperienze, che diverranno distillato di consapevolezza e saggezza.
Dopo essere stato a lungo identificato con il corpo esterno, alla periferia della coscienza, l’uomo diviene cosciente di se stesso, dell’essenza animica che adombra gli aspetti inferiori, e del compito più ampio che lo attende, a favore dell’umanità e al servizio del piano divino.
In realtà l’evoluzione umana ha un significato particolare all’interno del grande schema cosmico. L’uomo ha il compito di realizzare l’incontro dello spirito con la materia.
In quanto anima in manifestazione, egli deve giungere a sacralizzare tutta la materia che compone la sua coscienza, ogni suo pensiero, parola, atto, per poter disvelare la luce dell’anima attraverso la personalità.
Si giunge per gradi a questo traguardo, attraverso il lungo e impegnativo cammino che sappiamo, e spiritualizzando la materia materializziamo lo spirito. A poco a poco tutto viene trasformato rigenerato e illuminato, compresa la dimensione inconscia.
Ogni passo verso la luce, ottenuto a seguito di disciplina, comporta la conquista parimenti di spazi oscuri dell’inconscio, mentre l’anima diventa attivamente coinvolta nel processo di “spiritualizzazione della materia”.
Il cambiamento autentico non può avvenire dalla sera alla mattina, ma può essere solo frutto di un prolungato e costante impegno.
Per permettere alle energie più elevate della nostra coscienza di discendere a benedire la materia dobbiamo esprimere la spiritualità nella vita di ogni giorno, in ogni nostra attività.
Ogni qualvolta un nostro atto, pensiero, emozione o sentimento si rende penetrabile dal flusso proveniente dal Se superiore, si crea una condizione di manifestazione di quelle energie benedicenti.
Quando quest’attitudine diventa resa incondizionata al Divino, ci si trasforma in docili strumenti della vita. Nel rendersi veicoli di trasmissione si aderisce a un atto di accettazione profonda della vita. In un senso creativamente attivo.
Consapevolmente ci doniamo allo spirito; deliberatamente offriamo la materia inferiore al Sé perché la trasformi sublimandola.
Mentre la personalità nel suo insieme si dona, arrendevole e ricettiva, all’anima che discende, si trasforma in Madre e genera il figlio: la nostra coscienza che evolve e si espande.
Così il verbo si fa carne, grazie alla integrazione dello spirito nella materia.

Il Sanscrito: la musica dell’universo

La storia del sanscrito ha radici misteriose e antichissime.
Fu la prima vera lingua parlata su questo pianeta, e rimase, almeno fino al 1100 d.c, la lingua ufficiale indiana.
Mi ha sempre messo soggezione questa lingua, ma non solo razionalmente. Ascoltare un canto sanscrito, magari una Puja, mi ha sempre dato un senso di grande potenza e solennità. Per non dire quello che mi faceva provare emozionalmente: il mio corpo vibrava forte (e si scombussolava), ascoltando questa musica così lontana dalla mia mente e vicina alle mie cellule.
Già trent’anni fa fecero ricerche scientifiche su questa misteriosa lingua.
La Nasa, nel lontano 1985, la dichiarò l’unica lingua non ambigua e adatta all’uso dell’informatica; quindi un linguaggio naturale come il sanscrito, poteva servire anche come linguaggio artificiale. Avevamo già un’altissima tecnologia su questo pianeta senza saperlo…
Il sanscrito tocca le corde più rarefatte dei nostri atomi, li stimola, fino a scuoterli al suono di antiche musiche. Si narra che il sanscrito abbia origine dalle vibrazioni dell’universo. Le parole sanscrite, nelle loro vocali e consonanti, costituiscono il suono della materia vitale. I Rishi, gli antichi scienziati spirituali, potevano percepire questi suoni (bija), riconoscerne la qualità e fondersi con essi.
Nei mantra abbiamo nel piccolo la realizzazione del suono della vita in più forme, dai colori più sottili e radianti che si amplificano nel canto spirituale che il mantra stesso rappresenta.
Nella parola sanscrita c’è l’essenza di ciò che rappresenta. Questa lingua tocca le vibrazioni più intime di ogni oggetto, rivelandone le qualità.
Schlegel, sul sanscrito afferma: “ è la lingua di un popolo non composto di bruti, ma di limpida intelligenza”
Ci vuole una limpida intelligenza, e quindi un certo tipo di distacco dalla mente razionale, per comprendere la sacralità del sanscrito e la sua matematica divina che si esprime in architetture radiose.
Ci vuole disponibilità alla comprensione per adeguare le nostre menti alla sorgente intuitiva che sgorga dalla ricerca della verità.
Il sanscrito è la lingua dei maghi: di coloro che conoscono, trasformano e usano la materia per affermare la vita. I Maghi tramutano la materia non per se stessi, ma per diffondere la conoscenza che si rivela solo a chi si sveglia dal torpore dei sensi e sacrifica sé stesso.

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – sesta parte

Nelle parti precedenti di questo articolo, di queste 7 ipotetiche difficoltà nella lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky,

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

si stava anallizando la quarta, La complessità degli argomenti, e per “farvi fronte” ci si proponeva di dare un’occhiata alla struttura dell’opera; dicevamo che La Dottrina Segreta è strutturata in tre volumi,

– Volume I – COSMOGENESI (diviso in 3 parti)

– Volume II – ANTROPOGENESI (tutto un’unica “sezione”)

– Volume III (diviso in 2 parti)

e ne avevamo analizzato il Volume I; vediamo adesso gli altri due:
– nel Volume II – ANTROPOGENESI, gli argomenti principali sono la nascita e l’evoluzione dell’essere umano; pur non essendo diviso in parti, come il Volume I, l’andamento di questo secondo volume è simile al primo, nel senso che anche qui abbiamo le Stanze tradotte dal Libro di Dzyan (ne abbiamo dodici) a fare da “struttura portante” di quella che di fatto è una vera e propria narrazione di come si arriva fino alle razze umane nelle loro apparenze di oggi; i continenti preisotori e la formazione di quelli attuali, i “tentativi” della natura, le prime razze, l’evoluzione degli esseri, la distruzione e la nascita delle varie civilità… questi e molti altri, i sottoargomenti del Volume II, al solito accompagati dagli approfondimenti e dai paralleli che la Blavatsky riteneva dovessero integrare la sua trattazione.

– il Volume III non ha un titolo, e per certi aspetti è un po’ diverso dagli altri due; fu completato nel 1897; sebbene il materiale fosse pronto, la sua organizzazione non avvenne per mano della Blavatsky ma per mano di Annie Besant che le succedette nella direzione della sezione esoterica dela Società Teosofica e che cercò di dare completezza al lavoro di Madame B., giacché problemi di salute impedirono a questa di finirlo in tutta autonomia; “Il compito di preparare questo Volume per la stampa è stato diffcile e fonte di ansie, ed è necessario indicare quello che è stato fatto”, spiega la Besant nella sua prefazione; il risultato è un Volume un po’ più “eterogeneo”, in cui gli argomenti sono disposti non tanto in ordine cronologico, o in qualche modo organico e progressivo, ma semplicemente riportati uno dopo l’altro; il volume è diviso in due parti:
Parte I – contiene argomenti di varia natura, sugli iniziati e su figure interessanti come S. Paolo, Pietro, Simon Mago, su testi arcaici, su diversi sistemi antichi di insegnamenti… In particolare vi figurano una serie di capitoli dedicati a “Il mistero del Buddha”, in cui vi sono riportati approfondimenti, studi e riferimenti molto interessanti…
Parte II – questa parte ha un titolo, “Alcuni scritti sul ruolo della Filosofia occulta nella vita” e raccoglie sia scritti di pugno della Blavatsky, che essa aveva destinato più ai suoi studenti che a tutti i lettori in genere, sia appunti presi dai suoi discepoli 8molti dei quali riveduti da lei stessa); questa parte II, in particolare, oltre ad una serie di disegni, simboli e diagrammi esplicativi, raccoglie -diciamo così- i punti cardine della dottrina esoterica, parla ad esempio di Prâna, o dell’Anthakarana che collega i corpi inferiori coi superiori, o dei 7 piani e sottopiani dell’esistenza, dei cicli tanto della vita unama quanto del nostro pianeta e del sistema solare, de sogni, della morte, dei Fuochi… insomma, è una specie di catechismo, una specie di “manuale delle giovani marmotte esoteriste” e può davvero costituire un ottimo strumento di studio e ripasso per chi è interessato a questo tipo di informazioni.

Concludendo, segnaliamo di non sottovalutare l’importanza di consultare direttamente gli indici dei tre volumi: essi stessi già rendono l’idea che si è cercata di rendere con questo contributo, cioè lo sche ma dell’opera.

Ecco, questa più o meno la struttura de La Dottrina Segreta.
Se questo, inoltre, risulterà in qualche modo utile, segnaliamo infine che senza dubbio un buon motivo per leggere quest’opera è proprio la ricchezza di contenuti su cui riflettere, di elementi che possono aiutare a “far combaciare i pezzi”, in un epoca come la nostra dove la specializzazionie e il settorialismo sono così marcati che spesso le teorie e le scoperte più accreditate in discipline differenti, cozzano e stridono tra loro, segno di un’umanità che, certo, evolve, ma che ha ancora da compiere tanto “yoga”, nel cammino tanto verso una teoria scienrtifica universale, quanto verso  l’unione fraterna!

Col prossimo appuntamento di quest’articolo riprenderemo dal quinto, il “settemplice” percorso lungo le 7 piccole difficoltà e i 7 buoni motivi nell’affrontare la lettura de La Dottrina Segreta.

  • Il brani citati sono tratti da: Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – quinta parte

Continuiamo ancora un po’, nel tentativo di districarci tra 7 piccole difficoltà che potrebbero scoraggiarci durante la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

In questa “puntata” dell’articolo, tenteremo di trovare dei buoni motivi per questa lettura, partendo dalla “difficoltà n. 4”:

4 – La complessità degli argomenti
Come si ricordava in precedenza, il “sottotitolo” de La Dottrina Segreta recita: “Sintesi della scienza, della religione, e della filosofia”. Un argomento tanto vasto e magari interessante, ma non ha proprio-proprio la leggerezza di un giallo, o di una storia passionale, o di un qualunque libro -diciamo così- di carattere più commerciale. Qui si parla di Dio, della creazione, di forze cosmiche, di energie conosciute e sconosciute e di come l’umanità ricordi tutto questo a se stessa, durante tutto il tempo in cui ha l’onore di calcare la terra di questo mondo.
Certo, rientra tra gli obiettivi dell’opera anche una certa sensibilizzazione, un contributo per scuotere i propri ottocenteschi contemporanei dai dogmi tanto religiosi quanto scientifici… ma rimane il fatto che La Dottrina si riveli utile anche per “i curiosi di oggi” che magari sono da un lato tentati dall’argomento (dagli argomenti!) ma dall’altro intimoriti dalla sua (loro) complessità.
Per costoro, ci auguriamo possa risultare utile il contributo che segue, e cioè una breve descrizione di come quest’opera è strutturata, e dunque di come vi sono organizzati gli argomenti; chissà, magari una mappa, per quanto semplificata e appena tratteggiata, può aiutare i lettori/esploratori che si avventurano nel territorio affascinante, ma vasto, di quest’opera.

La Dottrina Segreta è strutturata in tre volumi:

– Volume I – COSMOGENESI (diviso in 3 parti)

– Volume II – ANTROPOGENESI (tutto un’unica “parte”)

– Volume III (diviso in 2 parti)

Rendiamo più completa la panoramica:
Tralasciamo le parti introduttive, ad opera dell’autrice stessa o dei suoi compilatori e commentatori successivi, compresi i traduttori e gli editori delle varie edizioni dei diversi paesi in cui l’opera fu distribuita ed entriamo subito nell’“opera in sè”…

– nel Volume I – COSMOGENESI, uscito col Volume II nel 1893, si parla, appunto, della genesi del Cosmo, dell’Inizio, insomma della nascita dell’Universo manifesto (e anche di “qualcosina” di precedente…). La Blavatsky, in questo primo volume (ed anche nel secondo) riporta e fa riferimenti continui ad un testo antico, il Libro di Dzyan, sulla cui originalità, ovviamente da subito vi furono subito personaggi che ebbero da ridire, così come ve ne sono oggi, ma sul quale pure esistono argomenti a favore, nonché numerosi punti d’unione con altri testi antichi “accettati”. Il Proemio della Dottrina si intitola, appunto, “Pagine tratte da una memoria preistorica” e le prime parole (praticamente le prime dell’opera “vera e propria”, dopo una trentina di pagine introduttive varie) sono: “Un manoscritto arcaico, formato da foglie di palma rese inattaccabili dall’acqua, dal fuoco e dall’aria mediante un processo specifico e sconosciuto, si trova davanti agli occhi dell’autrice…”
Le prime parole! Se essere presa sul serio e che la sua credibilità ne uscisse salvaguardata, fossero rientrati tra i suoi obiettivi, Madame B. non poteva partire nel modo peggiore! Eppure… sic!

L’autrice divide il Volume I in tre parti:
Parte I – L’evoluzione cosmica (qui riporta sette “capitoletti” del Libro di Dzyan, chiamati “Stanze”, sette Stanze, dunque, tradotte ed adattate in linguaggio moderno, con le quali viene “dato il ritmo” alla narrazione delle origini dell’Universo manifesto; l’autrice riporta una Stanza, quindi passa a commentarla e approfondirla, per poi passare alla successiva; questa Parte I, relativa all’evoluzione cosmica, si conclude infine con un Riepilogo in cui ci si accorge che la Blavatsky ha praticamente tracciato, come dice, “la base più antica di tutte le cosmogonie successive”, seppure – specifica- “si tratta tuttavia di un’approssimazione”… e siamo intorno alla duecentesima pagina!).

Parte II – L’evoluzione del simbolismo (nelle quindici sezioni di questa seconda parte, l’autrice percorre -diciamo così – “i linguaggi” che si sono sviluppati intorno alle “verità della Creazione” e come queste siano state trasmesse, interpretate, fraintese, recuperate dalla e nell’umanità; i simboli, appunto, i Misteri antichi, gli Elementi, gli dei e tanto altro… sempre con deciso e sincero sguardo esoterico, tutto questo viene riconsiderato e traspare, inoltre, l’intento di “riorganizzare”, di “fare chiarezza”, di “unire le cose”, su argomenti in cui l’umanità sembra essersi disorganizzata, confusa e divisa).

Parte III – Scienza occulta e scienza moderna (in quest’ultima parte del Volume I, l’autrice aggiunge una serie di capitoli con sui l’incontro e lo scontro con la scienza sono più “protagonisti”; in sostanza qui approccia argomenti che la scienza dell’epoca -e non solo di quell’epoca- vanta come propria esclusiva competenza: la legge della gravità, le teorie sul Sole, sugli atomi, sulla formazione di galassie e nebulose… ma estende e dedica capitoli e aggiunte anche al Karma, allo Zodiaco e ad argomenti più “di confine”); l’obiettivo di Madame B. è così descritto da lei stessa: “Finché le conclusioni della cosiddetta scienza esatta saranno basate su di un substrato di fatti inattaccabili, nessun conflitto sarà possibile fra i suoi insegnamenti e quelli della Scienza Occulta. Solo quando i suoi più ardenti interpreti, oltrepassando i limiti dei fenomeni osservati per penetrare negli arcani dell’Essere, tentano di strappare allo Spirito la formazione del Cosmo e delle Forze viventi, per attribuire tutto alla Materia cieca, gli occultisti affermano il diritto di discutere e di mettere in dubbio le loro teorie.”

Nella prossima parte di quest’articolo, daremo un’occhiata agli altri due volumi.

(Il brani citati sono tratti da:

Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

La magia dell’Anima

Accenditi come lampada:
nel tuo cammino dovrai essere luce.
(R. Tagore – Sfulingo)

 

Da bambina a lezione di catechismo mi si diceva che siamo fatti di corpo, anima e spirito. La nozione, accolta come un assioma, passava in modo acritico senza la minima comprensione di cosa potesse significare.

Mi ci sono voluti decenni, almeno due e passa, per capire. Solo quando ho cominciato a familiarizzare col raja yoga e con la visione della vita che questa scienza dell’essere sottende, la comprensione è maturata gradualmente e ho finalmente cominciato a recepire non solo il senso di tale definizione, quanto piuttosto a sperimentare la verità in essa racchiusa.

I cinesi tradizionalmente posizionano l’uomo tra terra e cielo. Un modo diverso, a mio avviso, per esprimere lo stesso concetto. Si fa riferimento alla natura multidimensionale della coscienza umana e alle potenzialità a lungo inimmaginabili che l’uomo ha di portare il cielo sulla terra, pur avendo i piedi ben radicati nella dimensione fisica.

Il bello è che abbiamo già tutto dentro di noi. Accanto a biechi istinti che ancora motivano talvolta il nostro agire, siamo detentori di un patrimonio inestimabile: la nostra divinità, la nostra essenza spirituale, la nostra anima. Anche se per lungo tempo non ne siamo coscientemente consapevoli.

Eppure dal retaggio animale, che serbiamo nella memoria del nostro DNA, avanziamo verso il regno dei cieli. Realizzare l’anima che in potenza siamo è il nostro compito.

Anche se per tanto, troppo tempo ci sfugge, la vita ha un senso. Il caso, come la sfiga, non esiste. “Dio non gioca ai dadi con l’Universo” come diceva Einstein.

Noi siamo particelle con cui Dio (quell’essere che, per quanto ancora perfettibile, è pur sempre perfetto rispetto alle nostre limitate coscienze), ma possiamo chiamarlo Vita, sperimenta per migliorarsi ed evolvere.

Così noi siamo immersi in un’onda di vita. Quella che, procedendo dall’alto, generata dalla volontà dello spirito che si vuole manifestare attraverso la materia, ci attraversa.

Nell’attraversarci essa ci coinvolge nella danza dell’esistenza, con i suoi conflitti, le sue luci e le sue ombre, persino con il male e la sofferenza, sempre perfetta perché orientata necessariamente verso una direzione evolutiva.

Ogni personalità, con le dovute esperienze, è destinata a portare in manifestazione il cielo della propria anima. Tutti prima o poi porteremo fuori di noi il regno di Dio che è dentro di noi. Ricomporre in unità la dualità spirito-materia sarà l’atto finale dell’esperienza umana.

Parliamo di un qualcosa di estremamente tangibile e concreto. Affinando le nostre capacità di pensare, di provare emozioni e sentimenti, portiamo coerenza nella nostra coscienza ammettendo solo frequenze emotive e mentali compatibili con quelle della nostra anima.

Quando l’allievo è pronto il Maestro arriva”. E così è. Quando l’humus della nostra coscienza comincia ad essere adeguato, la luce dell’anima inizia a far sentire il suo tocco.

Nasce una relazione di intimità sempre più stretta tra l’anima e la personalità. Conflitti anche aspri, ma proficui, caratterizzano il nascente “idillio” tra l’anima che attrae, facendo sentire la dolcezza appagante della sua silenziosa presenza, e la personalità che, finché manterrà ambiti ancora ignoranti, resiste e si ribella, richiamata ancora dalla densità della materia.

Chiedete e vi sarà dato”, “bussate e vi sarà aperto”. La personalità purificandosi sente sempre più bisogno del tocco risanante dell’anima e ne invoca l’afflusso.

L’anima risponde sempre. La dolce lenta penetrazione della luce dell’anima nella materia dei corpi della personalità dà frutti generosi attraverso significative e graduali trasformazioni che la porteranno via via a prendere il suo posto al governo di suoi veicoli mentale, emotivo e fisico, diventati ormai suoi docili strumenti.

L’avanzare dell’anima, la sua affermazione continua equivale a manifestare il meglio di noi; tutto il bello, il vero e il giusto che abbiamo conseguito nel corso delle svariate esperienze umane. Le virtù e le buone inclinazioni concretizzano sul piano fisico attraverso il nostro agire energie benefiche proprie dell’anima.

I poteri dell’anima costituiscono fenomeni magici e sovrumani, inspiegabili con le leggi della materia. Niente a che vedere con la chiaroveggenza, la telepatia; no queste sono cose di poco conto, che interessano coloro che sono ancora attratti da fenomeni psichici, legati a filo doppio alla volontà distorta di dominio e potere.

Potenzialità finora nascoste, le qualità divine si sono liberate; emergono lentamente e sfociano tutte, attraverso la benevolenza, nella pratica dell’amore, quello vero; quello che unisce, muove e regge l’intero universo.

Esse diventano piena disponibilità ad esserci e a prenderci cura, con premura, a prescindere, degli altri e della vita, con disinteresse e equanimità.

A queste condizioni la nostra presenza è benefica e benedicente, in grado di elargire la cascata di luce pura della nostra anima. Attraverso il nostro agire, i nostri pensieri e il nostro sentire trasferiamo nel mondo energie che non sono del mondo. Questo rende sacra la nostra vita e quella di coloro che ci circondano.

L’unione stabile con la nostra anima rende possibile la pratica scientifica dell’amore, unica forza in grado di unire e guarire. Questa è magia bianca, quella che ci salverà portando al trionfo del bene e all’avvento del quinto regno di natura, quello delle anime. Purtroppo non ora. L’umanità ha bisogno ancora di tempo per armonizzarsi con il proposito dell’anima e con il piano del Creatore.

Bibliografia:
Alice A. Bailey, Psicologia esoterica, Editrice Nuova Era, Roma
Massimo Rodolfi, Psicologia dello yoga, Draco Edizioni
Massimo Rodolfi, Tecniche di guarigione dello yoga, Draco Edizioni

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – quarta parte

Nella parti precedenti abbiamo affrontato le prime due, di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano più o meno frenare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

  1.  Il costo dei libri
  2. La lunghezza del testo
  3. La vastità culturale dell’autrice
  4. La complessità degli argomenti
  5. L’antichità dell’opera
  6. L’ampiezza di note e di citazioni
  7. Il linguaggio e la forma espressiva

Oggi proviamo a trovare dei buoni motivi e dei modi per affrontare il terzo:

3.  La vastità culturale dell’autrice

Sperando di ottenere un esempio per questo nostro terzo punto, spostiamoci al VOLUME I de La Dottrina Segreta ed estrapoliamo, nella Parte II, alcuni brani dalla SEZIONE V, intitolata “Della divinità celata, i suoi simboli e i suoi glifi”; in questo paragrafo Madame B. tratta (si perdoni l’eccesso di sintesi) di Dio Uno-e-Trino, di Dio Creatore, o meglio, per essere più precisi, tratta del modo in cui le principali culture umane, antiche e moderne, Lo esprimono:

“Dobbiamo risalire alla sorgente primordiale ed all’essenza stessa del concetto di Logos, o Divinità Creatrice, del ‘Verbo fatto carne’, di tutte le religioni. Nell’India è un Proteo dai 1.008 nomi ed aspetti divini in ciascuna delle Sue trasformazioni personali, da Brahmâ-Purusha fino agli Avatara divino-umani, passando per Sette Rishi Divini e i Dieci Prajapati semi-divini (che anche loro sono dei Rishi). Lo stesso sconcertante problema dell”Uno nei Molti’ e della Moltitudine in Uno, si trova in altri Pantheon; in quello egiziano, in quello greco ed in quello caldeo-giudaico;”

Riportiamo questo brano non certo perché vogliamo inserirci nella trattazione sull’Uno, ovviamente, né perché abbiamo qualcosa da aggiungere o da censurare. Utilizziamo questo brano (e centinaia avremmo potuto sceglierne, in alternativa) solo per soffermarci un attimo sull’ampiezza dei riferimenti fatti da H.P.B.; in questo caso, in tutto il paragrafo che segue queste prime righe, l’autrice si lancerà in un continuo parallelo tra le culture indiana, ebraica, egizia, caldea, cristiana, “sballonzolando” il lettore tra Veda, Cabala, scritti dei Padri della Chiesa, Bibbia e tavolette assiro/babilonesi, con il palese obiettivo di sottolinearne i punti in comune, evidenziarne i contrasti, rilevare le distorsioni di idee che lungo il corso della storia sono avvenute all’interno dei vari sistemi religiosi. Ne La Dottrina Segreta, questa è la prassi, e quando parla di religione, ma anche di filosofia, di scienza, o di tutte e tre, Madame B. la segue sempre!
Una competenza di questo tipo… ci sta che possa scoraggiare un attimino quel lettore che magari non è che trascorra le sue giornate immerso nella storia delle religioni, e nella storia di tutte queste religioni!

E allora, come possiamo -diciamo così- starle dietro, seguirla, e magari non scoraggiarci troppo, ogni volta che la Blavatsky “mette il turbo”?
Beh, sono solo suggerimenti -ovvio-, ma potremmo provare le seguenti:

  1. A) Innanzitutto, possiamo tenere a mente le indicazioni che abbiamo provato a considerare nella parte precedente di quest’articolo, quelle relative alla lunghezza del testo: ricordiamoci che durante la lettura possiamo saltare, interrompere, ripetere, spizzicare e sopratutto possiamo prenderci il tempo che ci serve; in certe parti della Dottrina potrebbe anche sembrarci non una semplice lettura ma quasi uno studio, ma in realtà -ricordiamoci- non troveremo alcun cattedratico a minacciare di darci suo voto!
  2. B) Per quanto la maniera di esporre di Madame B. rifletta la sua ampiezza culturale ed anche il suo animo scalpitante, in genere ogni suo capitolo è su per giù strutturato in questo modo: i primi due o tre paragrafetti descrivono l’argomento che sta per trattare – già semplificato nel titolo, ovviamente- e in breve dunque riassumono, in maniera abbastanza chiara e sintetica, qual’è la visione esoterica, la concezione secondo La Dottrina Segreta -appunto- di quel determinato argomento; solo dopo, nelle righe successive, l’autrice parte con la trattazione, col lavoro di documentazione, o di confutazione, in merito alle altre branche del sapere umano, sia quello ordinario e moderno, sia quello più “dimenticato” ed antico (il brano che abbiamo preso come esempio poc’anzi è proprio la “partenza” di uno di questi capitoli); se si tiene a mente questa struttura generale dei capitoletti, è possibile seguire l’autrice nei suoi argomenti fin dove si vuole, quanto basta per farsi un’idea, per afferrare un primo concetto… e poi, sentiamoci pure liberi di approfondire, di conoscere i dettagli, di apprendere dei documenti che tira in ballo… oppure molliamola subito per il prossimo capitolo! Madame B. non ci resterà male di certo, ai suoi tempi, era abituata a ben altro tipo di torti!
  3. C) Se comunque si riesce a starle un po’ dietro, può inoltre portare un certo beneficio, oltre che una compiaciuta soddisfazione, imparare qualcosa tramite Madame B., “cosa dice quella religione in merito a quest’argomento” e “cosa invece ne dice quest’altra”, o conoscere qualche dio dell’Olimpo greco che ci era sfuggito a scuola o apprendere del tal spirito in quell’altro pantheon, o ancora sapere cosa la scienza scopriva negli anni in cui la Blavatsky scriveva la Dottrina Segreta e quali analogie quella scoperta presentasse con certe idee indù più vecchie di migliaia di anni… Insomma, magari saranno più i parallelismi che ci sfuggiranno che quelli che riusciremo a cogliere o a ricordare a distanza di tempo, però, quella stessa vastità culturale dell’opera che può apparire come un problema per il lettore, potrebbe benissimo rivelare l’altra faccia della medaglia, e cioè contribuire alla conoscenza del lettore e sopratutto -ancora più importante!- potrebbe, un pizzico di più, alimentare quello spirito di sfida e d’avventura che non guasta di certo, tanto in questa lettura, quanto nella vita di tutti i giorni!

(Il brano citato è tratto da: Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)