Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – sesta parte

Nelle parti precedenti di questo articolo, di queste 7 ipotetiche difficoltà nella lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky,

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

si stava anallizando la quarta, La complessità degli argomenti, e per “farvi fronte” ci si proponeva di dare un’occhiata alla struttura dell’opera; dicevamo che La Dottrina Segreta è strutturata in tre volumi,

– Volume I – COSMOGENESI (diviso in 3 parti)

– Volume II – ANTROPOGENESI (tutto un’unica “sezione”)

– Volume III (diviso in 2 parti)

e ne avevamo analizzato il Volume I; vediamo adesso gli altri due:
– nel Volume II – ANTROPOGENESI, gli argomenti principali sono la nascita e l’evoluzione dell’essere umano; pur non essendo diviso in parti, come il Volume I, l’andamento di questo secondo volume è simile al primo, nel senso che anche qui abbiamo le Stanze tradotte dal Libro di Dzyan (ne abbiamo dodici) a fare da “struttura portante” di quella che di fatto è una vera e propria narrazione di come si arriva fino alle razze umane nelle loro apparenze di oggi; i continenti preisotori e la formazione di quelli attuali, i “tentativi” della natura, le prime razze, l’evoluzione degli esseri, la distruzione e la nascita delle varie civilità… questi e molti altri, i sottoargomenti del Volume II, al solito accompagati dagli approfondimenti e dai paralleli che la Blavatsky riteneva dovessero integrare la sua trattazione.

– il Volume III non ha un titolo, e per certi aspetti è un po’ diverso dagli altri due; fu completato nel 1897; sebbene il materiale fosse pronto, la sua organizzazione non avvenne per mano della Blavatsky ma per mano di Annie Besant che le succedette nella direzione della sezione esoterica dela Società Teosofica e che cercò di dare completezza al lavoro di Madame B., giacché problemi di salute impedirono a questa di finirlo in tutta autonomia; “Il compito di preparare questo Volume per la stampa è stato diffcile e fonte di ansie, ed è necessario indicare quello che è stato fatto”, spiega la Besant nella sua prefazione; il risultato è un Volume un po’ più “eterogeneo”, in cui gli argomenti sono disposti non tanto in ordine cronologico, o in qualche modo organico e progressivo, ma semplicemente riportati uno dopo l’altro; il volume è diviso in due parti:
Parte I – contiene argomenti di varia natura, sugli iniziati e su figure interessanti come S. Paolo, Pietro, Simon Mago, su testi arcaici, su diversi sistemi antichi di insegnamenti… In particolare vi figurano una serie di capitoli dedicati a “Il mistero del Buddha”, in cui vi sono riportati approfondimenti, studi e riferimenti molto interessanti…
Parte II – questa parte ha un titolo, “Alcuni scritti sul ruolo della Filosofia occulta nella vita” e raccoglie sia scritti di pugno della Blavatsky, che essa aveva destinato più ai suoi studenti che a tutti i lettori in genere, sia appunti presi dai suoi discepoli 8molti dei quali riveduti da lei stessa); questa parte II, in particolare, oltre ad una serie di disegni, simboli e diagrammi esplicativi, raccoglie -diciamo così- i punti cardine della dottrina esoterica, parla ad esempio di Prâna, o dell’Anthakarana che collega i corpi inferiori coi superiori, o dei 7 piani e sottopiani dell’esistenza, dei cicli tanto della vita unama quanto del nostro pianeta e del sistema solare, de sogni, della morte, dei Fuochi… insomma, è una specie di catechismo, una specie di “manuale delle giovani marmotte esoteriste” e può davvero costituire un ottimo strumento di studio e ripasso per chi è interessato a questo tipo di informazioni.

Concludendo, segnaliamo di non sottovalutare l’importanza di consultare direttamente gli indici dei tre volumi: essi stessi già rendono l’idea che si è cercata di rendere con questo contributo, cioè lo sche ma dell’opera.

Ecco, questa più o meno la struttura de La Dottrina Segreta.
Se questo, inoltre, risulterà in qualche modo utile, segnaliamo infine che senza dubbio un buon motivo per leggere quest’opera è proprio la ricchezza di contenuti su cui riflettere, di elementi che possono aiutare a “far combaciare i pezzi”, in un epoca come la nostra dove la specializzazionie e il settorialismo sono così marcati che spesso le teorie e le scoperte più accreditate in discipline differenti, cozzano e stridono tra loro, segno di un’umanità che, certo, evolve, ma che ha ancora da compiere tanto “yoga”, nel cammino tanto verso una teoria scienrtifica universale, quanto verso  l’unione fraterna!

Col prossimo appuntamento di quest’articolo riprenderemo dal quinto, il “settemplice” percorso lungo le 7 piccole difficoltà e i 7 buoni motivi nell’affrontare la lettura de La Dottrina Segreta.

  • Il brani citati sono tratti da: Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – quinta parte

Continuiamo ancora un po’, nel tentativo di districarci tra 7 piccole difficoltà che potrebbero scoraggiarci durante la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

In questa “puntata” dell’articolo, tenteremo di trovare dei buoni motivi per questa lettura, partendo dalla “difficoltà n. 4”:

4 – La complessità degli argomenti
Come si ricordava in precedenza, il “sottotitolo” de La Dottrina Segreta recita: “Sintesi della scienza, della religione, e della filosofia”. Un argomento tanto vasto e magari interessante, ma non ha proprio-proprio la leggerezza di un giallo, o di una storia passionale, o di un qualunque libro -diciamo così- di carattere più commerciale. Qui si parla di Dio, della creazione, di forze cosmiche, di energie conosciute e sconosciute e di come l’umanità ricordi tutto questo a se stessa, durante tutto il tempo in cui ha l’onore di calcare la terra di questo mondo.
Certo, rientra tra gli obiettivi dell’opera anche una certa sensibilizzazione, un contributo per scuotere i propri ottocenteschi contemporanei dai dogmi tanto religiosi quanto scientifici… ma rimane il fatto che La Dottrina si riveli utile anche per “i curiosi di oggi” che magari sono da un lato tentati dall’argomento (dagli argomenti!) ma dall’altro intimoriti dalla sua (loro) complessità.
Per costoro, ci auguriamo possa risultare utile il contributo che segue, e cioè una breve descrizione di come quest’opera è strutturata, e dunque di come vi sono organizzati gli argomenti; chissà, magari una mappa, per quanto semplificata e appena tratteggiata, può aiutare i lettori/esploratori che si avventurano nel territorio affascinante, ma vasto, di quest’opera.

La Dottrina Segreta è strutturata in tre volumi:

– Volume I – COSMOGENESI (diviso in 3 parti)

– Volume II – ANTROPOGENESI (tutto un’unica “parte”)

– Volume III (diviso in 2 parti)

Rendiamo più completa la panoramica:
Tralasciamo le parti introduttive, ad opera dell’autrice stessa o dei suoi compilatori e commentatori successivi, compresi i traduttori e gli editori delle varie edizioni dei diversi paesi in cui l’opera fu distribuita ed entriamo subito nell’“opera in sè”…

– nel Volume I – COSMOGENESI, uscito col Volume II nel 1893, si parla, appunto, della genesi del Cosmo, dell’Inizio, insomma della nascita dell’Universo manifesto (e anche di “qualcosina” di precedente…). La Blavatsky, in questo primo volume (ed anche nel secondo) riporta e fa riferimenti continui ad un testo antico, il Libro di Dzyan, sulla cui originalità, ovviamente da subito vi furono subito personaggi che ebbero da ridire, così come ve ne sono oggi, ma sul quale pure esistono argomenti a favore, nonché numerosi punti d’unione con altri testi antichi “accettati”. Il Proemio della Dottrina si intitola, appunto, “Pagine tratte da una memoria preistorica” e le prime parole (praticamente le prime dell’opera “vera e propria”, dopo una trentina di pagine introduttive varie) sono: “Un manoscritto arcaico, formato da foglie di palma rese inattaccabili dall’acqua, dal fuoco e dall’aria mediante un processo specifico e sconosciuto, si trova davanti agli occhi dell’autrice…”
Le prime parole! Se essere presa sul serio e che la sua credibilità ne uscisse salvaguardata, fossero rientrati tra i suoi obiettivi, Madame B. non poteva partire nel modo peggiore! Eppure… sic!

L’autrice divide il Volume I in tre parti:
Parte I – L’evoluzione cosmica (qui riporta sette “capitoletti” del Libro di Dzyan, chiamati “Stanze”, sette Stanze, dunque, tradotte ed adattate in linguaggio moderno, con le quali viene “dato il ritmo” alla narrazione delle origini dell’Universo manifesto; l’autrice riporta una Stanza, quindi passa a commentarla e approfondirla, per poi passare alla successiva; questa Parte I, relativa all’evoluzione cosmica, si conclude infine con un Riepilogo in cui ci si accorge che la Blavatsky ha praticamente tracciato, come dice, “la base più antica di tutte le cosmogonie successive”, seppure – specifica- “si tratta tuttavia di un’approssimazione”… e siamo intorno alla duecentesima pagina!).

Parte II – L’evoluzione del simbolismo (nelle quindici sezioni di questa seconda parte, l’autrice percorre -diciamo così – “i linguaggi” che si sono sviluppati intorno alle “verità della Creazione” e come queste siano state trasmesse, interpretate, fraintese, recuperate dalla e nell’umanità; i simboli, appunto, i Misteri antichi, gli Elementi, gli dei e tanto altro… sempre con deciso e sincero sguardo esoterico, tutto questo viene riconsiderato e traspare, inoltre, l’intento di “riorganizzare”, di “fare chiarezza”, di “unire le cose”, su argomenti in cui l’umanità sembra essersi disorganizzata, confusa e divisa).

Parte III – Scienza occulta e scienza moderna (in quest’ultima parte del Volume I, l’autrice aggiunge una serie di capitoli con sui l’incontro e lo scontro con la scienza sono più “protagonisti”; in sostanza qui approccia argomenti che la scienza dell’epoca -e non solo di quell’epoca- vanta come propria esclusiva competenza: la legge della gravità, le teorie sul Sole, sugli atomi, sulla formazione di galassie e nebulose… ma estende e dedica capitoli e aggiunte anche al Karma, allo Zodiaco e ad argomenti più “di confine”); l’obiettivo di Madame B. è così descritto da lei stessa: “Finché le conclusioni della cosiddetta scienza esatta saranno basate su di un substrato di fatti inattaccabili, nessun conflitto sarà possibile fra i suoi insegnamenti e quelli della Scienza Occulta. Solo quando i suoi più ardenti interpreti, oltrepassando i limiti dei fenomeni osservati per penetrare negli arcani dell’Essere, tentano di strappare allo Spirito la formazione del Cosmo e delle Forze viventi, per attribuire tutto alla Materia cieca, gli occultisti affermano il diritto di discutere e di mettere in dubbio le loro teorie.”

Nella prossima parte di quest’articolo, daremo un’occhiata agli altri due volumi.

(Il brani citati sono tratti da:

Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – quarta parte

Nella parti precedenti abbiamo affrontato le prime due, di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano più o meno frenare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

  1.  Il costo dei libri
  2. La lunghezza del testo
  3. La vastità culturale dell’autrice
  4. La complessità degli argomenti
  5. L’antichità dell’opera
  6. L’ampiezza di note e di citazioni
  7. Il linguaggio e la forma espressiva

Oggi proviamo a trovare dei buoni motivi e dei modi per affrontare il terzo:

3.  La vastità culturale dell’autrice

Sperando di ottenere un esempio per questo nostro terzo punto, spostiamoci al VOLUME I de La Dottrina Segreta ed estrapoliamo, nella Parte II, alcuni brani dalla SEZIONE V, intitolata “Della divinità celata, i suoi simboli e i suoi glifi”; in questo paragrafo Madame B. tratta (si perdoni l’eccesso di sintesi) di Dio Uno-e-Trino, di Dio Creatore, o meglio, per essere più precisi, tratta del modo in cui le principali culture umane, antiche e moderne, Lo esprimono:

“Dobbiamo risalire alla sorgente primordiale ed all’essenza stessa del concetto di Logos, o Divinità Creatrice, del ‘Verbo fatto carne’, di tutte le religioni. Nell’India è un Proteo dai 1.008 nomi ed aspetti divini in ciascuna delle Sue trasformazioni personali, da Brahmâ-Purusha fino agli Avatara divino-umani, passando per Sette Rishi Divini e i Dieci Prajapati semi-divini (che anche loro sono dei Rishi). Lo stesso sconcertante problema dell”Uno nei Molti’ e della Moltitudine in Uno, si trova in altri Pantheon; in quello egiziano, in quello greco ed in quello caldeo-giudaico;”

Riportiamo questo brano non certo perché vogliamo inserirci nella trattazione sull’Uno, ovviamente, né perché abbiamo qualcosa da aggiungere o da censurare. Utilizziamo questo brano (e centinaia avremmo potuto sceglierne, in alternativa) solo per soffermarci un attimo sull’ampiezza dei riferimenti fatti da H.P.B.; in questo caso, in tutto il paragrafo che segue queste prime righe, l’autrice si lancerà in un continuo parallelo tra le culture indiana, ebraica, egizia, caldea, cristiana, “sballonzolando” il lettore tra Veda, Cabala, scritti dei Padri della Chiesa, Bibbia e tavolette assiro/babilonesi, con il palese obiettivo di sottolinearne i punti in comune, evidenziarne i contrasti, rilevare le distorsioni di idee che lungo il corso della storia sono avvenute all’interno dei vari sistemi religiosi. Ne La Dottrina Segreta, questa è la prassi, e quando parla di religione, ma anche di filosofia, di scienza, o di tutte e tre, Madame B. la segue sempre!
Una competenza di questo tipo… ci sta che possa scoraggiare un attimino quel lettore che magari non è che trascorra le sue giornate immerso nella storia delle religioni, e nella storia di tutte queste religioni!

E allora, come possiamo -diciamo così- starle dietro, seguirla, e magari non scoraggiarci troppo, ogni volta che la Blavatsky “mette il turbo”?
Beh, sono solo suggerimenti -ovvio-, ma potremmo provare le seguenti:

  1. A) Innanzitutto, possiamo tenere a mente le indicazioni che abbiamo provato a considerare nella parte precedente di quest’articolo, quelle relative alla lunghezza del testo: ricordiamoci che durante la lettura possiamo saltare, interrompere, ripetere, spizzicare e sopratutto possiamo prenderci il tempo che ci serve; in certe parti della Dottrina potrebbe anche sembrarci non una semplice lettura ma quasi uno studio, ma in realtà -ricordiamoci- non troveremo alcun cattedratico a minacciare di darci suo voto!
  2. B) Per quanto la maniera di esporre di Madame B. rifletta la sua ampiezza culturale ed anche il suo animo scalpitante, in genere ogni suo capitolo è su per giù strutturato in questo modo: i primi due o tre paragrafetti descrivono l’argomento che sta per trattare – già semplificato nel titolo, ovviamente- e in breve dunque riassumono, in maniera abbastanza chiara e sintetica, qual’è la visione esoterica, la concezione secondo La Dottrina Segreta -appunto- di quel determinato argomento; solo dopo, nelle righe successive, l’autrice parte con la trattazione, col lavoro di documentazione, o di confutazione, in merito alle altre branche del sapere umano, sia quello ordinario e moderno, sia quello più “dimenticato” ed antico (il brano che abbiamo preso come esempio poc’anzi è proprio la “partenza” di uno di questi capitoli); se si tiene a mente questa struttura generale dei capitoletti, è possibile seguire l’autrice nei suoi argomenti fin dove si vuole, quanto basta per farsi un’idea, per afferrare un primo concetto… e poi, sentiamoci pure liberi di approfondire, di conoscere i dettagli, di apprendere dei documenti che tira in ballo… oppure molliamola subito per il prossimo capitolo! Madame B. non ci resterà male di certo, ai suoi tempi, era abituata a ben altro tipo di torti!
  3. C) Se comunque si riesce a starle un po’ dietro, può inoltre portare un certo beneficio, oltre che una compiaciuta soddisfazione, imparare qualcosa tramite Madame B., “cosa dice quella religione in merito a quest’argomento” e “cosa invece ne dice quest’altra”, o conoscere qualche dio dell’Olimpo greco che ci era sfuggito a scuola o apprendere del tal spirito in quell’altro pantheon, o ancora sapere cosa la scienza scopriva negli anni in cui la Blavatsky scriveva la Dottrina Segreta e quali analogie quella scoperta presentasse con certe idee indù più vecchie di migliaia di anni… Insomma, magari saranno più i parallelismi che ci sfuggiranno che quelli che riusciremo a cogliere o a ricordare a distanza di tempo, però, quella stessa vastità culturale dell’opera che può apparire come un problema per il lettore, potrebbe benissimo rivelare l’altra faccia della medaglia, e cioè contribuire alla conoscenza del lettore e sopratutto -ancora più importante!- potrebbe, un pizzico di più, alimentare quello spirito di sfida e d’avventura che non guasta di certo, tanto in questa lettura, quanto nella vita di tutti i giorni!

(Il brano citato è tratto da: Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

Piccola “telepatia” da ufficio – seconda parte

In un momento di sconforto e solitudine in ufficio, guardando dalla finestra continuavo a ripensare ad un libro, Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey.
A pag. 20, l’autrice, scrive:

I gruppi si mantengono uniti mediante una interna struttura di pensiero”

Volendo aprire una parentesi sulle multinazionali e su quei poteri che ritengono di detenere le sorti del mondo, viene da commentare: se è come dice la Bailey (“… uniti mediante una interna struttura di pensiero…”), allora… separa le strutture di pensiero, crea ed alimenta ideologie contrastanti, e separerai i gruppi, spaccherai gli animi e governerai (o ti illuderai di governare) il mondo! Sembra orribile, eppure è così, il famoso “divìde et ìmpera” è proprio questo, e forse chi manipola certe leggi della vita, al momento vi riesce perché, seppur in maniera miope, empia ed egoistica, ne conosce quantomeno alcuni aspetti, magari i più superficiali, ma in un certo modo si è preparato, alcuni “compitini per casa” se li è fatti! Parlando più in generale, aggiungiamo che pure chi non è consapevole di queste leggi ne risponde e vi si confà comunque, e infatti ecco il costituirsi di altri gruppi “uniti mediante una interna struttura di pensiero”, gruppi che chiamiamo “nazione”, “famiglia”, “associazione”, “banda”, “la mia squadra di calcio in serie A”…
Volendo invece vedere la cosa dal punto di vista dell’individuo, a pag. 30 del libro, la Bailey suggerisce:

“In ultima analisi si tratta di stabilire che cosa è che vi ”impressiona” in ciascun dato momento e poi in qual modo vi condizioni”

In maniera sana oppure malata, animalesca e inconsapevole oppure come una seria assunzione di responsabilità, in sostanza il punto è che siamo tutti legati. Siamo “irrimediabilmente”, inevitabilmente, per nostra e cosmica natura, tutti interconnessi!

Due simpatici signori, un biologo molecolare francese, Matthieu Ricard, oggi monaco buddista in Nepal, e Trinh Xuan Thuan, un astrofisico vietnamita, hanno scritto a quattro mani un bel libretto dal titolo italiano Dal Big Bang all’Illuminazione. A un certo punto si mettono a parlare di interdipendenza, proprio di questa profonda connessione di ogni elemento con ogni altro esistente, e scrivono a pag. 59:

“Noi non neghiamo che i fenomeni accadano davvero, ma sosteniamo che siano ‘dipendenti’, insomma che non esistano autonomamente (…) una cosa può apparire solo perché è correlata alle altre (…) Il suo modo d’essere è semplicemente quello della correlazione (…) le caratteristiche dei fenomeni sono definite solo attraverso le relazioni”

E a pag. 66, spiegando il “principio di Mach” (Mach è il tizio che ha dato il nome all’unità di misura delle velocità supersoniche), proseguono:

“Quando, con fatica, spingiamo un’auto, la resistenza che essa oppone al movimento è creata da tutto l’universo. Mach non ha mai spiegato questa misteriosa influenza universale diversa dalla gravità, né qualcun altro dopo di lui è stato in grado di farlo (…) queste interazioni non si fondano né sulla forza né sullo scambio di energia, ma collegano tutto l’universo. Ogni parte porta in sé il tutto, e da ciascuna parte dipende il tutto (…) La simultaneità dei fenomeni è naturale, giacché ciascuno di essi implica la presenza di altri. Ritorniamo a: ‘questa cosa può esistere soltanto se esiste quella, questa cosa può cambiare solo se cambia quella.

Insomma, siamo parti, anzi di più, siamo aspetti di una realtà unica, così vasta e sublime che non ci sono termini né concetti umani per esprimerla, possiamo al limite tentare descrizioni della meraviglia e del senso di sacralità che forse suscita la sua prospettiva, descrizioni come questa che la Bailey fa nel suo libro, a pag. 78:

“…non esiste alcuna possibile separazione nella nostra vita planetaria manifestata, né altrove, neppure oltre i confini del nostro pianeta. Il concetto di separazione, d’isolamento individuale, è un’illusione della mente umana non illuminata. Tutto, ogni forma, ogni organismo esistente entro qualsiasi forma; tutti gli aspetti della vita manifestata in ciascun regno della natura, sono intimamente collegati fra loro…”

 E una ventina di pagine più avanti (pag. 93), approfondisce la relazione che esiste tra le forme, una relazione -si badi bene- che rimane profonda e sostanziale anche lì dove una forma ne stia respingendo un’altra:

“… Questa forma, o centro, grande o piccola, un uomo o un atomo di sostanza, è in rapporto con tutte le altre forme ed energie manifestantesi, esistenti nello spazio circostante, ed è automaticamente ricettiva ad alcune mentre altre ne respinge, con il non riconoscerle; essa convoglia e trasmette altre energie irradiate da altre forme divenendo in tal modo a sua volta ‘agente di impressioni’…”

 Allora, altro che inutile – mi sono detto-, sarò pure parte di qualcosa, no?
Nel tratto che va dalla finestra alla mia scrivania, il mio lavoro di ufficio in quel giorno, letteralmente, mutò. Mi piacerebbe poter dire che l’ufficio da allora divenne un paradiso incantato e che le scartoffie si trasformarono in putti e ninfee, ma -ahimè!- credo di averne ancora, di strada, per riuscire a guardare le cose con “l’occhio nuovo”… Eppure, quel pomeriggio, riprendendo a caricare fatture fornitori al computer, sentii di essere un “nodo”, un punto nevralgico: attraverso di me un’informazione esterna veniva recepita nel gruppo “azienda”, avrebbe fatto il suo corso, si sarebbe aggiunta alle voci di bilancio e poi, con poca gioia dei proprietari e indifferente soddisfazione di operatori finanziari esterni, si sarebbe mutata in pagamento, in un bel bonifico bancario, e dunque in un altro flusso, verso altre strutture e persone che l’avrebbero processata…

Certo, pagare un fornitore telepaticamente sarebbe il massimo (per la mia azienda, non certo per il fornitore, a cui non piacerebbe affiato mangiare pane telepatico!), ma ricordarsi quanto più possibile di essere parte attiva nel reticolo umano, di essere pienamente responsabile di ogni propria azione quotidiana, per quanto noiosa, banale o ripetitiva, insomma realizzare di essere “telepatico” nutrendo la relazione con gli altri, riconoscendo il gruppo di cui si è parte, partecipandovi pienamente, ricevendo, comunicando e condividendo con quanta più consapevolezza possibile, con le azioni e con le percezioni, questo si che, oltre a farti sopravvivere ad un pesante pomeriggio in ufficio (o in casa, o al supermarket…), nutrirebbe – e parecchio!- la coscienza…
E con questo, non ci sono super poteri che possano competere!

 

(I brani citati sono tratti da:

Matthieu Ricard & Trinh Xuan Thuan, Dal Big Bang all’Illuminazione, Torino, Edizioni Amrita, 2008)

Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda edizione italiana)

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Piccola “telepatia” da ufficio – prima parte

Un giorno di Maggio 2016. Sono alla mia scrivania in azienda e sto caricando al computer delle fatture fornitori. I colleghi coi quali condivido quotidianamente la stanza sono fuori per lavoro e perciò sono da solo. Sono da solo e carico al computer delle fatture fornitori! E mi sembra una cosa inutile! Alla decima o alla ventesima fattura, mi sembra di sprecare il mio tempo. Provo come un senso di aridità, di fiacchezza… neanche la musica che ho messo in sottofondo mi aiuta! E ad ogni fattura che carico in quel maledetto computer, mi sento sempre più solo e inutile!
Così facciamo una pausa, io, le fatture fornitori ed il computer; lui lo metto in pausa, loro le abbandono sulla scrivania ed io mi concedo uno sguardo alla finestra. Un breve istante, come una boccata d’aria, però presa con lo sguardo, al di qua del vetro. E d’improvviso mi sovvengono alcuni passi di un libro che, due-tre paginette la sera, sto leggendo in questo periodo (tra l’altro è una lettura alla quale sono stato invitato, al secondo anno della Scuola Energheia) e questo libro mi sembra quanto mai azzeccatissimo per come mi sento questo pomeriggio.
Si tratta di Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey *; qualche sera fa vi leggevo:

“Vi è un interessante parallelo fra i tre modi d’attività telepatica e le loro tecniche, ed i tre mezzi principali di comunicazione sulla Terra:

Telepatia istintiva… Viaggi per ferrovia, stazioni………… Telegrafo

Telepatia mentale… Viaggi per mare, porti sulle coste…. Telefono

Telepatia intuitiva… Viaggi aerei, aeroporti………………… Radio

Ciò che avviene in rapporto alla coscienza umana ha sempre una manifestazione esterna o trova un’analogia nel piano fisico; così è appunto per quanto riguarda lo sviluppo della sensibilità all’ impressione.

Se si considera (ma anche no) che il libro è stato scritto nel 1950, analogie come questa appaiono davvero all’avanguardia. Già l’argomento in sé appare molto avanzato; volendo sintetizzare, per “telepatia”, in questo caso, s’intendono -diciamo così- quei “modi di comunicazione” che avvengono a prescindere dall’emissione del suono così come lo concepiamo ordinariamente, quelle “forme di rapporto” cioè che si instaurano tra corpi più sottili di quello fisico. Volendo accostarsi all’argomento con un pizzico di apertura mentale o ammettendo ipotesi poco abituali, possiamo intendere la “telepatia” in senso ampio, includendovi anche quelle “relazioni misteriose” che si stabiliscono al di là dei limiti fisici e di cui un po’ tutti, nel quotidiano, alle volte facciamo esperienza, magari senza accorgercene del tutto, magari spiegandole come “coincidenze”, “casualità” o chiamandole “intesa particolare”, “legami emotivi”, “linguaggio non verbale”…

L’argomento -si diceva- è avanzato anche per i giorni d’oggi in cui, udendo “telepatia”, si immaginano super poteri, supereroi o super-pazzi, ma la Bailey ne fa un’ampia e dettagliata trattazione (in questo brano, in particolare, distingue tre tipi di telepatia, una prima che avviene fra gli aspetti umani più bassi, astrali ed emotivi, chiamandola “istintiva”, poi quella che avviene attraverso le sfere mentali, donde il nome, appunto, di “telepatia mentale”, e infine quella che si realizza tramite i centri più elevati dell’uomo, cioè i due della testa più quello della gola, -per così dire- i punti più prossimi al piano dell’anima e che l’autrice chiama “telepatia intuitiva”…)

Controversie e tipi di telepatia a parte, leggevo di trasporti, di telegrafo, telefono, radio… al che, durante questa angoscia da computer che provavo in ufficio, ho pensato: e il web? Internet? I cellulari? E gli Shuttle, i Rover su Marte? Cosa possono rappresentare, della coscienza umana, queste “manifestazioni esterne” mie contemporanee?
Certo, il mondo ipertecnologico di oggi, tutto silicio e microchip, tutto una intricatissima rete globale, tutto attraversato da flussi continui di mezzi d’ogni sorta, presenta tante di quelle storture, pratiche disumane, violenza, ma anche corbellerie e stupidaggini, presenta, in una parola, un’ignoranza tale che quasi quasi uno cede alla tentazione di pensare che,umanamente, non si esprime più granché! Eppure…
Eppure la struttura in sé, questo “meccanismo globale”, con le sue interconnessioni, i vari “nodi” di strade o di fibre ottiche, di certo qualcosa di quest’umanità impazzita lo esprimerà pure! Ma che cosa?
Le parole stesse che l’umanità (nel nostro caso, l’umanità italiana) usa, suggeriscono qualche ipotesi: “informatica”, “comunicazione”, “globalizzazione”. Dopo le fonti di nutrimento, dopo le materie prime, dopo le varie forme di energia, gli esseri umani sembrano ripetere i loro soliti giochetti di potere mettendo sul “tabellone del Monopoly mondiale” l’ultima novità: l’informazione. Oggi, basta volerlo e tutto può essere convertito in informazione. Sarà questa, la strada giusta per superare i limiti della materia? Vedremo…
Inoltre, se da un lato le nazioni hanno sempre buoni motivi per marcare i propri confini e restare distinte, se non estranee fra loro, in barba alla globalità, dall’altro non si vede l’ora di abbattere quanto più possibile le distanze, diventare più rapidi, più veloci, più estesi, tanto sul globo quanto con gli altri pianeti… E’ come se l’essere umano non riesca a decidersi: uguali o diversi? Vicini o distanti? Connessi o separati?
La percezione degli individui -inevitabile!- ha lampi di scuotimento, durante l’altrettanto inevitabile torpore procurato dai “media obbligatori” (ora anche portatili!). Nel marasma moderno, il singolo essere umano fa dunque esperienza “forzata”, ora del gruppo, ora di sé, vive e alterna questi due aspetti che evidentemente gli appaiono nettamente separati, crea e riceve stimoli, spesso ciecamente, ma si dice che pian piano evolva i propri strumenti e meccanismi di emissione e di risposta -e si spera- a favore di quella vita interiore che, di fatto, lo anima e che prima o poi finirà con l’esprimersi in maniera sveglia e completa.

* Il brano citato è tratto da:
Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda  edizione italiana – pag. 13 dell’edizione italiana).

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Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – terza parte

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

Di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano scoraggiare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky, in questa parte dell’articolo descriveremo e tenteremo di superare la seconda:

2 – La lunghezza del testo

Tanto per farsi un’idea, prendendo come riferimento le edizioni italiane del 2006 e del 2007, tradotte dal Prof. Stefano Martoraro dell’Istituto Cintamani di Roma, e considerando anche le varie parti introduttive, prefazioni, introduzioni, appendici e indici, La Dottrina Segreta conta 508 pagine nel Volume I, 916 nel Volume II e 683 nel Volume III.
Le edizioni italiane a cui facciamo riferimento riportano negli indici anche la numerazione delle pagine dell’edizione inglese… Per amor di approssimazione, insomma, diciamo che in quest’opera, un paio di migliaia di pagine, ci stanno tutte!

Personalmente ho avuto anche io occhi sgranati per quel mio compagno di studi che aveva la passione per certi mattoni di Dostoevskij da fare paura! E a mia volta sono stato fulminato da più persone, quando al bar ho tirato fuori la saga completa de Il Signore degli Anelli! Questo, tanto per dire che la lunghezza del testo è un fattore importante che viene considerato e ponderato bene, sia dagli scrittori, sia dagli editori, sia -più o meno deliberatamente- dai lettori; e nel caso de La Dottrina Segreta, la lunghezza del testo, potrebbe costituire uno scoglio non indifferente!
Il suggerimento più immediato che si possa dare è: piano piano, una pagina alla volta, senza fretta. E’ un suggerimento banale, certo, e può valere per qualunque altro tipo di lettura; nel caso della Dottrina, però, potrebbe valere doppiamente, perché l’opera stessa richiede una certa riflessione e non può essere approcciata proprio come un romanzo d’avventura di Wilbur Smith (senza offesa, Wil!). La Dottrina non si affronta certo per vedere come va a finire, è più un testo che si scorre per vedere cosa c’è alla prossima pagina.

Ma giacché abbiamo accennato alla lettura in generale, possiamo trovare ulteriore supporto per affrontare questa piccola difficoltà della lunghezza dell’opera, chiamando in causa un simpaticissimo professore di francese di un liceo parigino, Daniel Pennac, autore di svariati romanzi (caldamente consigliati, sopratutto perché piacevoli e scritti in maniera parecchio creativa) tra i quali, ne vogliamo citare uno, che guarda caso si intitola Come un romanzo, e del quale è difficile resistere alla tentazione di riportare le prime parole:

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo “sognare”…
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi”! “Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!”
“Sali in camera tua e leggi”
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul libro… ”

La lettura de La Dottrina Segreta non deve essere affrontata tanto in maniera “imperativa”, quanto piuttosto come qualcosa che ci si concede… perdonando la metafora imperfetta, non è “sbobba” da mandare giù ma piuttosto un tè pomeridiano.
Il professor Pennac conclude questo stesso libro, Come un romanzo, con una specie di spassoso decalogo che chiama “I diritti imprescindibili del lettore”; per il nostro ipotetico problema di vastità della Dottrina Segreta, invocheremo l’aiuto dei primi quattro e dell’ottavo, di questi dieci “diritti”:

1) Il diritto di non leggere

2) Il diritto di saltare le pagine

3) Il diritto di non finire un libro

4) Il diritto di rileggere

(…)

8) Il diritto di spizzicare

E allora:
1) Possiamo fare pausa, per tutto il tempo che vogliamo; aver iniziato ci ha reso già lettori della Dottrina, essa ci ha già accolti, possiamo fermarci quando vogliamo! Pennac, su questo primo punto scrive: “… se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia -o si ritenga- rifiutato da essa”. Un modo di porla parecchio confortante, che lenisce il senso di colpa o -peggio!- di sconfitta, quando si interrompe una lettura, specie se ce l’eravamo auto-imposta. Dunque, teniamolo a mente, anche La Dottrina Segreta si può… non leggere!
2) Possiamo interrompere benissimo un capitolo che troviamo stancante o una parte a cui non siamo interessati, possiamo consultare l’indice, cercare il paragrafo che più ci attira e raggiungerlo, possiamo fare avanti e indietro nel libro come ci pare; tra l’altro il libro di H.P.B si presta abbastanza bene a questa pratica, essendo esso stesso un saltare continuo da una argomento ad un altro, dal mito alla scienza, dalla religione alla filosofia e via dicendo… A nostro supporto, ancora Pennac: “… qualsiasi cosa diciamo, la caparbia noia che imponiamo a noi stessi non rientra nell’ambito del dovere, è una categoria del nostro piacere di lettori”.
3) Possiamo giungere all’inevitabile conseguenza dei punti precedenti: liberi di saltare, liberi di non leggere, dunque liberi di interrompere anche a tempo indeterminato, anche per sempre! Una libertà che lascia disponibili molte energie al ripensamento! “Lascio perdere”, scrive Pennac, “O meglio, lascio da parte”.
4) Possiamo di contro concederci un brano già affrontato, ritornare a “quel capitolo”, rileggere “quella frase che mi ha colpito tanto”, com’è che diceva la Blavatsky? La sua è un’opera enciclopedica, per certi aspetti, e allora chi ci vieta di usarla proprio come un’enciclopedia, cercando solo le voci che più hanno richiamato la nostra attenzione? Pennac, sul “diritto di rileggere”: “’Ancora, ancora’, diceva il bambino che eravamo un tempo. Le nostre riletture di adulti nascono dallo stesso desiderio: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti”.
E infine, 8) possiamo anche concederci di aprire una pagina “a caso”, ogni tanto o frequentemente; se si considera, poi, che “il caso” non esiste e che è importante sopratutto il significato che riusciamo a dare a un evento che ci sembra “casuale”, perché allora negarsi il piacere di cercare una perla “a caso”, di pescare la prima parola che affiora per noi da tutto quel mare di parole de La Dottrina Segreta? “Quando non si ha il tempo né i mezzi per concedersi una settimana a Venezia”, scrive Pennac, “perché negarsi il diritto di passarvi cinque minuti?”.

Senza fretta, dunque, una pagina alla volta, piano piano… abbiamo tutto il tempo, così come Madame B. ebbe tutto lo spazio per scrivere La Dottrina Segreta.

I brani citati sono tratti da:
Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli Editore, 2000)