Piccola “telepatia” da ufficio – prima parte

Un giorno di Maggio 2016. Sono alla mia scrivania in azienda e sto caricando al computer delle fatture fornitori. I colleghi coi quali condivido quotidianamente la stanza sono fuori per lavoro e perciò sono da solo. Sono da solo e carico al computer delle fatture fornitori! E mi sembra una cosa inutile! Alla decima o alla ventesima fattura, mi sembra di sprecare il mio tempo. Provo come un senso di aridità, di fiacchezza… neanche la musica che ho messo in sottofondo mi aiuta! E ad ogni fattura che carico in quel maledetto computer, mi sento sempre più solo e inutile!
Così facciamo una pausa, io, le fatture fornitori ed il computer; lui lo metto in pausa, loro le abbandono sulla scrivania ed io mi concedo uno sguardo alla finestra. Un breve istante, come una boccata d’aria, però presa con lo sguardo, al di qua del vetro. E d’improvviso mi sovvengono alcuni passi di un libro che, due-tre paginette la sera, sto leggendo in questo periodo (tra l’altro è una lettura alla quale sono stato invitato, al secondo anno della Scuola Energheia) e questo libro mi sembra quanto mai azzeccatissimo per come mi sento questo pomeriggio.
Si tratta di Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey *; qualche sera fa vi leggevo:

“Vi è un interessante parallelo fra i tre modi d’attività telepatica e le loro tecniche, ed i tre mezzi principali di comunicazione sulla Terra:

Telepatia istintiva… Viaggi per ferrovia, stazioni………… Telegrafo

Telepatia mentale… Viaggi per mare, porti sulle coste…. Telefono

Telepatia intuitiva… Viaggi aerei, aeroporti………………… Radio

Ciò che avviene in rapporto alla coscienza umana ha sempre una manifestazione esterna o trova un’analogia nel piano fisico; così è appunto per quanto riguarda lo sviluppo della sensibilità all’ impressione.

Se si considera (ma anche no) che il libro è stato scritto nel 1950, analogie come questa appaiono davvero all’avanguardia. Già l’argomento in sé appare molto avanzato; volendo sintetizzare, per “telepatia”, in questo caso, s’intendono -diciamo così- quei “modi di comunicazione” che avvengono a prescindere dall’emissione del suono così come lo concepiamo ordinariamente, quelle “forme di rapporto” cioè che si instaurano tra corpi più sottili di quello fisico. Volendo accostarsi all’argomento con un pizzico di apertura mentale o ammettendo ipotesi poco abituali, possiamo intendere la “telepatia” in senso ampio, includendovi anche quelle “relazioni misteriose” che si stabiliscono al di là dei limiti fisici e di cui un po’ tutti, nel quotidiano, alle volte facciamo esperienza, magari senza accorgercene del tutto, magari spiegandole come “coincidenze”, “casualità” o chiamandole “intesa particolare”, “legami emotivi”, “linguaggio non verbale”…

L’argomento -si diceva- è avanzato anche per i giorni d’oggi in cui, udendo “telepatia”, si immaginano super poteri, supereroi o super-pazzi, ma la Bailey ne fa un’ampia e dettagliata trattazione (in questo brano, in particolare, distingue tre tipi di telepatia, una prima che avviene fra gli aspetti umani più bassi, astrali ed emotivi, chiamandola “istintiva”, poi quella che avviene attraverso le sfere mentali, donde il nome, appunto, di “telepatia mentale”, e infine quella che si realizza tramite i centri più elevati dell’uomo, cioè i due della testa più quello della gola, -per così dire- i punti più prossimi al piano dell’anima e che l’autrice chiama “telepatia intuitiva”…)

Controversie e tipi di telepatia a parte, leggevo di trasporti, di telegrafo, telefono, radio… al che, durante questa angoscia da computer che provavo in ufficio, ho pensato: e il web? Internet? I cellulari? E gli Shuttle, i Rover su Marte? Cosa possono rappresentare, della coscienza umana, queste “manifestazioni esterne” mie contemporanee?
Certo, il mondo ipertecnologico di oggi, tutto silicio e microchip, tutto una intricatissima rete globale, tutto attraversato da flussi continui di mezzi d’ogni sorta, presenta tante di quelle storture, pratiche disumane, violenza, ma anche corbellerie e stupidaggini, presenta, in una parola, un’ignoranza tale che quasi quasi uno cede alla tentazione di pensare che,umanamente, non si esprime più granché! Eppure…
Eppure la struttura in sé, questo “meccanismo globale”, con le sue interconnessioni, i vari “nodi” di strade o di fibre ottiche, di certo qualcosa di quest’umanità impazzita lo esprimerà pure! Ma che cosa?
Le parole stesse che l’umanità (nel nostro caso, l’umanità italiana) usa, suggeriscono qualche ipotesi: “informatica”, “comunicazione”, “globalizzazione”. Dopo le fonti di nutrimento, dopo le materie prime, dopo le varie forme di energia, gli esseri umani sembrano ripetere i loro soliti giochetti di potere mettendo sul “tabellone del Monopoly mondiale” l’ultima novità: l’informazione. Oggi, basta volerlo e tutto può essere convertito in informazione. Sarà questa, la strada giusta per superare i limiti della materia? Vedremo…
Inoltre, se da un lato le nazioni hanno sempre buoni motivi per marcare i propri confini e restare distinte, se non estranee fra loro, in barba alla globalità, dall’altro non si vede l’ora di abbattere quanto più possibile le distanze, diventare più rapidi, più veloci, più estesi, tanto sul globo quanto con gli altri pianeti… E’ come se l’essere umano non riesca a decidersi: uguali o diversi? Vicini o distanti? Connessi o separati?
La percezione degli individui -inevitabile!- ha lampi di scuotimento, durante l’altrettanto inevitabile torpore procurato dai “media obbligatori” (ora anche portatili!). Nel marasma moderno, il singolo essere umano fa dunque esperienza “forzata”, ora del gruppo, ora di sé, vive e alterna questi due aspetti che evidentemente gli appaiono nettamente separati, crea e riceve stimoli, spesso ciecamente, ma si dice che pian piano evolva i propri strumenti e meccanismi di emissione e di risposta -e si spera- a favore di quella vita interiore che, di fatto, lo anima e che prima o poi finirà con l’esprimersi in maniera sveglia e completa.

* Il brano citato è tratto da:
Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda  edizione italiana – pag. 13 dell’edizione italiana).

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Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – terza parte

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

Di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano scoraggiare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky, in questa parte dell’articolo descriveremo e tenteremo di superare la seconda:

2 – La lunghezza del testo

Tanto per farsi un’idea, prendendo come riferimento le edizioni italiane del 2006 e del 2007, tradotte dal Prof. Stefano Martoraro dell’Istituto Cintamani di Roma, e considerando anche le varie parti introduttive, prefazioni, introduzioni, appendici e indici, La Dottrina Segreta conta 508 pagine nel Volume I, 916 nel Volume II e 683 nel Volume III.
Le edizioni italiane a cui facciamo riferimento riportano negli indici anche la numerazione delle pagine dell’edizione inglese… Per amor di approssimazione, insomma, diciamo che in quest’opera, un paio di migliaia di pagine, ci stanno tutte!

Personalmente ho avuto anche io occhi sgranati per quel mio compagno di studi che aveva la passione per certi mattoni di Dostoevskij da fare paura! E a mia volta sono stato fulminato da più persone, quando al bar ho tirato fuori la saga completa de Il Signore degli Anelli! Questo, tanto per dire che la lunghezza del testo è un fattore importante che viene considerato e ponderato bene, sia dagli scrittori, sia dagli editori, sia -più o meno deliberatamente- dai lettori; e nel caso de La Dottrina Segreta, la lunghezza del testo, potrebbe costituire uno scoglio non indifferente!
Il suggerimento più immediato che si possa dare è: piano piano, una pagina alla volta, senza fretta. E’ un suggerimento banale, certo, e può valere per qualunque altro tipo di lettura; nel caso della Dottrina, però, potrebbe valere doppiamente, perché l’opera stessa richiede una certa riflessione e non può essere approcciata proprio come un romanzo d’avventura di Wilbur Smith (senza offesa, Wil!). La Dottrina non si affronta certo per vedere come va a finire, è più un testo che si scorre per vedere cosa c’è alla prossima pagina.

Ma giacché abbiamo accennato alla lettura in generale, possiamo trovare ulteriore supporto per affrontare questa piccola difficoltà della lunghezza dell’opera, chiamando in causa un simpaticissimo professore di francese di un liceo parigino, Daniel Pennac, autore di svariati romanzi (caldamente consigliati, sopratutto perché piacevoli e scritti in maniera parecchio creativa) tra i quali, ne vogliamo citare uno, che guarda caso si intitola Come un romanzo, e del quale è difficile resistere alla tentazione di riportare le prime parole:

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo “sognare”…
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi”! “Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!”
“Sali in camera tua e leggi”
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul libro… ”

La lettura de La Dottrina Segreta non deve essere affrontata tanto in maniera “imperativa”, quanto piuttosto come qualcosa che ci si concede… perdonando la metafora imperfetta, non è “sbobba” da mandare giù ma piuttosto un tè pomeridiano.
Il professor Pennac conclude questo stesso libro, Come un romanzo, con una specie di spassoso decalogo che chiama “I diritti imprescindibili del lettore”; per il nostro ipotetico problema di vastità della Dottrina Segreta, invocheremo l’aiuto dei primi quattro e dell’ottavo, di questi dieci “diritti”:

1) Il diritto di non leggere

2) Il diritto di saltare le pagine

3) Il diritto di non finire un libro

4) Il diritto di rileggere

(…)

8) Il diritto di spizzicare

E allora:
1) Possiamo fare pausa, per tutto il tempo che vogliamo; aver iniziato ci ha reso già lettori della Dottrina, essa ci ha già accolti, possiamo fermarci quando vogliamo! Pennac, su questo primo punto scrive: “… se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia -o si ritenga- rifiutato da essa”. Un modo di porla parecchio confortante, che lenisce il senso di colpa o -peggio!- di sconfitta, quando si interrompe una lettura, specie se ce l’eravamo auto-imposta. Dunque, teniamolo a mente, anche La Dottrina Segreta si può… non leggere!
2) Possiamo interrompere benissimo un capitolo che troviamo stancante o una parte a cui non siamo interessati, possiamo consultare l’indice, cercare il paragrafo che più ci attira e raggiungerlo, possiamo fare avanti e indietro nel libro come ci pare; tra l’altro il libro di H.P.B si presta abbastanza bene a questa pratica, essendo esso stesso un saltare continuo da una argomento ad un altro, dal mito alla scienza, dalla religione alla filosofia e via dicendo… A nostro supporto, ancora Pennac: “… qualsiasi cosa diciamo, la caparbia noia che imponiamo a noi stessi non rientra nell’ambito del dovere, è una categoria del nostro piacere di lettori”.
3) Possiamo giungere all’inevitabile conseguenza dei punti precedenti: liberi di saltare, liberi di non leggere, dunque liberi di interrompere anche a tempo indeterminato, anche per sempre! Una libertà che lascia disponibili molte energie al ripensamento! “Lascio perdere”, scrive Pennac, “O meglio, lascio da parte”.
4) Possiamo di contro concederci un brano già affrontato, ritornare a “quel capitolo”, rileggere “quella frase che mi ha colpito tanto”, com’è che diceva la Blavatsky? La sua è un’opera enciclopedica, per certi aspetti, e allora chi ci vieta di usarla proprio come un’enciclopedia, cercando solo le voci che più hanno richiamato la nostra attenzione? Pennac, sul “diritto di rileggere”: “’Ancora, ancora’, diceva il bambino che eravamo un tempo. Le nostre riletture di adulti nascono dallo stesso desiderio: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti”.
E infine, 8) possiamo anche concederci di aprire una pagina “a caso”, ogni tanto o frequentemente; se si considera, poi, che “il caso” non esiste e che è importante sopratutto il significato che riusciamo a dare a un evento che ci sembra “casuale”, perché allora negarsi il piacere di cercare una perla “a caso”, di pescare la prima parola che affiora per noi da tutto quel mare di parole de La Dottrina Segreta? “Quando non si ha il tempo né i mezzi per concedersi una settimana a Venezia”, scrive Pennac, “perché negarsi il diritto di passarvi cinque minuti?”.

Senza fretta, dunque, una pagina alla volta, piano piano… abbiamo tutto il tempo, così come Madame B. ebbe tutto lo spazio per scrivere La Dottrina Segreta.

I brani citati sono tratti da:
Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli Editore, 2000)

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – seconda parte

Nella parte precedente di questo articolo abbiamo ipotizzato 7 piccole difficoltà che potrebbero pararsi davanti a chi voglia accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

Iniziamo adesso a considerarle, una ad una, e proviamo quindi a fornire qualche argomento che -ci si augura- siano di supporto al loro superamento, al fine di agevolare, se e quanto possibile, la lettura di quest’opera.

1 – Il costo dei libri
“Pecunia non olet”, ebbe a dire l’imperatore Vespasiano, “il denaro non puzza”… Parafrasiamolo dicendo un’ovvietà, cioè che l’aspetto “moneta” non va disprezzato, anzi, ha la sua valenza (nonché un preciso e profondo significato, anche esotericamente parlando, cioè manifesta qualcosa di ben preciso, dell’essere umano). Insomma, per farla breve, i soldi sono importanti e La Dottrina Segreta, così come è distribuita oggi, ne richiede abbastanza.

Per gli amanti della carta, ed escludendo chi riesce a procursene copia di seconda mano o attraverso canali che potrà di certo scoprire da sé, diciamo che il costo di quest’opera si aggira intorno ad €160,00 – €175,00. E’ il prezzo per l’opera completa, che raccoglie tutti e tre i corposi volumi.
Esistono poi delle edizioni più “light”, più diffuse, in cui i tre volumi principali sono a loro volta divisi in più libretti; parliamo di edizioni dell’opera costituite da 8 – 15 libri; vi sono anche altre piccole edizioni che riportano versioni “semplificate” di varie parti dell’opera originale: il prezzo di tutto questo ventaglio di proposte editoriali va dai 5 ai 15-20 Euro…
Insomma, se amate la carta, e sopratutto siete degli “intransigenti che amano la completezza”, potreste dover affrontare un discreto impegno, finanziariamente parlando, per possedere tutta l’opera.

Se invece, per amor dell’opera e della tasca, siete disposti a fare a meno dei prodotti della cellulosa, dell’odore tipografico e di tutte le nostalgiche sensazioni che procurano i libri cartacei, o, se comunque avete affinità con gli aggeggi tecnologici, ci sono degli e-book de La Dottrina Segreta a prezzi abbordabilissimi, a partire da € 4,99… ma se il passo verso il libro virtuale può considerarsi fatto, a questo punto diciamo anche che è possibile scaricarla gratis da internet.
Vi sono infatti diversi e numerosi siti sul web dai quali è possibile procurarsi tutti e tre i volumi di quest’opera: basta digitare il titolo dell’opera in un qualsiasi motore di ricerca, dedicarsi pochi minuti alla ricerca ed effettuare qualche donwload.
Quest’ultima è la soluzione che ci sentiamo di consigliare, specialmente a chi non è ancora sicuro dell’acquisto cartaceo; specie in un primo momento, potrebbe risultare comodo concedersi un primo assaggio senza spendere altro che un po’ di tempo.
In questo caso, però, con un cellulare, per quanto con uno schermo ampio, sarebbe davvero ostico lanciarsi nella lettura, già di qualunque libro, figurarsi di quest’opera! Ma se si dispone di almeno un tablet senza pretese, la cosa è fattibile e tutto sommato comoda. La versione elettronica, inoltre (formato “.pdf”, uno dei formati ottimali e più leggeri), se eseguita con uno dei lettori più diffusi, offre la possibilità di sottolineare, copiare il testo, aggiungere note e appunti, essere duplicata su più apparecchi… Insomma, se c’è una volta in cui la tecnologia può essere più d’aiuto che deleteria, perché non approfittarne?
Orsù, dunque, prima di continuare con gli altri punti di quest’articolo, via, a procurarsi una copia de La Dottrina Segreta!

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – prima parte

la dottrina segreta 1parte“Lo scopo di quest’opera può essere così definito: dimostrare che la Natura non è una ‘fortuita combinazione di atomi’, ed assegnare all’uomo il suo giusto posto nello schema dell’Universo; risollevare dalla degradazione le verità arcaiche che sono alla base di ogni Religione, mettere in rilievo, fino a un certo punto, l’Unità fondamentale dalla quale esse tutte derivano; ed infine dimostrare che il lato occulto della Natura non è mai stato studiato dalla scienza della civiltà moderna.
Se questo scopo può essere, anche in parte, raggiunto, l’autrice sarà soddisfatta. Quest’opera è scritta per l’Umanità, e le generazioni future dovranno giudicarla. L’autrice non riconosce nessun’altra corte di appello. All’ingiuria ella è abituata; con la calunnia ha a che fare quotidianamente; alle diffamazioni sorride in silenziosa previsione.

De minimis non curat lex

H.P.B
Londra, ottobre 1888”

Queste parole chiudono la breve prefazione che Helena Petrovna Blavatsky scrive per la sua opera più corposa, La dottrina Segreta.
Potremmo soffermarci sull’iscrizione latina, “De minimis non curat lex”, che possiamo tradurre con “la legge non si cura di cose di poco conto” e magari chiederci cosa Madame B. intenda per “legge” e quali siano queste “cose di poco conto”, queste “inezie”a cui si riferisce…
Potremmo anche ammirare un attimo la coraggiosa dedizione e la fiduciosa pazienza che traspaiono dalle righe poco sopra, in cui l’autrice individua il vasto destinatario del suo lavoro, l’umanità intera, e si dichiara assolutamente pronta a qualunque contrasto e oppositore, pur di consegnare il frutto dei propri sforzi come ritiene, così dimostrando fino a che punto sia in grado di ragionare in termini di “gruppo”…
E certamente varrebbe la pena, dedicarsi un po’ a queste riflessioni, di certo arricchenti. Ma questo contributo vuole fornire, per quanto possa esserne in grado, un supporto di altro tipo, un supporto che sia -diciamo così- di più pratica utilità…

Siete gente che non si rassegna a quelle rigide concezioni materialistiche che finiscono sempre con lo spiegare ogni cosa in termini di casualità, caos, legge delle probabilità? Suonano anche a voi un po’ strane, l’incredibile similitudine di insegnamenti e la corrispondenza di valori etici che sono insite nelle religioni e nei miti e che accomunano anche le differenze culturali più marcate? E, pur non essendo degli “addetti ai lavori”, vi sentite anche voi come quei pochi scienziati che onestamente e in tutta coscienza, pur affermando la correttezza del metodo scientifico, la vastità ed anche la specificità della scienza contemporanea, non temono tuttavia di segnalarne i limiti ed ammettere che la scienza, così come si configura oggi, non spiega ancora proprio-proprio ogni cosa?
Bene, se anche voi siete un po’ così curiosi circa la vita o un po’ inquieti in mezzo alle “sicurezze” dell’opinione comune o un po’ recalcitranti alle concezioni più ordinarie dell’esistenza, ebbene, la lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky potrebbe proprio fare al caso vostro, e dedicarci del tempo, potrebbe davvero valere la pena!

Già il sottotitolo di quest’opera dice tutto e così’ la introduce:

Sintesi
della scienza, della religione, e della filosofia

Miglior definizione, non potrebbe esserci! Effettivamente, uno dei pregi de La Dottrina Segreta è proprio la sua vasta opera di sintesi. Costituisce uno sguardo trasversale attraverso i tre più vasti ambiti della conoscenza e dell’espressione umana, un lungo e vertiginoso percorso che ora mette in parallelo o in sovrapposizione e ora non esita a mettere in contrasto, sapienza antica con sapere moderno, simboli e miti con teorie e concezioni materialistiche della vita, il sapere ordinario e settoriale più diffuso con le idee esoteriche più profonde e multidisciplinari.
Un’opera tanto degna, dunque, di ricevere almeno uno sguardo, quanto impegnativa!

Ed eccoci allora all’obiettivo di questo contributo: fornire un piccolo supporto d’incoraggiamento agli aspiranti lettori di quest’opera; individueremo alcune difficoltà che potrebbero scoraggiare chi si accosta per la prima volta a quest’opera e proveremo a fornirgli dei motivi, degli argomenti o dei suggerimenti per superarle, o quantomeno affrontarle, e dedicarsi così un po’ a questo libro, concedergli qualche chance e -chissà- magari trascorrere momenti ancora più piacevoli, nella sua lettura.

Abbiamo ipotizzato allora alcuni motivi che magari potrebbero rendere un po’ arduo l’impegno, o scoraggiarne i primi tentativi, e da bravi “studiosi-in-erba-d’esoterismo” li abbiamo raccolti in 7 gruppi… diciamo, 7 piccole difficoltà nell’accostarsi a La Dottrina Segreta:

  1.  Il costo dei libri
  2. La lunghezza del testo
  3. La vastità culturale dell’autrice
  4. La complessità degli argomenti
  5. L’antichità dell’opera
  6. L’ampiezza di note e di citazioni
  7. Il linguaggio e la forma espressiva

Sono tutti validi argomenti che possono rendere assolutamente legittimo lasciare La Dottrina Segreta lì dov’è e magari dedicarsi ad altri autori meno “monumentali” o addirittura a tutt’altro genere di lettura…
Ma per quanti vogliano “osare”, tentare, riprovarci, togliersi lo sfizio o la curiosità (lo ripetiamo, ne vale la pena!), proviamo a trovare insieme un supporto, anzi, 7 buoni motivi per affrontare ognuna di queste “difficoltà”… E’ ciò che tenteremo nelle varie parti di questo contributo, e magari sarà anche un’occasione per fare qualche accenno e farci un’idea di massima sui contenuti e sulla struttura generale di quest’opera…

(Il brano citato all’inizio è tratto da:
Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

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L’ottocento e il coraggio dirompente di madame Blavatsky – terza parte

corrente-spiritismo-800-h-p-blavatsky-3-parteL’attività indefessa e per certi aspetti eroica della Blavatsky, degli altri co-fondatori e delle migliaia di figure che in pochi anni gravitarono attorno alla Società Teosofica nell’ottocento, è stata indubbiamente il veicolo principale con cui le idee esoteriche si (ri)presentarono tanto in occidente quanto in oriente, con conseguenze sociologiche ancora in corso al giorno d’oggi.
All’epoca, i contraccolpi non mancarono di certo!
Gli ambienti ecclesiastici reagirono ruggendo contro idee come “reincarnazione”, “corpi sottili”, “unitarietà di fondo di tutte le religioni”. Oltre che alla salvaguardia della dottrina, in India e in Tibet queste reazioni miravano anche a ben altro: l’induismo infatti cominciava ad essere sempre più estraneo agli stessi indigeni, cominciava cioè ad apparire loro come “un mito” anziché come “un credo”, per cui le conversioni al Cristianesimo fioccavano sempre più numerose…
Quale scossone, quando la Società Teosofica avviò una vasta opera di recupero e ri-catechizzazione all’induismo (i cui capisaldi sono pregni in maniera evidente di contenuti esoterici). La gente che risiedeva proprio nel territorio che fu la culla, anzi l’arca, di questa vasta dottrina, veniva in qualche modo rieducata e riavvicinata alle proprie origini, così i missionari cristiani iniziarono una vasta campagna di ostilità, avversando la Società Teosofica e i suoi fondatori uno per uno, Madame Blavatsky in primis. Le altre confessioni religiose ci misero poco ad allearsi contro il nemico comune: quale che fosse la confessione, in tutti quegli ambienti religiosi che pretendevano l’esclusiva, un’attività di sensibilizzazione come quella teosofica difficilmente poteva ottenere consenso.
E in ambito scientifico? Analoghe reazioni.
A onor del vero, vi furono religiosi e scienziati che accolsero, o quantomeno valutarono serenamente i contenuti esoterici; persino alcuni degli antagonisti più dichiarati ne ammisero la validità… ma si trattò di singole figure o di gruppi ristretti. E comunque, ancora oggi, pochissimo se ne dice, di questi pochi!
In ambiente scientifico -dicevamo- le reazioni furono ipercritiche e spietate. Come conciliare le teorie sull’evoluzione dell’uomo e sulla discendenza dalle scimmie, con la visione esoterica che lo vuole angelo caduto, punto mediano tra spirito e materia? Come porre il problema della coscienza a quei ricercatori che ne facevano un semplice fenomeno cerebrale? Come parlare di Karma, di catena di vite e di fratellanza, in un’epoca in cui casualità, individualismo e pensiero positivo imperavano?
Si diceva nelle prime parti di questo articolo che uno dei pochi ambienti in cui il messaggio esoterico fu ufficialmente accolto con entusiasmo (almeno in un primo momento) fu la corrente dello spiritismo. E forse fu per questo che “esoterismo” e “spiritismo” si legarono nella mentalità comune e fu proprio a partire da questo periodo che avvenne questa maldestra associazione di idee, oggi ancora persistente; persino la parola “occultismo” mutò presto di significato e lì dove per “occulto” il teosofo all’epoca intendeva “ciò che è celato”, “ciò che è dietro la forma”, oggi il disinformato intende “stregoneria”, “cartomanzia” e simili…
La corrente dello spiritismo degenerò in poco tempo, allontanandosi dagli iniziali propositi filantropici e sinceramente sperimentali; molti suoi esponenti cedettero alle tentazioni del potere, reclamarono l’esclusiva sull’aldilà, su angeli e su entità misteriose… più d’uno fece breccia negli ambienti borghesi costruendosi fama di persona dai poteri straordinari, insomma, tutto il contrario della commensura, dell’umiltà e del servizio all’umanità alla base dell’esoterismo. Lo spiritismo, dunque, non tardò a “pagare il karma” delle illusioni in cui caddero i suoi membri dopo i primi anni, divenendo per i contemporanei e per i posteri, una specie di fiera di fenomeni da baraccone.
Tutto questo offrì argomenti ulteriori ai detrattori della società Teosofica e in particolare di Madame B. che si vide costantemente accusata di truffe, nonostante fosse ben lontana dal mirare agli ambienti altolocati (da cui praticamente scappò da giovane e ai quali aveva già comunque libero accesso), nonostante non chiedesse denaro nei suoi “cenacoli” in cui medici, sacerdoti, filosofi, musicisti e filantropi avevano la fortuna di riunirsi e nonostante si fosse posta senza riserve in netto contrasto con quelle devianze dello spiritismo. E per colmo, gli attacchi più aspri, Madame B. li ricevette proprio dagli spiritisti, furibondi per la sua presa di posizione, che interpretarono come un vero e proprio voltafaccia!
Questa donna battagliera e controversa costituisce un valido esempio per chi oggi aspira a “dare una mano”, a lavorare per la coscienza umana, a fare qualche passo verso il bene, la giustizia, la luce, perché -si dice- in quella direzione le avversità non mancano di certo…
Esserne consapevoli aiuta a prepararsi alla battaglia. La stessa Blavatsky mostra questa consapevolezza e con quello spirito battagliero, con la lungimiranza ed il coraggio che la caratterizzavano, quasi a sfidarlo tutto il secolo in cui viveva, nella prefazione alla sua Iside Svelata scrive:
“Per mostrare che non ci nascondiamo affatto la gravità del nostro intento, possiamo dire fin da ora che non vi sarà nulla di strano se si schiereranno contro di noi i seguenti gruppi:
I cristiani, i quali vedranno che mettiamo in discussione le prove della genuinità della loro fede.
Gli scienziati, che troveranno le loro pretese di infallibilità messe nello stesso mucchio con quelle della Chiesa Cattolica romana, e, in certi particolari, i saggi e i filosofi del mondo antico messi più in alto di loro.
Gli pseudo-scienziati, naturalmente, ci combatteranno con accanimento.
Gli uomini di chiesa liberali e i liberi pensatori troveranno che non accettiamo quello che fanno, ma esigiamo il riconoscimento della totale verità.
Gli uomini di lettere e le varie
autorità che nascondono le loro vere credenze per riguardo ai pregiudizi popolari.
I mercenari e i parassiti della stampa, che prostituiscono il suo potere più che regale e disonorano una nobile professione, troveranno facile deridere cose troppo meravigliose per la loro comprensione; perché per loro il prezzo di un pericolo vale più della sincerità. Molti ci criticheranno onestamente; molti altri non potranno farlo. Ma noi guardiamo al futuro.
La lotta oggi impegnata fra il partito della pubblica coscienza e quello della reazione ha già provocato un più sano tono di pensiero: non potrà mancare di concludersi con il rovesciamento dell’errore e il trionfo della verità. Lo ripetiamo: noi lavoriamo per un domani più radioso”
(Helena Petrovna Blavatsky, Iside Svelata, Milano, Armenia Editore, 1984)
Era il 1877, ma questo coraggioso esempio di servizio all’umanità sembra attuale quantomai.

L’ottocento e il coraggio dirompente di madame Blavatsky – seconda parte

blavatsky-2parteL”800 era un secolo particolarmente… sconvolto e sconvolgente, ricco cioè di sfaccettature e di contrasti.

L’ambiente ecclesiastico, in questo periodo, attraversa una doppia fase: da un lato quella che viene definita “secolarizzazione” (col Congresso di Vienna, infatti, i Principati Ecclesiastici vengono soppressi, Vescovi, Arcivescovi e Cardinali sono sempre meno governatori e sempre più semplici pastori di anime… in poche parole la Chiesa comincia a perdere molto del suo potere temporale), dall’altro, dopo la crisi dell’attività missionaria del settecento, l’impegno missionario si ridesta e grazie ai pontefici Pio VI, Gregorio XVI e Pio IX e grazie anche ai nuovi impulsi di numerose congregazioni torna ad estendersi in vari continenti, anche in Africa, in Cina, in Giappone… e in India.

La scienza intanto è sempre più permeata dal Positivismo, quindi si ripone fiducia solo nel progresso tecnologico e nella ragione; il metodo scientifico è l’unico su cui fondare ogni studio che voglia veramente definirsi “scientifico” ed essere accolto accademicamente… e così diviene inevitabile una forte reazione ai dogmi e alle loro esemplificazioni che “spaccavano” l’uomo in due, cioè in corpo e anima: l’anima appartiene sempre più alla sfera della fantasia, per lo scienziato deve essere al limite un’astrazione anzi, meglio che non esista affatto, mentre il corpo fisico diviene presto l’unico aspetto veramente riconosciuto, perché il solo verificabile e misurabile. Da questa scienza giunge fino a noi, oggi, la concezione materialistica della vita.

Tuttavia l’intelligenza umana, pur allettata da questa visione che in qualche modo la esalta come non mai, prova a sfuggire alla rigidità che questa concezione materiale della vita vorrebbe imporle, è evidente come l’essere umano dell”800 non se la senta proprio di essere ridotto a un grumo di processi chimici, nelle maglie della fredda ragione ci sta stretto e perciò tenta un miglioramento delle proprie concezioni, forse anche un superamento di quelle idee illuministiche…

E infatti l’800 è il secolo in cui si raccolgono i frutti della rivoluzione industriale, in cui si odono i primi vagiti del femminismo militante, in cui molte visioni si accavallano, numerose intelligenze dibattono, gli animi fremono, le culture nazionali si incontrano e si scontrano, le ideologie più inconciliabili convivono… Il darwinismo ha appena preso piede e già mostra il fianco, perché si formulano teorie alternative, si conducono indagini su territori di confine, e forse un tantino al di là…

E’ il secolo del Romanticismo e del Verismo, di Nikola Tesla e Sigmund Freud, di Ludwig van Beethoven e Franz Liszt, di Charles Baudelaire e San Giovanni Bosco… Scienza e fede, ragione e passione, dissoluzione e redenzione, gli opposti sembrano incrociarsi come non mai…

In un secolo così ricco di contrasti il terreno era fertile abbastanza per grandi opere di sintesi ideologica e gli insegnamenti esoterici, così “trasversali” e multidisciplinari, cascavano proprio a pennello!

Fisica, chimica, religione, legislazione, etica, spiritualità… l’esoterismo sembra proprio toccare ogni campo di manifestazione umana. Analogamente, il movimento teosofico si occupò di numerosi aspetti sociali: religione e scienza, arte, filosofia, diritti umani, lotta alla vivisezione, beneficenza, emancipazione femminile…

Tra le numerose correnti ideologiche e sperimentali di questo secolo nacque anche lo Spiritismo. Almeno agli inizi fu una corrente filosofica animata da buoni propositi, nel tentativo di conciliare principi benevoli come la carità, la solidarietà e l’onestà intellettuale con l’apertura mentale, con l’analisi dei fenomeni paranormali e l’osservazione delle facoltà medianiche, cioè con tutti quei fenomeni difficilmente replicabili in laboratorio, ma che pure hanno numerosi testimoni anche tra le personalità più rilevanti e tra gli intelletti più lucidi. Fu proprio in questo ambiente, in cui spirito e materia erano ammesse entrambe, che le idee esoteriche già dilaganti altrove attecchirono particolarmente e furono accolte con immediatezza e benevolenza.

Ma solo in un primo momento!

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