Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – quarta parte

Nella parti precedenti abbiamo affrontato le prime due, di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano più o meno frenare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

  1.  Il costo dei libri
  2. La lunghezza del testo
  3. La vastità culturale dell’autrice
  4. La complessità degli argomenti
  5. L’antichità dell’opera
  6. L’ampiezza di note e di citazioni
  7. Il linguaggio e la forma espressiva

Oggi proviamo a trovare dei buoni motivi e dei modi per affrontare il terzo:

3.  La vastità culturale dell’autrice

Sperando di ottenere un esempio per questo nostro terzo punto, spostiamoci al VOLUME I de La Dottrina Segreta ed estrapoliamo, nella Parte II, alcuni brani dalla SEZIONE V, intitolata “Della divinità celata, i suoi simboli e i suoi glifi”; in questo paragrafo Madame B. tratta (si perdoni l’eccesso di sintesi) di Dio Uno-e-Trino, di Dio Creatore, o meglio, per essere più precisi, tratta del modo in cui le principali culture umane, antiche e moderne, Lo esprimono:

“Dobbiamo risalire alla sorgente primordiale ed all’essenza stessa del concetto di Logos, o Divinità Creatrice, del ‘Verbo fatto carne’, di tutte le religioni. Nell’India è un Proteo dai 1.008 nomi ed aspetti divini in ciascuna delle Sue trasformazioni personali, da Brahmâ-Purusha fino agli Avatara divino-umani, passando per Sette Rishi Divini e i Dieci Prajapati semi-divini (che anche loro sono dei Rishi). Lo stesso sconcertante problema dell”Uno nei Molti’ e della Moltitudine in Uno, si trova in altri Pantheon; in quello egiziano, in quello greco ed in quello caldeo-giudaico;”

Riportiamo questo brano non certo perché vogliamo inserirci nella trattazione sull’Uno, ovviamente, né perché abbiamo qualcosa da aggiungere o da censurare. Utilizziamo questo brano (e centinaia avremmo potuto sceglierne, in alternativa) solo per soffermarci un attimo sull’ampiezza dei riferimenti fatti da H.P.B.; in questo caso, in tutto il paragrafo che segue queste prime righe, l’autrice si lancerà in un continuo parallelo tra le culture indiana, ebraica, egizia, caldea, cristiana, “sballonzolando” il lettore tra Veda, Cabala, scritti dei Padri della Chiesa, Bibbia e tavolette assiro/babilonesi, con il palese obiettivo di sottolinearne i punti in comune, evidenziarne i contrasti, rilevare le distorsioni di idee che lungo il corso della storia sono avvenute all’interno dei vari sistemi religiosi. Ne La Dottrina Segreta, questa è la prassi, e quando parla di religione, ma anche di filosofia, di scienza, o di tutte e tre, Madame B. la segue sempre!
Una competenza di questo tipo… ci sta che possa scoraggiare un attimino quel lettore che magari non è che trascorra le sue giornate immerso nella storia delle religioni, e nella storia di tutte queste religioni!

E allora, come possiamo -diciamo così- starle dietro, seguirla, e magari non scoraggiarci troppo, ogni volta che la Blavatsky “mette il turbo”?
Beh, sono solo suggerimenti -ovvio-, ma potremmo provare le seguenti:

  1. A) Innanzitutto, possiamo tenere a mente le indicazioni che abbiamo provato a considerare nella parte precedente di quest’articolo, quelle relative alla lunghezza del testo: ricordiamoci che durante la lettura possiamo saltare, interrompere, ripetere, spizzicare e sopratutto possiamo prenderci il tempo che ci serve; in certe parti della Dottrina potrebbe anche sembrarci non una semplice lettura ma quasi uno studio, ma in realtà -ricordiamoci- non troveremo alcun cattedratico a minacciare di darci suo voto!
  2. B) Per quanto la maniera di esporre di Madame B. rifletta la sua ampiezza culturale ed anche il suo animo scalpitante, in genere ogni suo capitolo è su per giù strutturato in questo modo: i primi due o tre paragrafetti descrivono l’argomento che sta per trattare – già semplificato nel titolo, ovviamente- e in breve dunque riassumono, in maniera abbastanza chiara e sintetica, qual’è la visione esoterica, la concezione secondo La Dottrina Segreta -appunto- di quel determinato argomento; solo dopo, nelle righe successive, l’autrice parte con la trattazione, col lavoro di documentazione, o di confutazione, in merito alle altre branche del sapere umano, sia quello ordinario e moderno, sia quello più “dimenticato” ed antico (il brano che abbiamo preso come esempio poc’anzi è proprio la “partenza” di uno di questi capitoli); se si tiene a mente questa struttura generale dei capitoletti, è possibile seguire l’autrice nei suoi argomenti fin dove si vuole, quanto basta per farsi un’idea, per afferrare un primo concetto… e poi, sentiamoci pure liberi di approfondire, di conoscere i dettagli, di apprendere dei documenti che tira in ballo… oppure molliamola subito per il prossimo capitolo! Madame B. non ci resterà male di certo, ai suoi tempi, era abituata a ben altro tipo di torti!
  3. C) Se comunque si riesce a starle un po’ dietro, può inoltre portare un certo beneficio, oltre che una compiaciuta soddisfazione, imparare qualcosa tramite Madame B., “cosa dice quella religione in merito a quest’argomento” e “cosa invece ne dice quest’altra”, o conoscere qualche dio dell’Olimpo greco che ci era sfuggito a scuola o apprendere del tal spirito in quell’altro pantheon, o ancora sapere cosa la scienza scopriva negli anni in cui la Blavatsky scriveva la Dottrina Segreta e quali analogie quella scoperta presentasse con certe idee indù più vecchie di migliaia di anni… Insomma, magari saranno più i parallelismi che ci sfuggiranno che quelli che riusciremo a cogliere o a ricordare a distanza di tempo, però, quella stessa vastità culturale dell’opera che può apparire come un problema per il lettore, potrebbe benissimo rivelare l’altra faccia della medaglia, e cioè contribuire alla conoscenza del lettore e sopratutto -ancora più importante!- potrebbe, un pizzico di più, alimentare quello spirito di sfida e d’avventura che non guasta di certo, tanto in questa lettura, quanto nella vita di tutti i giorni!

(Il brano citato è tratto da: Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

Piccola “telepatia” da ufficio – seconda parte

In un momento di sconforto e solitudine in ufficio, guardando dalla finestra continuavo a ripensare ad un libro, Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey.
A pag. 20, l’autrice, scrive:

I gruppi si mantengono uniti mediante una interna struttura di pensiero”

Volendo aprire una parentesi sulle multinazionali e su quei poteri che ritengono di detenere le sorti del mondo, viene da commentare: se è come dice la Bailey (“… uniti mediante una interna struttura di pensiero…”), allora… separa le strutture di pensiero, crea ed alimenta ideologie contrastanti, e separerai i gruppi, spaccherai gli animi e governerai (o ti illuderai di governare) il mondo! Sembra orribile, eppure è così, il famoso “divìde et ìmpera” è proprio questo, e forse chi manipola certe leggi della vita, al momento vi riesce perché, seppur in maniera miope, empia ed egoistica, ne conosce quantomeno alcuni aspetti, magari i più superficiali, ma in un certo modo si è preparato, alcuni “compitini per casa” se li è fatti! Parlando più in generale, aggiungiamo che pure chi non è consapevole di queste leggi ne risponde e vi si confà comunque, e infatti ecco il costituirsi di altri gruppi “uniti mediante una interna struttura di pensiero”, gruppi che chiamiamo “nazione”, “famiglia”, “associazione”, “banda”, “la mia squadra di calcio in serie A”…
Volendo invece vedere la cosa dal punto di vista dell’individuo, a pag. 30 del libro, la Bailey suggerisce:

“In ultima analisi si tratta di stabilire che cosa è che vi ”impressiona” in ciascun dato momento e poi in qual modo vi condizioni”

In maniera sana oppure malata, animalesca e inconsapevole oppure come una seria assunzione di responsabilità, in sostanza il punto è che siamo tutti legati. Siamo “irrimediabilmente”, inevitabilmente, per nostra e cosmica natura, tutti interconnessi!

Due simpatici signori, un biologo molecolare francese, Matthieu Ricard, oggi monaco buddista in Nepal, e Trinh Xuan Thuan, un astrofisico vietnamita, hanno scritto a quattro mani un bel libretto dal titolo italiano Dal Big Bang all’Illuminazione. A un certo punto si mettono a parlare di interdipendenza, proprio di questa profonda connessione di ogni elemento con ogni altro esistente, e scrivono a pag. 59:

“Noi non neghiamo che i fenomeni accadano davvero, ma sosteniamo che siano ‘dipendenti’, insomma che non esistano autonomamente (…) una cosa può apparire solo perché è correlata alle altre (…) Il suo modo d’essere è semplicemente quello della correlazione (…) le caratteristiche dei fenomeni sono definite solo attraverso le relazioni”

E a pag. 66, spiegando il “principio di Mach” (Mach è il tizio che ha dato il nome all’unità di misura delle velocità supersoniche), proseguono:

“Quando, con fatica, spingiamo un’auto, la resistenza che essa oppone al movimento è creata da tutto l’universo. Mach non ha mai spiegato questa misteriosa influenza universale diversa dalla gravità, né qualcun altro dopo di lui è stato in grado di farlo (…) queste interazioni non si fondano né sulla forza né sullo scambio di energia, ma collegano tutto l’universo. Ogni parte porta in sé il tutto, e da ciascuna parte dipende il tutto (…) La simultaneità dei fenomeni è naturale, giacché ciascuno di essi implica la presenza di altri. Ritorniamo a: ‘questa cosa può esistere soltanto se esiste quella, questa cosa può cambiare solo se cambia quella.

Insomma, siamo parti, anzi di più, siamo aspetti di una realtà unica, così vasta e sublime che non ci sono termini né concetti umani per esprimerla, possiamo al limite tentare descrizioni della meraviglia e del senso di sacralità che forse suscita la sua prospettiva, descrizioni come questa che la Bailey fa nel suo libro, a pag. 78:

“…non esiste alcuna possibile separazione nella nostra vita planetaria manifestata, né altrove, neppure oltre i confini del nostro pianeta. Il concetto di separazione, d’isolamento individuale, è un’illusione della mente umana non illuminata. Tutto, ogni forma, ogni organismo esistente entro qualsiasi forma; tutti gli aspetti della vita manifestata in ciascun regno della natura, sono intimamente collegati fra loro…”

 E una ventina di pagine più avanti (pag. 93), approfondisce la relazione che esiste tra le forme, una relazione -si badi bene- che rimane profonda e sostanziale anche lì dove una forma ne stia respingendo un’altra:

“… Questa forma, o centro, grande o piccola, un uomo o un atomo di sostanza, è in rapporto con tutte le altre forme ed energie manifestantesi, esistenti nello spazio circostante, ed è automaticamente ricettiva ad alcune mentre altre ne respinge, con il non riconoscerle; essa convoglia e trasmette altre energie irradiate da altre forme divenendo in tal modo a sua volta ‘agente di impressioni’…”

 Allora, altro che inutile – mi sono detto-, sarò pure parte di qualcosa, no?
Nel tratto che va dalla finestra alla mia scrivania, il mio lavoro di ufficio in quel giorno, letteralmente, mutò. Mi piacerebbe poter dire che l’ufficio da allora divenne un paradiso incantato e che le scartoffie si trasformarono in putti e ninfee, ma -ahimè!- credo di averne ancora, di strada, per riuscire a guardare le cose con “l’occhio nuovo”… Eppure, quel pomeriggio, riprendendo a caricare fatture fornitori al computer, sentii di essere un “nodo”, un punto nevralgico: attraverso di me un’informazione esterna veniva recepita nel gruppo “azienda”, avrebbe fatto il suo corso, si sarebbe aggiunta alle voci di bilancio e poi, con poca gioia dei proprietari e indifferente soddisfazione di operatori finanziari esterni, si sarebbe mutata in pagamento, in un bel bonifico bancario, e dunque in un altro flusso, verso altre strutture e persone che l’avrebbero processata…

Certo, pagare un fornitore telepaticamente sarebbe il massimo (per la mia azienda, non certo per il fornitore, a cui non piacerebbe affiato mangiare pane telepatico!), ma ricordarsi quanto più possibile di essere parte attiva nel reticolo umano, di essere pienamente responsabile di ogni propria azione quotidiana, per quanto noiosa, banale o ripetitiva, insomma realizzare di essere “telepatico” nutrendo la relazione con gli altri, riconoscendo il gruppo di cui si è parte, partecipandovi pienamente, ricevendo, comunicando e condividendo con quanta più consapevolezza possibile, con le azioni e con le percezioni, questo si che, oltre a farti sopravvivere ad un pesante pomeriggio in ufficio (o in casa, o al supermarket…), nutrirebbe – e parecchio!- la coscienza…
E con questo, non ci sono super poteri che possano competere!

 

(I brani citati sono tratti da:

Matthieu Ricard & Trinh Xuan Thuan, Dal Big Bang all’Illuminazione, Torino, Edizioni Amrita, 2008)

Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda edizione italiana)

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Piccola “telepatia” da ufficio – prima parte

Un giorno di Maggio 2016. Sono alla mia scrivania in azienda e sto caricando al computer delle fatture fornitori. I colleghi coi quali condivido quotidianamente la stanza sono fuori per lavoro e perciò sono da solo. Sono da solo e carico al computer delle fatture fornitori! E mi sembra una cosa inutile! Alla decima o alla ventesima fattura, mi sembra di sprecare il mio tempo. Provo come un senso di aridità, di fiacchezza… neanche la musica che ho messo in sottofondo mi aiuta! E ad ogni fattura che carico in quel maledetto computer, mi sento sempre più solo e inutile!
Così facciamo una pausa, io, le fatture fornitori ed il computer; lui lo metto in pausa, loro le abbandono sulla scrivania ed io mi concedo uno sguardo alla finestra. Un breve istante, come una boccata d’aria, però presa con lo sguardo, al di qua del vetro. E d’improvviso mi sovvengono alcuni passi di un libro che, due-tre paginette la sera, sto leggendo in questo periodo (tra l’altro è una lettura alla quale sono stato invitato, al secondo anno della Scuola Energheia) e questo libro mi sembra quanto mai azzeccatissimo per come mi sento questo pomeriggio.
Si tratta di Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey *; qualche sera fa vi leggevo:

“Vi è un interessante parallelo fra i tre modi d’attività telepatica e le loro tecniche, ed i tre mezzi principali di comunicazione sulla Terra:

Telepatia istintiva… Viaggi per ferrovia, stazioni………… Telegrafo

Telepatia mentale… Viaggi per mare, porti sulle coste…. Telefono

Telepatia intuitiva… Viaggi aerei, aeroporti………………… Radio

Ciò che avviene in rapporto alla coscienza umana ha sempre una manifestazione esterna o trova un’analogia nel piano fisico; così è appunto per quanto riguarda lo sviluppo della sensibilità all’ impressione.

Se si considera (ma anche no) che il libro è stato scritto nel 1950, analogie come questa appaiono davvero all’avanguardia. Già l’argomento in sé appare molto avanzato; volendo sintetizzare, per “telepatia”, in questo caso, s’intendono -diciamo così- quei “modi di comunicazione” che avvengono a prescindere dall’emissione del suono così come lo concepiamo ordinariamente, quelle “forme di rapporto” cioè che si instaurano tra corpi più sottili di quello fisico. Volendo accostarsi all’argomento con un pizzico di apertura mentale o ammettendo ipotesi poco abituali, possiamo intendere la “telepatia” in senso ampio, includendovi anche quelle “relazioni misteriose” che si stabiliscono al di là dei limiti fisici e di cui un po’ tutti, nel quotidiano, alle volte facciamo esperienza, magari senza accorgercene del tutto, magari spiegandole come “coincidenze”, “casualità” o chiamandole “intesa particolare”, “legami emotivi”, “linguaggio non verbale”…

L’argomento -si diceva- è avanzato anche per i giorni d’oggi in cui, udendo “telepatia”, si immaginano super poteri, supereroi o super-pazzi, ma la Bailey ne fa un’ampia e dettagliata trattazione (in questo brano, in particolare, distingue tre tipi di telepatia, una prima che avviene fra gli aspetti umani più bassi, astrali ed emotivi, chiamandola “istintiva”, poi quella che avviene attraverso le sfere mentali, donde il nome, appunto, di “telepatia mentale”, e infine quella che si realizza tramite i centri più elevati dell’uomo, cioè i due della testa più quello della gola, -per così dire- i punti più prossimi al piano dell’anima e che l’autrice chiama “telepatia intuitiva”…)

Controversie e tipi di telepatia a parte, leggevo di trasporti, di telegrafo, telefono, radio… al che, durante questa angoscia da computer che provavo in ufficio, ho pensato: e il web? Internet? I cellulari? E gli Shuttle, i Rover su Marte? Cosa possono rappresentare, della coscienza umana, queste “manifestazioni esterne” mie contemporanee?
Certo, il mondo ipertecnologico di oggi, tutto silicio e microchip, tutto una intricatissima rete globale, tutto attraversato da flussi continui di mezzi d’ogni sorta, presenta tante di quelle storture, pratiche disumane, violenza, ma anche corbellerie e stupidaggini, presenta, in una parola, un’ignoranza tale che quasi quasi uno cede alla tentazione di pensare che,umanamente, non si esprime più granché! Eppure…
Eppure la struttura in sé, questo “meccanismo globale”, con le sue interconnessioni, i vari “nodi” di strade o di fibre ottiche, di certo qualcosa di quest’umanità impazzita lo esprimerà pure! Ma che cosa?
Le parole stesse che l’umanità (nel nostro caso, l’umanità italiana) usa, suggeriscono qualche ipotesi: “informatica”, “comunicazione”, “globalizzazione”. Dopo le fonti di nutrimento, dopo le materie prime, dopo le varie forme di energia, gli esseri umani sembrano ripetere i loro soliti giochetti di potere mettendo sul “tabellone del Monopoly mondiale” l’ultima novità: l’informazione. Oggi, basta volerlo e tutto può essere convertito in informazione. Sarà questa, la strada giusta per superare i limiti della materia? Vedremo…
Inoltre, se da un lato le nazioni hanno sempre buoni motivi per marcare i propri confini e restare distinte, se non estranee fra loro, in barba alla globalità, dall’altro non si vede l’ora di abbattere quanto più possibile le distanze, diventare più rapidi, più veloci, più estesi, tanto sul globo quanto con gli altri pianeti… E’ come se l’essere umano non riesca a decidersi: uguali o diversi? Vicini o distanti? Connessi o separati?
La percezione degli individui -inevitabile!- ha lampi di scuotimento, durante l’altrettanto inevitabile torpore procurato dai “media obbligatori” (ora anche portatili!). Nel marasma moderno, il singolo essere umano fa dunque esperienza “forzata”, ora del gruppo, ora di sé, vive e alterna questi due aspetti che evidentemente gli appaiono nettamente separati, crea e riceve stimoli, spesso ciecamente, ma si dice che pian piano evolva i propri strumenti e meccanismi di emissione e di risposta -e si spera- a favore di quella vita interiore che, di fatto, lo anima e che prima o poi finirà con l’esprimersi in maniera sveglia e completa.

* Il brano citato è tratto da:
Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda  edizione italiana – pag. 13 dell’edizione italiana).

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Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – terza parte

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

Di queste 7 piccole difficoltà che abbiamo ipotizzato possano scoraggiare la lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky, in questa parte dell’articolo descriveremo e tenteremo di superare la seconda:

2 – La lunghezza del testo

Tanto per farsi un’idea, prendendo come riferimento le edizioni italiane del 2006 e del 2007, tradotte dal Prof. Stefano Martoraro dell’Istituto Cintamani di Roma, e considerando anche le varie parti introduttive, prefazioni, introduzioni, appendici e indici, La Dottrina Segreta conta 508 pagine nel Volume I, 916 nel Volume II e 683 nel Volume III.
Le edizioni italiane a cui facciamo riferimento riportano negli indici anche la numerazione delle pagine dell’edizione inglese… Per amor di approssimazione, insomma, diciamo che in quest’opera, un paio di migliaia di pagine, ci stanno tutte!

Personalmente ho avuto anche io occhi sgranati per quel mio compagno di studi che aveva la passione per certi mattoni di Dostoevskij da fare paura! E a mia volta sono stato fulminato da più persone, quando al bar ho tirato fuori la saga completa de Il Signore degli Anelli! Questo, tanto per dire che la lunghezza del testo è un fattore importante che viene considerato e ponderato bene, sia dagli scrittori, sia dagli editori, sia -più o meno deliberatamente- dai lettori; e nel caso de La Dottrina Segreta, la lunghezza del testo, potrebbe costituire uno scoglio non indifferente!
Il suggerimento più immediato che si possa dare è: piano piano, una pagina alla volta, senza fretta. E’ un suggerimento banale, certo, e può valere per qualunque altro tipo di lettura; nel caso della Dottrina, però, potrebbe valere doppiamente, perché l’opera stessa richiede una certa riflessione e non può essere approcciata proprio come un romanzo d’avventura di Wilbur Smith (senza offesa, Wil!). La Dottrina non si affronta certo per vedere come va a finire, è più un testo che si scorre per vedere cosa c’è alla prossima pagina.

Ma giacché abbiamo accennato alla lettura in generale, possiamo trovare ulteriore supporto per affrontare questa piccola difficoltà della lunghezza dell’opera, chiamando in causa un simpaticissimo professore di francese di un liceo parigino, Daniel Pennac, autore di svariati romanzi (caldamente consigliati, sopratutto perché piacevoli e scritti in maniera parecchio creativa) tra i quali, ne vogliamo citare uno, che guarda caso si intitola Come un romanzo, e del quale è difficile resistere alla tentazione di riportare le prime parole:

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo “sognare”…
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi”! “Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!”
“Sali in camera tua e leggi”
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul libro… ”

La lettura de La Dottrina Segreta non deve essere affrontata tanto in maniera “imperativa”, quanto piuttosto come qualcosa che ci si concede… perdonando la metafora imperfetta, non è “sbobba” da mandare giù ma piuttosto un tè pomeridiano.
Il professor Pennac conclude questo stesso libro, Come un romanzo, con una specie di spassoso decalogo che chiama “I diritti imprescindibili del lettore”; per il nostro ipotetico problema di vastità della Dottrina Segreta, invocheremo l’aiuto dei primi quattro e dell’ottavo, di questi dieci “diritti”:

1) Il diritto di non leggere

2) Il diritto di saltare le pagine

3) Il diritto di non finire un libro

4) Il diritto di rileggere

(…)

8) Il diritto di spizzicare

E allora:
1) Possiamo fare pausa, per tutto il tempo che vogliamo; aver iniziato ci ha reso già lettori della Dottrina, essa ci ha già accolti, possiamo fermarci quando vogliamo! Pennac, su questo primo punto scrive: “… se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia -o si ritenga- rifiutato da essa”. Un modo di porla parecchio confortante, che lenisce il senso di colpa o -peggio!- di sconfitta, quando si interrompe una lettura, specie se ce l’eravamo auto-imposta. Dunque, teniamolo a mente, anche La Dottrina Segreta si può… non leggere!
2) Possiamo interrompere benissimo un capitolo che troviamo stancante o una parte a cui non siamo interessati, possiamo consultare l’indice, cercare il paragrafo che più ci attira e raggiungerlo, possiamo fare avanti e indietro nel libro come ci pare; tra l’altro il libro di H.P.B si presta abbastanza bene a questa pratica, essendo esso stesso un saltare continuo da una argomento ad un altro, dal mito alla scienza, dalla religione alla filosofia e via dicendo… A nostro supporto, ancora Pennac: “… qualsiasi cosa diciamo, la caparbia noia che imponiamo a noi stessi non rientra nell’ambito del dovere, è una categoria del nostro piacere di lettori”.
3) Possiamo giungere all’inevitabile conseguenza dei punti precedenti: liberi di saltare, liberi di non leggere, dunque liberi di interrompere anche a tempo indeterminato, anche per sempre! Una libertà che lascia disponibili molte energie al ripensamento! “Lascio perdere”, scrive Pennac, “O meglio, lascio da parte”.
4) Possiamo di contro concederci un brano già affrontato, ritornare a “quel capitolo”, rileggere “quella frase che mi ha colpito tanto”, com’è che diceva la Blavatsky? La sua è un’opera enciclopedica, per certi aspetti, e allora chi ci vieta di usarla proprio come un’enciclopedia, cercando solo le voci che più hanno richiamato la nostra attenzione? Pennac, sul “diritto di rileggere”: “’Ancora, ancora’, diceva il bambino che eravamo un tempo. Le nostre riletture di adulti nascono dallo stesso desiderio: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti”.
E infine, 8) possiamo anche concederci di aprire una pagina “a caso”, ogni tanto o frequentemente; se si considera, poi, che “il caso” non esiste e che è importante sopratutto il significato che riusciamo a dare a un evento che ci sembra “casuale”, perché allora negarsi il piacere di cercare una perla “a caso”, di pescare la prima parola che affiora per noi da tutto quel mare di parole de La Dottrina Segreta? “Quando non si ha il tempo né i mezzi per concedersi una settimana a Venezia”, scrive Pennac, “perché negarsi il diritto di passarvi cinque minuti?”.

Senza fretta, dunque, una pagina alla volta, piano piano… abbiamo tutto il tempo, così come Madame B. ebbe tutto lo spazio per scrivere La Dottrina Segreta.

I brani citati sono tratti da:
Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli Editore, 2000)

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – seconda parte

Nella parte precedente di questo articolo abbiamo ipotizzato 7 piccole difficoltà che potrebbero pararsi davanti a chi voglia accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta di Helena Petrovna Blavatsky:

1 – Il costo dei libri

2 – La lunghezza del testo

3 – La vastità culturale dell’autrice

4 – La complessità degli argomenti

5 – L’antichità dell’opera

6 – L’ampiezza di note e di citazioni

7 – Il linguaggio e la forma espressiva

Iniziamo adesso a considerarle, una ad una, e proviamo quindi a fornire qualche argomento che -ci si augura- siano di supporto al loro superamento, al fine di agevolare, se e quanto possibile, la lettura di quest’opera.

1 – Il costo dei libri
“Pecunia non olet”, ebbe a dire l’imperatore Vespasiano, “il denaro non puzza”… Parafrasiamolo dicendo un’ovvietà, cioè che l’aspetto “moneta” non va disprezzato, anzi, ha la sua valenza (nonché un preciso e profondo significato, anche esotericamente parlando, cioè manifesta qualcosa di ben preciso, dell’essere umano). Insomma, per farla breve, i soldi sono importanti e La Dottrina Segreta, così come è distribuita oggi, ne richiede abbastanza.

Per gli amanti della carta, ed escludendo chi riesce a procursene copia di seconda mano o attraverso canali che potrà di certo scoprire da sé, diciamo che il costo di quest’opera si aggira intorno ad €160,00 – €175,00. E’ il prezzo per l’opera completa, che raccoglie tutti e tre i corposi volumi.
Esistono poi delle edizioni più “light”, più diffuse, in cui i tre volumi principali sono a loro volta divisi in più libretti; parliamo di edizioni dell’opera costituite da 8 – 15 libri; vi sono anche altre piccole edizioni che riportano versioni “semplificate” di varie parti dell’opera originale: il prezzo di tutto questo ventaglio di proposte editoriali va dai 5 ai 15-20 Euro…
Insomma, se amate la carta, e sopratutto siete degli “intransigenti che amano la completezza”, potreste dover affrontare un discreto impegno, finanziariamente parlando, per possedere tutta l’opera.

Se invece, per amor dell’opera e della tasca, siete disposti a fare a meno dei prodotti della cellulosa, dell’odore tipografico e di tutte le nostalgiche sensazioni che procurano i libri cartacei, o, se comunque avete affinità con gli aggeggi tecnologici, ci sono degli e-book de La Dottrina Segreta a prezzi abbordabilissimi, a partire da € 4,99… ma se il passo verso il libro virtuale può considerarsi fatto, a questo punto diciamo anche che è possibile scaricarla gratis da internet.
Vi sono infatti diversi e numerosi siti sul web dai quali è possibile procurarsi tutti e tre i volumi di quest’opera: basta digitare il titolo dell’opera in un qualsiasi motore di ricerca, dedicarsi pochi minuti alla ricerca ed effettuare qualche donwload.
Quest’ultima è la soluzione che ci sentiamo di consigliare, specialmente a chi non è ancora sicuro dell’acquisto cartaceo; specie in un primo momento, potrebbe risultare comodo concedersi un primo assaggio senza spendere altro che un po’ di tempo.
In questo caso, però, con un cellulare, per quanto con uno schermo ampio, sarebbe davvero ostico lanciarsi nella lettura, già di qualunque libro, figurarsi di quest’opera! Ma se si dispone di almeno un tablet senza pretese, la cosa è fattibile e tutto sommato comoda. La versione elettronica, inoltre (formato “.pdf”, uno dei formati ottimali e più leggeri), se eseguita con uno dei lettori più diffusi, offre la possibilità di sottolineare, copiare il testo, aggiungere note e appunti, essere duplicata su più apparecchi… Insomma, se c’è una volta in cui la tecnologia può essere più d’aiuto che deleteria, perché non approfittarne?
Orsù, dunque, prima di continuare con gli altri punti di quest’articolo, via, a procurarsi una copia de La Dottrina Segreta!

Sette buoni motivi per accostarsi alla lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky – prima parte

la dottrina segreta 1parte“Lo scopo di quest’opera può essere così definito: dimostrare che la Natura non è una ‘fortuita combinazione di atomi’, ed assegnare all’uomo il suo giusto posto nello schema dell’Universo; risollevare dalla degradazione le verità arcaiche che sono alla base di ogni Religione, mettere in rilievo, fino a un certo punto, l’Unità fondamentale dalla quale esse tutte derivano; ed infine dimostrare che il lato occulto della Natura non è mai stato studiato dalla scienza della civiltà moderna.
Se questo scopo può essere, anche in parte, raggiunto, l’autrice sarà soddisfatta. Quest’opera è scritta per l’Umanità, e le generazioni future dovranno giudicarla. L’autrice non riconosce nessun’altra corte di appello. All’ingiuria ella è abituata; con la calunnia ha a che fare quotidianamente; alle diffamazioni sorride in silenziosa previsione.

De minimis non curat lex

H.P.B
Londra, ottobre 1888”

Queste parole chiudono la breve prefazione che Helena Petrovna Blavatsky scrive per la sua opera più corposa, La dottrina Segreta.
Potremmo soffermarci sull’iscrizione latina, “De minimis non curat lex”, che possiamo tradurre con “la legge non si cura di cose di poco conto” e magari chiederci cosa Madame B. intenda per “legge” e quali siano queste “cose di poco conto”, queste “inezie”a cui si riferisce…
Potremmo anche ammirare un attimo la coraggiosa dedizione e la fiduciosa pazienza che traspaiono dalle righe poco sopra, in cui l’autrice individua il vasto destinatario del suo lavoro, l’umanità intera, e si dichiara assolutamente pronta a qualunque contrasto e oppositore, pur di consegnare il frutto dei propri sforzi come ritiene, così dimostrando fino a che punto sia in grado di ragionare in termini di “gruppo”…
E certamente varrebbe la pena, dedicarsi un po’ a queste riflessioni, di certo arricchenti. Ma questo contributo vuole fornire, per quanto possa esserne in grado, un supporto di altro tipo, un supporto che sia -diciamo così- di più pratica utilità…

Siete gente che non si rassegna a quelle rigide concezioni materialistiche che finiscono sempre con lo spiegare ogni cosa in termini di casualità, caos, legge delle probabilità? Suonano anche a voi un po’ strane, l’incredibile similitudine di insegnamenti e la corrispondenza di valori etici che sono insite nelle religioni e nei miti e che accomunano anche le differenze culturali più marcate? E, pur non essendo degli “addetti ai lavori”, vi sentite anche voi come quei pochi scienziati che onestamente e in tutta coscienza, pur affermando la correttezza del metodo scientifico, la vastità ed anche la specificità della scienza contemporanea, non temono tuttavia di segnalarne i limiti ed ammettere che la scienza, così come si configura oggi, non spiega ancora proprio-proprio ogni cosa?
Bene, se anche voi siete un po’ così curiosi circa la vita o un po’ inquieti in mezzo alle “sicurezze” dell’opinione comune o un po’ recalcitranti alle concezioni più ordinarie dell’esistenza, ebbene, la lettura de La Dottrina Segreta della Blavatsky potrebbe proprio fare al caso vostro, e dedicarci del tempo, potrebbe davvero valere la pena!

Già il sottotitolo di quest’opera dice tutto e così’ la introduce:

Sintesi
della scienza, della religione, e della filosofia

Miglior definizione, non potrebbe esserci! Effettivamente, uno dei pregi de La Dottrina Segreta è proprio la sua vasta opera di sintesi. Costituisce uno sguardo trasversale attraverso i tre più vasti ambiti della conoscenza e dell’espressione umana, un lungo e vertiginoso percorso che ora mette in parallelo o in sovrapposizione e ora non esita a mettere in contrasto, sapienza antica con sapere moderno, simboli e miti con teorie e concezioni materialistiche della vita, il sapere ordinario e settoriale più diffuso con le idee esoteriche più profonde e multidisciplinari.
Un’opera tanto degna, dunque, di ricevere almeno uno sguardo, quanto impegnativa!

Ed eccoci allora all’obiettivo di questo contributo: fornire un piccolo supporto d’incoraggiamento agli aspiranti lettori di quest’opera; individueremo alcune difficoltà che potrebbero scoraggiare chi si accosta per la prima volta a quest’opera e proveremo a fornirgli dei motivi, degli argomenti o dei suggerimenti per superarle, o quantomeno affrontarle, e dedicarsi così un po’ a questo libro, concedergli qualche chance e -chissà- magari trascorrere momenti ancora più piacevoli, nella sua lettura.

Abbiamo ipotizzato allora alcuni motivi che magari potrebbero rendere un po’ arduo l’impegno, o scoraggiarne i primi tentativi, e da bravi “studiosi-in-erba-d’esoterismo” li abbiamo raccolti in 7 gruppi… diciamo, 7 piccole difficoltà nell’accostarsi a La Dottrina Segreta:

  1.  Il costo dei libri
  2. La lunghezza del testo
  3. La vastità culturale dell’autrice
  4. La complessità degli argomenti
  5. L’antichità dell’opera
  6. L’ampiezza di note e di citazioni
  7. Il linguaggio e la forma espressiva

Sono tutti validi argomenti che possono rendere assolutamente legittimo lasciare La Dottrina Segreta lì dov’è e magari dedicarsi ad altri autori meno “monumentali” o addirittura a tutt’altro genere di lettura…
Ma per quanti vogliano “osare”, tentare, riprovarci, togliersi lo sfizio o la curiosità (lo ripetiamo, ne vale la pena!), proviamo a trovare insieme un supporto, anzi, 7 buoni motivi per affrontare ognuna di queste “difficoltà”… E’ ciò che tenteremo nelle varie parti di questo contributo, e magari sarà anche un’occasione per fare qualche accenno e farci un’idea di massima sui contenuti e sulla struttura generale di quest’opera…

(Il brano citato all’inizio è tratto da:
Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta, Roma, Istituto Cintamani, 2006)

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