L’interesse del gruppo

Le leggi dell’anima non sono quelle della personalità, è difficile da comprendere e ancor più arduo è accettarle come guida pratica nella risoluzione dei conflitti che ci coinvolgono. Arrivati a una certa soglia della nostra evoluzione, riteniamo erroneamente di aver conquistato se non definitivamente almeno sufficientemente, noi stessi e il mondo intero, tanto quanto basta a presumere spavaldamente di compiere in ogni occasione il bene maggiore piuttosto che quello personale. Eh già, perché il bene maggiore, a un certo punto della nostra storia, sembra coincidere col nostro interesse, ed è ovvio che le due cose debbano andare di pari passo… non ci vuole poi niente a cucire un’unica veste per due realtà differenti!

Così invece di spingere il nostro sguardo verso spazi più ampi, o invece di piegarlo saggiamente all’interno di noi stessi, rimaniamo accecati dalla miopia dell’amor proprio e non riusciamo a distinguere la nitida luce dell’Anima perché i nostri occhi sono velati dalla cortina che le nebbie di una percezione limitata e permalosa fanno calare sulla nostra coscienza. Procediamo a spada tratta e a gamba tesa, incuranti dei piccoli segnali che la Vita ci offre per vedere meglio e consideriamo gli avvertimenti lungo il cammino come assurde ingiustizie che addirittura offendono la nostra bontà e negano il nostro tanto da farci per il prossimo.
E se imparassimo a comunicare di più? Se riuscissimo a sentire l’origine della nostra aggressività? Se cominciassimo da un sano colloquio con noi stessi? Ma non intendo quella logorroica abitudine che con un fiume di parole giustifica ogni nostro atto come un passo verso la santificazione! Facciamo fin troppo presto a passare oltre la semplice verità e a far tacere i sussurri del grillo parlante che è sempre nascosto da qualche parte negli anfratti della coscienza! Ed è fin troppo facile arroccarsi in un eburneo riserbo che ci chiude nelle torri delle nostre incontestabili ragioni! E se ci fosse del vero in quello che l’altro mi dice e che io non riesco a vedere? E se niente po’ po’ di meno fosse addirittura bello, oltre che difficile, parlarsi? Offrire un po’ di se stessi non può che far bene. Vale la pena superare il bruciore di un riconoscimento sgradevole.

Se vogliamo dare chiarezza ai nostri pensieri e rendere più utili i nostri comportamenti non possiamo prescindere da una comunicazione vera.  Le parole sincere possono guidarci fuori dall’intricato labirinto delle nostre paure, che non esistono, come ha magnificamente spiegato Massimo Rodolfi nel suo ultimo libro. * Esiste la percezione della nostra distruttività ancora irrisolta e questo fa paura, nel singolo e nel gruppo. Ecco perché a volte eludiamo la comunicazione, evitando un confronto diretto e respingendo tutto quello che può avvicinarci troppo alla verità.
Eppure “l’aureo filo dell’amore di gruppo, della comprensione di gruppo, dei rapporti di gruppo e della condotta di gruppo”* può consentirci di superare la cecità individuale e può aiutarci a comprendere la grandezza e la bellezza di una verità che anche quando è camuffata rimane immacolata sul suo piano, libera da ogni annebbiamento e da ogni illusione astrale. Vale la pena rinunciare un pochino alle proprie ragioni o ai propri interessi, perché i nostri bisogni saranno curati “e il resto ci sarà dato in sovrappiù” se scegliamo il Regno che il grande Maestro di Nazareth ci ha indicato. E nel frattempo avremo donato al gruppo un interesse più elevato.

 

  • La paura non esiste, trasforma il lato oscuro di te stesso- Massimo Rodolfi- DRACO edizioni
  • Trattato dei sette Raggi- volume secondo psicologia esoterica – Alice A. Bailey -edizioni Nuova Era

Una virata salutare

Da qualche parte devo pur cominciare per scrivere un articolo, che proprio non ne vuole sapere di venire alla luce! Il torpore mentale prodotto dal caldo rende difficile una connessione coerente e lo spossamento fisico annienta ogni slancio creativo. Eppure so che mentre le forze sembrano sciogliersi per l’elevata temperatura esterna, in realtà c’è in giro un gioco pesante e qualche pirata della coscienza sfrutta la gravità delle correnti più dense per contrastare le migliori intenzioni. Tutto sembra fermo e spostare anche solo un’idea richiede un’immensa fatica. È il letargo estivo!

I giri di parole però non servono a sbloccare la calma piatta e l’inerzia è avvilente. Ci vuole una virata pazzesca, quella che solo un pensiero fulmineo, abbagliante, può imprimere alla marea mentale ribaltando completamente la direzione delle onde e le sorti dell’imbarcazione con tutto l’equipaggio.
È il pensiero, infatti, che regola l’energia vitale dei nostri corpi e lo fa grazie alla mente che trasmette i suoi impulsi al cervello e da qui a tutto il resto della struttura.  Un pensiero fulmineo che porti in sé l’energia della folgore divina può illuminare e riconvertire istantaneamente la direzione delle forze, liberandole dalla gravità di pesanti attrazioni e restituendo loro la leggerezza che meritano. Perché questo possa avvenire, la mente non deve indulgere nelle sue nebbie, ma con un atto dinamico, volitivo, deve scandagliarle e superare le fitte coltri paludose per ritrovarsi nelle terre del sole dell’Anima, dove il tempo è diverso, la vita è pulsante, le energie scalpitano per realizzare il tempio dello spirito nella forma umana, dove tutto è radiante e la creazione è un gioco continuo.

Una virata istantanea e infallibile come un lampo è possibile solo se l’Anima è desta, non assopita, e solo con una preparazione adeguata che giorno dopo giorno educhi la coscienza a trasferirsi da un piano inferiore a uno superiore, producendo in tal modo un afflusso di energia più elevato, resistente anche alle torride temperature. Cambiare consapevolmente e ripetutamente la linea dei nostri pensieri per volgerli instancabilmente al Bello, che è anche Buono e Vero, equivale a trasferire più in alto correnti di forza sottraendole al comando di falsi timonieri e trasformando il viaggio in un’ascesa progressiva.

Il sutra 3 del libro quarto degli yogasutra di Patanjali afferma: “Le pratiche e i metodi non sono la vera causa del trasferimento della coscienza, ma rimuovono gli ostacoli, come l’agricoltore prepara il terreno per la semina”.  La pratica del meditare e del coltivare il pensiero opposto a tutto ciò che è contrario allo yoga, modifica progressivamente la materia dei nostri corpi e al momento opportuno li rende capaci di assecondare e assorbire i rapidi effetti di certe necessarie virate, quelle che scuotono all’improvviso ma rinnovano e rinfrescano tutti gli ambienti. Virate del genere però può compierle solo la coscienza dell’Anima, la nostra essenza divina, che sa quando è il momento di imprimere un impulso evolutivo per sospingerci un passo più avanti verso casa.

Il riporto

Con questo titolo non mi riferisco al servizio dei cani addestrati al riguardo, e non intendo nemmeno parlare delle ciocche di capelli spostate da una parte all’altra della testa per mascherare la calvizie. Sorrido, ma non me ne vogliano coloro che lo fanno. Intendo parlare invece di quell’attitudine a trasferire da un luogo all’altro, da una bocca all’altra e quindi da un orecchio all’altro, notizie, impressioni, “spetteguless”, rivestendo l’essenza dei fatti con le proprie discutibili percezioni, travisando spesso la realtà delle cose ed evitando in tal modo di praticare yoga.

Può essere assai gratificante e anche divertente trovarsi in due, in tre, o anche più, a raccontarsi di questo e quello, oppure a commentare quel tal fatto o quell’altro se non addirittura ad avventurarsi in vere e proprie congetture sul comportamento o sulla biografia di qualche povero malcapitato. Con quale intenzione? Quel che accade al singolo può accadere a un piccolo gruppo considerato come un’unità e pertanto tutto quello che limita e ostacola l’evoluzione di un solo individuo, può essere ritrovato pari pari nell’evoluzione di un gruppo.

Allora bisogna tenersi d’occhio e fare molta attenzione perché una conversazione conviviale non scivoli di tono e si trasformi in un momento in cui si cercano alleanze alle proprie immagini karmiche, sodalizi che giustificano le proprie tendenze distruttive e in cui si cercano sicurezze che in fondo servono solo a mascherare, con un’apparente bonaria simpatia, la scarsa considerazione che abbiamo di noi stessi e degli altri.
Uno dei rischi peggiori poi, giustificato spesso dall’aver condiviso determinate esperienze, è quello di crearsi attorno, inavvertitamente o meno, una fascia di resistenza, una sorta di gommone respingente che da un lato tiene lontani gli intrusi e dall’altro alimenta questa pseudo unione interna. Si chiama tendenza all’isolamento, esclude invece di accogliere, e non è certo la via migliore per crescere e partecipare alla Vita attraverso un sano respiro energetico.

D’altro canto sappiamo a che tipo di modificazioni qualitative e non solo di forma, sono sottoposti concetti e fatti quando sono riportati in modo soggettivo all’interno della propria coscienza o all’interno di un gruppo. Vale dunque la pena di dedicarsi piuttosto a un lavoro serio di trasformazione di se stessi invece che dei fatti o dei comportamenti degli altri, un lavoro che purifichi senza sosta la nostra coscienza rendendo sempre più oggettiva e attendibile la nostra percezione, sì da essere utile strumento di vera conoscenza. Meditare, meditare e ancora meditare: solo in questo modo potremo superare le malìe della personalità e avvicinarci progressivamente al chiarore dell’Anima, coltivando un Amore Intelligente capace di guidarci nella discriminazione dei fatti. Sarà possibile così realizzare una presenza veramente innocua nei tre mondi della nostra umana esistenza praticando quello che è il vero senso di tutto lo yoga: realizzare la nostra vera natura spirituale e servire la Vita, in unità, pace ed armonia.

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Amore Intelligente

Il sentiero iniziatico segna l’ingresso nella parte finale dell’evoluzione umana sul pianeta Terra. Procedendo in dimensioni nuove e sempre più ampie abbandoniamo ciò che rimane dei nostri attaccamenti e comprendiamo nella nostra coscienza quel che prima escludevamo, mentre cresce in noi l’intima consapevolezza e la responsabilità dell’unione con tutte le creature. Questo significa che le energie dell’Anima penetrano sempre più in profondità e noi impariamo a usarle come in una traduzione simultanea, esprimendole in modo dinamico e sintetico nei fatti di tutti i giorni.

Le energie che caratterizzano l’Anima sono Volontà spirituale e Amore Intelligente. Naturalmente l’espressione di queste Forze nella vita quotidiana è preceduta da una lunga sperimentazione in cui la comprensione mentale passa attraverso molte difficoltà e fallimenti prima di potersi manifestare pienamente nella vita pratica. Si tratta di fare i conti con quanto la personalità riesce a fare, nel senso che fino a che le nostre personalità non sono veramente integrate e consacrate al Sé divino, difficilmente riescono a fare quel che dicono e che forse comprendono ma che sicuramente non riescono ancora a gestire. Eppure si va avanti così: affermando prematuramente e in modo inadeguato, quel che un giorno sarà un fatto compiuto.

Le energie della personalità integrata e quelle dell’Anima sono possibilità diverse del nostro divenire in differenti tempi e spazi. Arriva un momento in cui queste energie cominciano ad attrarsi e poi a unirsi, a fondersi, fino a quando quelle dell’Anima prevalgono e presiedono a tutto ciò che si muove nei mondi inferiori, passando attraverso un’infinità di cambiamenti.
Le energie integrate della personalità che agiscono nei mondi inferiori sono:

  • Il corpo eterico, veicolo dell’energia vitale
  • Il corpo astrale, veicolo dell’energia sensibile o senziente
  • Il corpo mentale, veicolo dell’energia intelligente della volontà

L’Angelo Solare che è in ognuno di noi è ed esprime Amore e Volontà. Quando Amore e Volontà illuminano e dominano la nostra mente, allora realizziamo in noi la perfezione “del Padre che è nei cieli”. Meta e compito dei discepoli è dunque esprimere Volontà e Amore attraverso l’uso saggio dell’Intelligenza nei veicoli della personalità integrata. Significa cioè agire attraverso un chiaro Proposito e un Amore Intelligente.

Amore Intelligente è la forza creativa che consente all’Anima di manifestarsi nella forma, è quella forza che subordina gli interessi personali alle esigenze del gruppo e sa riconoscere di volta in volta il Bene maggiore, è quella forza che gradualmente conduce al superamento della separatività iniziale fino alla realizzazione di un unico servizio grazie a diversi campi di attività individuale.

L’Amore Intelligente opera per unire Cielo e Terra, ciò che è sopra e ciò che è sotto, per rivelare la Verità, la Via e la Vita fino a gridarla sui tetti delle case, non più nascondendo la grandiosità dell’Opera.

L’Amore Intelligente tramuta la conoscenza in Saggezza, nel lavoro quotidiano. L’Amore Intelligente trasforma ogni perdita in un guadagno perché ciò che scompare è illusorio, effimero e irreale. La Verità raggiunta invece è eterna e non potrà mai essere perduta.

L’Amore Intelligente separa il grano dalla crusca e spezza il Pane perché ognuno se ne cibi secondo la sua misura e sia nutrita tutta l’umanità, in vista di un’era in cui sarà illuminata, un’Era Nuova appena iniziata.

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Sat-chit-ananda e Madre Terra

Ieri sera mentre mettevo a dimora alcune piantine di ortaggi nel terreno, mi ha attraversato fulminea un’idea, una certezza che si è fatta domanda. Le piantine cresceranno rapidamente e daranno frutto: bene, ma da chi arriva tutta quest’abbondanza, chi offre questa premurosa e sicura risposta al mio gesto che nei secoli e nei millenni chissà quanti milioni di volte è stato compiuto e chissà quante altre volte ancora verrà ripetuto? Siamo diventati così spenti distratti da non accorgerci neanche più della Vita profusa per noi senza riserve, sempre pronta a donarsi per venire incontro alle nostre necessità e pronta anche a sacrificarsi a volte per le nostre insane velleità.

E’ stato come una scossa rendermi conto del modo automatico in cui stavo lavorando, pur prestando attenzione a ogni singola piantina, alla sua “culla di terra”, all’acqua necessaria. Quando sono in campagna, non mi pongo questioni filosofiche o speculative e solitamente non mi metto a pensare a quello che succede quando termino il mio lavoro. So che le piantine affidate alla terra sono in buone mani, non penso che finito il mio compito, continua invece quello già avviato dalle piccole creature che presiedono alla crescita di ogni singolo seme, di ogni piccolo filo d’erba, di ogni minuscolo fiore. L’idea fulminea che mi ha attraversato la mente mi ha reso consapevole del fatto che non usiamo quasi mai la parola grazie, trascuriamo con troppa tracotanza e forse nessuna gratitudine la verità essenziale che la Terra è la fonte di tutte le nostre risorse e si prende cura di noi e di tutto quello che le affidiamo; senza Madre Terra non potrebbe esserci niente di ciò che esiste e che ci nutre su questo pianeta: tutto è contenuto in lei e lei è presente negli atomi, nelle grandi montagne e negli oceani. Questa è la verità. E verità si traduce in sanscrito con la parola “Sat”.

Secondo il dizionario dell’induismo* Sat letteralmente significa ‘essente’, ontologicamente ‘esistente’, eticamente vuol dire ‘buono’, epistemologicamente ‘vero’. La Verità su cui poggia la nostra esistenza è Madre Terra. E’ di sicuro una Buona Verità. La conoscenza della “Pura Verità” è insita invece in una realtà cosmica ben più grande!
L’attenzione a quel che siamo e facciamo, a partire anche da fatti molto semplici, come le considerazioni sulle mie piantine, può avviarci comunque alla consapevolezza dell’unità di tutte le cose fino alla “Pura Consapevolezza” che si traduce in termini induisti con la parola Chit.
La comprensione della realtà della Vita, nella sua pluralità di espressioni e nella sua essenziale unità, la consapevolezza del nostro esserne parte integrante e del nostro cooperare in un tessuto sensibile che ci sostiene e che noi sosteniamo a nostra volta non può che offrirci quella bellezza e quella pura gioia che in termini yogici si dice “Ananda”.

Oltrepassare in piena coscienza la soglia del nostro egoismo e della nostra ignoranza può permetterci di interagire in modo più diretto con quelle dimensioni sottili della Vita che normalmente sfuggono alla nostra consapevolezza, può darci la gioia della nostra presenza accogliente e a sua volta benevolmente accolta nell’abbraccio premuroso di Madre Terra.

*Dizionario dell’induismo – Margaret e James Stutley – Ubaldini editore

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L’inganno della mente

A dire il vero la mente non ci inganna una volta soltanto perché, prima di essere educata a dovere, si diverte a trarre conclusioni affrettate da una percezione iniziale sicuramente poco affidabile e ci espone così non a un solo inganno, ma a ripetuti tranelli. La nostra mente mette velocemente insieme le prime scarse informazioni provenienti dai dati sensoriali e poi su queste costruisce i suoi castelli in aria esercitandosi nelle sue caratteristiche elementari: la capacità di distinguere e separare. Ancora una volta è il livello di sviluppo personale a determinare la qualità dei suoi costrutti con tutte le conseguenze che le modificazioni mentali comportano anche sugli altri piani dell’esistenza. Senza contare che la mente umana è limitata, per di più affezionata ai suoi limiti, e difficilmente accetta di superare se stessa. Tende invece a restringere il campo di osservazione per focalizzare le sue conclusioni e non si arrende facilmente davanti all’evidenza di spazi più vasti e unificanti. Si accontenta di ciò che è immediatamente conoscibile, anche se questo è insufficiente a creare sintesi nuove. E’ come accontentarsi delle briciole pur avendo a disposizione un buon pane da gustare. O come ingigantire ciò che si ha sotto il naso rifiutando di vedere ciò che brilla solo un po’ più in là.

La mente, quando ammette solo quello che ha sotto gli occhi e che è inequivocabilmente tangibile, non riesce a comprendere il lavoro invisibile dell’Infinito, ritiene valide solo le proprie piccole ragioni e perciò elabora inganni. Si accontenta delle piccole cose, di deduzioni facili, scontate, e partendo da queste comincia a insinuarsi e a soffiare sulle emozioni, gonfiandole a suo piacere e spingendole in direzioni ingombranti e a volte devastanti. Ci inganna presentandoci tutta questa messa in scena come reale, e noi ci caschiamo senza neanche replicare, anzi convintissimi di essere gli eroi del nostro dramma.
E così rimaniamo prigionieri dei nostri stessi pensieri: invece di apprezzare i privilegi di una mente aperta e immaginare nuovi possibili sviluppi, continuiamo a consumare l’acqua dei rigagnoli che riusciamo a concederci rifiutando le inesauribili risorse di un oceano di bene a nostra disposizione.

Purtroppo non sono queste le condizioni adatte a riconoscere quelle occasioni preziose che ci aiuterebbero a comprendere meglio le situazioni in cui ci troviamo e così noi non riusciamo a rispondere agli impulsi che la Vita stessa ci invia per offrirci soluzioni e venirci incontro in tutti i modi possibili. E allora?

Allora bisogna imparare a usare la mente senza diventarne prigionieri, sapendo che oltre le nostre logiche stringenti e tutte le nostre impeccabili giustificazioni razionali c’è un’abilità mentale che non abbiamo ancora sviluppato, e anche più d’una, c’è una lunga strada da percorrere esercitandoci in una visione unitaria e non più separativa delle cose, ci sono spazi ancora inesplorati ricchi di sorprese pronte a svelarsi se solo la smettiamo almeno un pochino di affidarci al mozzo invece che al timoniere e se una volta per tutte la smettiamo di credere che siamo gli unici depositari dei tesori della Vita. Certo, dovremmo deporre per sempre la corona di cartone che ci siamo sistemati sulla testa e magari incamminarci per una via di conoscenza seria, veramente regale … il raja yoga, per esempio.

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